Il mestiere dello scrittore – Murakami

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Il numero di romanzieri non ha limiti, ma lo spazio nelle librerie si.

Scrivere un romanzo è un atto lento, un atto che si compie a marcia ridotta. Qualcosa a metà strada fra a camminata e la pedalata.

Mentre scrivevo, la sensazione che provavo era più vicina al “fare musica” che al “comporre frasi” […]. Mantenere il ritmo, trovare accordi, credere nella forza dell’improvvisazione.

Definire a parole l’originalità è molto difficile, ma descrivere e far rivivere le condizioni spirituali che la generano è possibile. Quando scrivo un romanzo ho sempre il desiderio di ricreare dentro di me queste condizioni. Perché è una sensazione magnifica. Una sensazione rinfrescante, come se all’interno di una giornata ne sorgesse un’altra. Sarebbe bellissimo se riuscissi a far provare la stessa cosa anche ai miei lettori. Aprire una finestra nelle pareti dello spirito, per far entrare aria fresca. È un pensiero, una speranza, che ho sempre in testa mentre scrivo un romanzo.

Se il lettore ritroverà nelle mie opere quell’immensa sensazione di calore che prova sulla pelle quando entra nell’acqua termale, ne sarò felice […]. Dobbiamo credere soprattutto alle nostre impressioni reali, senza curarci di quanto dice la gente intorno a noi. Non c’è criterio che valga di più, sia per uno scrittore che per un lettore.

Essere un romanziere significa raccontare una storia. E raccontare una storia significa, in altre parole, scendere di propria volontà al fondo della propria coscienza. Nella parte più buia del proprio spirito.

L’energia fisica e quella spirituale sono due ruote di una macchina. Quando funzionano in equilibrio reciproco, riescono a dare al veicolo una giusta direzione e ad avere una grande efficienza.

…si realizzano cose in teoria impossibili. Ed è proprio per questo che scrivere è una grande gioia.

In una zona sotterranea, al di sotto del duro strato della vita quotidiana, in realtà siamo legati “tramite il romanzo”. Nel profondo del cuore condividiamo una storia.  Sono questi i lettori che ho in mente. Scrivo giorno dopo giorno con la speranza di dar loro un po’ di piacere e qualche emozione.

Vi racconto Venezia75, anzi no

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Le urla di ragazzi e fotografi, divisi da un tappeto rosso, superano la musica già assordante di per se. Tutti che fotografano tutto, con qualsiasi cosa abbia un, seppur piccolo, obiettivo. Vestiti eccentrici su personaggi eccentrici che passeggiano per farsi ammirare. C’è chi corre chissà dove a fare chissà cosa, e poi le necessarie lunghe file per i veri protagonisti di Venezia75: i film. È davvero uno spettacolo nello spettacolo e credo sia difficile immaginare possa essere diverso.

È divertente, ma appena finito di lavorare salgo su di una delle mille biciclette a noleggio che girano per il Lido di Venezia e comincio a pedalare verso sud, senza sapere cosa aspettarmi: ho bisogno di silenzio.

Un sole caldo asciuga la tanta pioggia caduta in mattinata. Arrivo a Malamocco, senza sapere della sua esistenza. Nelle prime ore del pomeriggio è praticamente deserto. Se vedessi solo in bianco e nero, giurerei di essere stato rimandato indietro nel tempo di alcuni decenni. Invece i colori di Malamocco rendono questo borgo davvero attraente, emozionante, rilassante.

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Continuo a pedalare. Fino a all’Oasi del WWF degli Alberoni. Non avrei mai immaginato di trovare qui, tanto verde che arriva fino al mare. Continuo a pedalare finché non finisce la strada, finché non finisce l’isola, finché non finisce la mia energia.

Domani ancora Venezia75; quella dove il sole non basta, dove c’è bisogno di riflettori artificiali per far brillare le stelle.

Lisbona sotto la pelle

Sono salito sul tram numero 28 per caso. Il simbolo più popolare della città è il primo tram passato alla fermata appena fuori l’appartamento preso a Lisbona. Strano che non sia pieno, penso. Nessuno parla con il vicino e comunque non in portoghese. Una locandina che invita a stare attenti ai borseggiatori, l’aria tiepida che entra dai finestrini tutti aperti ed il rumore dello stridere delle ruote di ferro sui binari che guidano l’elettricos nel traffico non ancora caotico.

Come mi aspettavo, durante il tragitto il tram si riempie, per lo più di turisti. Il cuore di Lisbona scivola all’esterno, pulsando sempre più forte man mano che si arrampica per la collina dell’Alfama. Mi immergo nelle strade che salgono e scendono per il quartiere più antico di Lisbona, camminando accompagnato dallo sferragliare dei tram che si mescola alla musica malinconica del Fado che esce dalle porte aperte delle case dove mi fermo volentieri a bere una ginjinha.

Intorno a me c’è di tutto. Signore in grembiule che chiacchierano tra gli sguardi curiosi dei turisti, vecchi che si arrampicano senza fatica per le salite, bambini che giocano nelle stradine chiuse, pittori seduti sugli scalini con i taccuini sulle ginocchia, sfaccendati che cercano di nascondersi dai mille cellulari puntati ovunque mentre sbriciolano hashish. Tutto avvolto da una spensieratezza che può sembrare fuori luogo: è la saudade e mi ci trovo proprio bene.

Arrivo in Rua Garrett attraversando Largo do Chiado: è una distesa di persone. Il celebre caffè A Brasileira, ritrovo di intellettuali della Lisbona di inizio secolo scorso, si intravede appena tra ombrelloni e tavolini. Di fianco la statua di Pessoa, abbracciata e baciata da tutti quelli che passano, sedotti dalla possibilità di farsi una foto.

Una brezza fresca mi guida verso Praça do Comércio ed il tramonto lungo il fiume, per sempre nella mia memoria dopo la sera dell’eclissi. Questa città mi da la sensazione di essere in pieno mutamento. Uno strato fatiscente che sembra essere mal sopportato da un’eleganza che, però, fatica ad emergere. Come se fosse in corso una battaglia tra il caos dei tram e dei tuk tuk per turisti ed il desiderio di nostalgia e di lentezza del Fado, ma nessuno ha realmente voglia di vincere.

Ho letto molto di Lisbona prima di partire, forse troppo, e questo ha addomesticato l’effetto sorpresa essenziale in un viaggio, ma “O Aroma de Lisboa” si è insediato sotto la pelle, indelebile.

Con questi pensieri ancora a spasso per la mente, arrivo davanti al Convento do Carmo. Attraverso un piccolo ponte ed un localino, e salendo una ripida scala a chiocciola arrivo sulla terrazza dell’Elevador de Santa Justa. Il panorama notturno riscatta le delusioni dei vari miradouro in giro per la città. La splendida veduta, da’ la forza di sopportare  l’aria diventata quasi fredda. È molto tardi. Il tram 28 è fermo in un deposito chissà dove, per le strade non c’è più il vociare assordante della gente, il Fado è rinchiuso nei locali. Qualche cicala sottolinea il silenzio in cui è avvolta Lisbona, ma è solo per qualche ora.

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Momenti straordinari alle Seychelles

Sono immerso nel confortevole tepore pomeridiano di una spiaggia di Mahè: si sta divinamente. Ci sono abitanti del posto, turisti e viaggiatori, pescatori, bambini e cani che giocano insieme. Tutti si bagnano nella stessa acqua senza divieti, tutti lasciano impronte sulla stessa sabbia che non fa distinzioni. Anche il tempo sembra trovarsi a suo agio e fatica ad avanzare.

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In questa immobilità, mi accorgo che una Caretta caretta sta tornando verso il mare, forse dopo aver depositato delle uova. L’eccitazione cerca di farsi strada tra i timori nati per le mille raccomandazioni ricevute per non traumatizzare le tartarughe. Mi tengo lontano, con un brivido che gela le lacrime negli occhi incantati dall’emozione. Quando tutto è finito, ormai confuso nelle onde del mare, resto impietrito, consapevole che quel momento straordinario resterà per sempre dentro di me.

Un libro è un libro, un ebook è un ebook

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Leggere un libro è come prendere il sole sulla spiaggia: le mani nella sabbia, il profumo del mare, il chiacchiericcio in sottofondo. Legge un ebook è come prendere il sole sul terrazzo di casa: ci si abbronza lo stesso, si suda allo stesso modo e ci si può divertire ugualmente.

Io preferisco ancora andare il libreria, girare tra gli scaffali, lasciarmi condizionare da una copertina e magari sbirciare cosa leggono gli altri. Uscire con una busta di carta da tenere sul sedile dell’auto accanto a me e lasciare che il libro cominci a bisbigliarmi qualcosina. Tornare a casa e riporlo accanto al letto dove, quando tutti dormono, potrà cominciare a raccontarmi la sua storia.

Barcollando tra “la fine del mondo e il paese delle meraviglie”

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Per la prima volta ho vacillato. Stavo per cedere lasciandomi risucchiare dalla realtà. Stavo per chiudere il libro e dire basta. Ma Murakami è talmente assurdo che devi andare fino in fondo.

 

D’ora in poi lei sarà il Lettore dei sogni, Si dimentichi il suo vero nome.

Se la maggior parte delle persone si esprime in maniera ambigua, è perché in fondo al cuore è in cerca di guai, ne sono fermamente convinto.

Provai a immaginare il mio cranio senza carne ne’ pelle, svuotato del cervello e posato su uno scaffale, mentre il vecchio ci batteva sopra con delle molle in alluminio. Una sensazione stranissima.

Nessuno può tenere la propria ombra in questa città, e chi vi entra non può uscirne più. […]. E fu così che persi la mia ombra.

Non c’è nulla che mi piaccia di più di quel breve intervallo di tempo che va da quando mi infilo nel letto a quando mi addormento. Mi porto qualcosa da bere, ascolto musica, leggo qualche pagina. E’ un piacere immenso, come un bel tramonto o l’aria pura e pulita.

Ho paura che lei e la sua ombra finiate per riattaccarvi l’uno all’altra. E in tal caso bisognerebbe ricominciare tutto da capo.

Dimentichi la sua ombra. Qui è la fine del mondo, da qui non si va da nessuna parte.

La fine del mondo. Il problema era che non riuscivo assolutamente a ricordarmi ne’ la ragione ne’ lo scopo per cui avevo abbandonato il mio vecchio mondo ed ero venuto in quel posto. Qualcosa, qualche forza mi ci aveva portato. Qualche straordinaria e assurda energia. Così avevo perso la mia ombra, i miei ricordi, e adesso stavo per perdere il mio cuore.

Apri di più il tuo cuore, non sei prigioniero. Sei un uccello che vola nel cielo alla ricerca dei sogni.

Nessuno, genio o imbecille che sia, può vivere entro i limiti del proprio mondo. Per quanto profondo sia il sotterraneo dove si va a nascondere, per quanto alto sia il muro dentro il quale si rinchiude, verrà sempre qualcuno a scovarlo.

Se si ha fiducia che tutto andrà per il meglio, nulla fa più paura a questo mondo, – disse lei. Col passare degli anni, sono sempre meno le cose in cui si ha fiducia, – risposi. – Come i denti, a forza di strofinarci sopra si consumano. Non è che si diventi cinici, e nemmeno scettici, semplicemente ci si consuma.

…sono stato privato dei miei strumenti di valutazione, dei miei ricordi, come posso fare confronti?

Io sono sofferente nel corpo, ma tu sei sofferente nel cuore. Prima di tutto devi guarire. Altrimenti saremo entrambi rovinati prima di andarcene di qui. Io per conto mio rifletterò, ma tu devi fare tutto il possibile per salvarti. E’ questa la cosa importante.

Quando sono in preda alla confusione, io guardo sempre gli uccelli, – disse. – Osservandoli mi convinco  che ho ragione. Perché non hanno alcun nesso con la perfezione della città.

Ma cos’è l’identità? È l’originalità del sistema di pensiero basato sull’insieme dei ricordi delle esperienze passate. Più semplicemente la si può chiamare lo spirito. Non esistono due persone con lo stesso spirito.

Delle stelle non serbo alcun ricordo. A pensarci bene, erano mesi che non alzavo gli occhi a guardarle. Se negli ultimi tre mesi fossero scomparse tutte quante dal cielo, di sicuro non me ne sarei nemmeno accorto. […]. A quel pensiero mi dissi che avevo condotto una vita ben limitata e assurda.

Qui ognuno di noi scava una fossa pura. Azioni senza scopo, sforzi che non portano progressi, percorsi che non hanno una meta finale. È fantastico, non trova? Nessuno reca danno a nessuno. Nessuno caccia via nessuno. Nessuno vince, nessuno perde.

Una volta che avrò abbandonato il suo cuore, però, arriverà la tranquillità. Una pace profonda quale lei non avrà mai provato.

La perfezione di questa città è basata sul fatto che i suoi abitanti non hanno sentimenti. Avendo perso il cuore, ogni essere è chiuso in un tempo allungato all’infinito. Per questo nessuno invecchia, nessuno muore.

Ma se non ci sono tutte queste cose brutte, significa che non c’è nemmeno il loro contrario. La gioia, la felicità, l’amore.se c’è la delusione è perché c’è la speranza, se c’è la tristezza è perché c’è la sua controparte, la gioia. Non esiste da nessuna parte la felicità senza delusione.

Mi bastava abbandonare al vento il mio cuore, come gli uccelli. Perché non potevo buttarlo.

E poi chi mai cercava la lealtà? Nessuno. Forse soltanto io. Però che senso aveva una vita senza lealtà?

Quella era la fine del mondo, e non aveva sbocco. Lì il mondo terminava, e quietamente si fermava.

 

Mondello al tramonto

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La luce bassa del sole al tramonto ha la forza di rasserenare l’anima. Lo sanno bene le barche in banchina, sicure che nessuno chiederà loro alcuna fatica fino all’alba. Un vento leggero smuove l’aria portando ovunque un intenso profumo di mare. Mondello in primavera è un rifugio sicuro. Uno di quei luoghi in cui hai la conferma che il mondo può andare avanti senza di te. È il luogo ideale per passeggiare, riflettere sulla vita e su come la vorremmo vivere, sopraffatti dalla latente malinconia comune a tutti i luoghi di mare del sud.

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