Ricordi che perdono colore 2

per sfondoNon poteva durare tutta la vita! Ho messo fine alla ricerca di foto e diari di vecchi viaggi di lavoro, persi in un trasloco. Una ricerca durata anni, perché non volevo rassegnarmi all’idea di non avere più immagini e parole di un periodo emozionante della mia vita. Quando i ricordi saranno stinti ed anche il bianco e nero della memoria diventerà tutto grigio non resterà più testimonianza del mio passaggio in quei luoghi. E se non dovessi più incontrare i compagni di quei viaggi, con i quali, anche a distanza di tanti anni, finiamo sempre col ricordare quelle esperienze? E se non ricordassi più niente…?

Se non ricordassi più della tanto turistica Santo Domingo? E del tassista ingaggiato per portarci nei luoghi più significativi della capitale che, una volta identificati come italiani, ha tentato più volte di portarci a “fare un massaggino”. Rassegnatosi, sembrava uscito dalle pagine di una Lonely Planet, facendoci conoscere angoli della città che difficilmente un turista ha mai visitano. In uno di questi ci ha presentato ad un gruppo di suoi amici venditori ambulanti, che ci hanno accolto come hermanos italiano, offrendoci da mangiare una untuosa pelle di un non ben identificato animale alla griglia, avvolta in una carta molto usata, dal colore più grigio che bianco: non abbiamo potuto rifiutare.

Se non ricordassi più del Costarica? Di Miguel, un ragazzo che, fortunatamente di sera, aggiustava il condizionatore di una banca, al quale ho chiesto aiuto per riparare il trasformatore di tensione andato in fumo (senza il quale non avrei potuto ricaricare le batterie della mia attrezzatura da lavoro) e che con un sorriso mi ha risposto: “Acondicionadores de hoteles en Puerto Limon funcionan con 220 voltios”. Se dimenticassi il ponte dove da un lato si vede il fiume Sucio che si fonde con il fiume Lindo e dall’altro il fiume Sucio che ha la meglio? Vorrei dimenticare invece la sosta nelle vicinanze della foresta pluviale dove, allontanandomi un po’, vedo un grosso cavo d’acciaio senza inizio e senza fine, sul quale scorrono impressionanti quantità di banane tirato da un ragazzino che con la testa in una coppa di cuoio faceva da locomotiva a quel treno giallo. E San José? Dove arrivo distrutto in un mega hotel a 6 stelle con una cena troppo elegante finita a veder ballare la salsa e bere rum, prima di prendere l’aereo e tornare dopo 2 giorni in Italia a causa di uno scalo maledetto a Londra del quale è meglio non ricordare.

Ne scrivo qui (ne scriverò ancora) perché ne resti traccia, e se i miei timori dovessero prendere il sopravvento sulla fantasia e diventare reali, qualcuno potrà leggerli per me.
Ringrazio il mio lavoro per avermi dato tutto questo.

 

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