La Patagonia di Chatwin

 

Nella stanza da pranzo della nonna c’era un armadietto chiuso da uno sportello a vetri, e dentro l’armadietto un pezzo di pelle. Il pezzo era piccolo, ma spesso e coriaceo, con ciuffi di ispidi peli rossicci. Uno spillo arrugginito lo fissava a un cartoncino. Sul cartoncino c’era scritto qualcosa con inchiostro nero e sbiadito, ma io ero troppo piccolo, allora, per leggere.

Presi il treno per La Plata per vedere il miglior museo di storia naturale del Sud America.

Bahia Blanca è l’ultimo posto importante prima del deserto della Patagonia.

La mattina andai a piedi a Bethesda, per una strada bianca fiancheggiata da pioppi. Un agricoltore andava nella mia stessa direzione e mi portò a visitare suo fratello Alun Powell.

Dormii negli alloggi dei peoni. La notte era fredda. Mi diedero una branda e un poncho invernale nero come copriletto. A parte il poncho, il necessario per il mate’ e i coltelli, i peoni non possedevano niente.

La notte era calda, si stava facendo tardi e il proprietario dell’unico negozio di Epuyen stava strofinando il bancone che gli serviva anche da bar. Il senor  Naitane era un ometto raggrinzito, di pelle bianchissima. Guardava nervosamente i suoi clienti, e non vedeva l’ora che se ne andassero.

Dappertutto nelle Ande del sud si sentono storie di bandoleros norteamericanos.

Las Pampas, venti miglia più avanti di Rico Pico, era l’ultimo abitato prima della frontiera.

L’odore della pioggia, portato dal vento, arrivava in fondo alla valle prima della stessa pioggia, un odore di terra bagnata e di piante aromatiche.

Ora avevo due ragioni per tornare nella Cordigliera: vedere a Valle Huemeules il vecchio allevamento di ovini di Charley Milward e trovare l’unicorno di padre Palacios.

Attraversai tre città senza interesse, San Julian, Santa Cruz e Rio Gallegos.

Attraversai lo Stretto ed entrai nella Terra del Fuoco. […] Tierra del Fuego. Terra del Fuoco. I fuochi erano quelli di un campo di indios fuegini. Secondo un’altra versione Magellano vide solo fumo e la chiamò Tierra del Humo, Terra del fumo, ma Carlo V disse che poteva esserci fumo senza fuoco, e cambiò il nome.

Nel 1890 una crudele interpretazione della teoria di Darwin, nata a suo tempo in Patagonia, ritornò in Patagonia e sembrò incoraggiare la caccia agli indios. Uno slogan: “la sopravvivenza dei più forti”.

Raggiunsi la città più a sud del mondo. Ushuaia era sorta nel 1869, quando il reverendo W.H. Stirling aveva fatto costruire, vicino alle capanne degli indios Yaghan, l’edificio prefabbricato della Missione.

Da Ushuaia all’estancia di Bridges, a Harberton, c’erano trentacinque miglia di cammino lungo il Canale Beagle.

A Punta Arenas i padri salesiani avevano un museo più grande di quello di Rio Grande.

Eravamo vicini a Capo Horn, correndo con tutte le vele gonfiate da un forte vento a dritta. Era una domenica mattina. Camminavo su e giù lungo il boccaporto principale con Chips il carpentiere.

Dovevo fare ancora una cosa in Patagonia: trovare un pezzo di pelle di brontosauro in sostituzione di quello andato perduto.

Dopo aver aspettato la nave una settimana, udimmo la sua sirena echeggiare da dietro la palestra (che era una copia in cemento del Partenone)  […]. Durante tutta la settimana l’impiegato alle prenotazioni si era stretto nelle spalle quando gli chiedevamo dov’era la nave… La nave poteva essere affondata, per quel che ne sapeva o gli importava. Ma ora stava scribacchiando i nostri biglietti, sudando, gesticolando e abbaiando ordini. Poi traversammo in fila il capannone verde della dogana e costeggiammo le lamiere arrugginitedella nave fino alla passerella di imbarco, dove i chilotes stavano in coda con la faccia di chi ha aspettato quattrocento anni.

2 pensieri su “La Patagonia di Chatwin

  1. Sarebbe davvero memorabile poter seguire le orme di Chatwin in Patagonia, ma credo che sarà in un’altra vita per me: mi accontento di averne letto. A te, invece, auguro di poter verificare se quei luoghi abbiamo subito un cambiamento e di poterne raccontare sul tuo blog. A presto

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