Senza Fine / Gabriele Romagnoli

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…matrimonio […]: a contare più di tutto non è l’impegno che si prende, ma quello che ci si mette. Che sia la prima casa, la seconda o l’ultima. È però in questa che non puoi sbagliare il posizionamento del letto e, ancor meno, il materasso.

Ogni amore è anche questo, un intervento su se stessi per offrirsi  all’altro.

…quando capisci di dover andare via devi farlo, se vuoi sperare di arrivare in un luogo da cui non voler ripartire al risveglio. “Io non sono stato come te”, ha detto mio padre, parlando di se stesso al passato. “Io sono stato sempre con la mamma, cercando di aggiustare le cose con il tempo… con la vita… un po’ qua e un po’ là… e alla fine andavano anche bene.”

“E se poi non vedessi mai l’Australia?”

LEI L’amore è l’unione tra due anime: il problema consiste nel dare equilibrio all’amalgama che ne scaturisce.  LUI L’amore è più il piacere di dare che di ricevere.

Accettare la perdita nella forma del disamore o in quella della morte è un passo che evita il male a sé e agli altri.

È così che ci arrende al penultimo amore, rendendolo mestamente definitivo. Lo si fa per mancanza di fiducia nel futuro o in se stessi. Perché si è capito tutto ma si fa finta di no, come chi è entrato in una setta, ha visto il guru preparare i suoi trucchi, ma ormai è troppo lontano per tornare indietro. Perché si vuole dimostrare agli altri di non aver sbagliato. O a se stessi.

Esiste un abisso tra la ricerca dell’ultimo amore inteso come quello definitivo e quella, più banale, del prossimo. A motivare la prima è una sorta di fede nell’assoluto, la seconda un bisogno relativo: provare qualcosa di inedito.

È una terribile espressione, troppo tardi. È la sorella maggiore di quell’altra (a cui chiude la porta), una semplice parola, in verità: ormai. Or-mai: ora mai. Troppo tardi, ormai.

No, non era quella possibilità in sé, ma la possibilità in sé. A bloccarmi su quel marciapiede di Brooklyn era l’idea che qualcosa fosse definitivamente uscito dal quadro, che la vita procedesse come un imbuto e che, oltre al surf, molte altre cose non potessero più passare attraverso la strettoia del futuro. Troppo tardi. Per il surf, ma non per qualcos’altro. […]… qualcosa che mi permettesse di camminare per le strade acciottolate di Brooklyn con la semplice gioia di essere lì, di essere nella mia vita, di aver centrato il bersaglio della mia felicità.

Non è facile vivere accanto a chiunque. Specie se non è il tuo genere. Accettare è il primo modo di amare. Nell’innamoramento si trasfigura l’altra persona, abbagliati dalla luce del momento. L’idealizzazione cede poi il passo alla realtà. L’oggetto di ammirazione assoluta si trasforma in un relativo cialtrone, che ha paura di volare e si concede esibizioni da zimbello. È allora che bisogna stragli o starle accanto con immutata fierezza e accresciuta comprensione. L’accettazione non è una forma di rassegnazione, ma una matura adesione alla realtà. Si spengono i fari e resta il buio della sera, un fagotto sull’altro lato del letto, che fatica a dormire, appesantito dai problemi comuni e da qualcuno più originale. Quasi tutti abbiamo gli stessi sogni, ognuno ha i propri incubi.

… tutto quello che devi fare è sopravvivere. Se ci riesci, poi le cose cambiano.

Smetti di aspettare non quando perdi la speranza, ma quando l’hai trovata. Quando non ti giri più a guardare chi va nell’altra direzione sulla scala mobile. Quando non invochi più il domani perché domani è adesso. Quando non hai più paura di morire perché hai vissuto.

L’ultimo amore è una grazia che non viene concessa, ma conquistata. […]. Senza affanno, senza paura, senza fine.

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