Sebastião Salgado: Dalla mia Terra alla Terra

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Anche se il nostro mondo va molto velocemente, la vita segue un altro ordine di grandezza. E la vita va rispettata, quando la si vuole fotografare.

Oggi, quando mi guardo indietro, sento un’armonia fra quello che sono, ciò che faccio e ciò da cui provengo. Ma certo, all’epoca sapevo solo di star vivendo intensamente.

Diversamente dal cinema e dalla televisione, la fotografia ha il potere di produrre immagini che non sono piani continui ma ritagli di piani: frazioni di secondo che raccontano storie complete. Nelle mie immagini, la vita di ogni persona incontrata si narra attraverso i suoi occhi, le sue espressioni e ciò che sta facendo.

Ogni fotografia è una scelta. Anche nelle situazioni difficili, bisogna volerci stare e assumersi la responsabilità di esserci. Aderendo o meno a ciò che accade, ma avendo sempre chiaro in mente perché ci si trova in quel determinato luogo.

La fotografia è una scrittura ancora più forte perché la si può leggere ovunque nel mondo senza traduzione.

Se mi sono concentrato sula natura con Genesi, non ho però rinunciato al bianco e nero. Non mi serve il verde per mostrare gli alberi, né l’azzurro per mostrare il mare o il cielo. Il colore non m’interessa molto nella mia fotografia.

Fin dai tempi dell’analogico, quando lavoravo a colori con pellicole Kodachrome, gli azzurri e i rossi li trovavo talmente belli che diventavano più importanti delle emozioni contenute nella foto. Mentre col bianco e nero e tutta la gamma dei grigi posso concentrarmi sull’intensità delle persone, sui loro atteggiamenti, sui loro sguardi, senza che siano disturbati dal colore. Certo, nella realtà niente è in bianco e nero. Ma quando guardiamo un’immagine in bianco e nero, questa entra a far parte di noi, la assimiliamo e inconsciamente la coloriamo.

…noi moltiplichiamo i beni materiali per cercare di proteggerci, tanto da dimenticarci di vivere. Non guardiamo più la natura, non guardiamo più gli altri, ci separiamo dalla nostra comunità. Questo mi preoccupa molto, così come vedere che quasi tutte le tecnologie, alla fine, ci isolano. A mano a mano che la vita materiale evolve, ciascuno può fare sempre più cose da solo, nel proprio angolo. Eppure la storia dell’umanità è quella della nostra comunità ma invece noi ci sparpagliamo, diventiamo individualisti. Nessuno può convincermi che l’individualismo sia un valore, non più di quanto lo sia il cinismo.

I fondamenti della nostra vita, finora, sono stati il nostro senso di appartenenza a una comunità e la nostra spiritualità. Questo è quanto ho voluto mettere nelle mie foto.

Che si tratti di Nenci, degli Abissini, degli Zo’è oppure degli Hymbas o dei Papuani della Nuova Guinea, tutti gli uomini e le donne che ho incontrato non sono molto diversi da me. Abbiamo lo stesso bisogno di amore, di felicità, si piacere e di tutto quello che costituisce l’essenziale della vita.

Genesi mi ha fatto prendere coscienza che a forza di allontanarci dalla natura per via dell’urbanizzazione, siamo diventati animali molto complicati e che diventando estranei al pianeta, diventiamo estranei a noi stessi. […]. Mi piacerebbe far capire che la soluzione al pericolo corso dagli uomini e da ogni specie del pianeta non consiste nel tornare indietro, ma nel tornare alla natura.

Soltanto nella natura ritroviamo un po’ di libertà. Ecco che cosa abbiamo voluto mostrare con Genesi, i nostri libri e una serie di mostre presenti in tutto il mondo.

La mia fotografia non è una forma di militanza, non è una professione. È la mia vita. Adoro la fotografia, adoro fotografare, tenere in mano la fotocamera, giocare con le inquadrature e con la luce. Adoro vivere con la gente, osservare le comunità e ore anche gli animale, gli alberi, le pietre. Per me la fotografia è tutto questo e non posso dire che siano decisioni razionali quella che mi portano in giro a vedere il mondo. È un’esigenza che proviene dal profondo di me stesso. È il desiderio di fotografare che mi spinge di continuo a ripartire. Ad andare e vedere altrove. A realizzare sempre e comunque nuove immagini.

 

4 pensieri su “Sebastião Salgado: Dalla mia Terra alla Terra

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