#UnViaggioUnLibro: La Strada… in mare

Seguire la scia spumosa che la nave lascia dietro di sé quando ormai del tramonto sono scomparsi anche i colori e c’è solo il soffio leggero del vento a rendere tutto reale, è quanto di più malinconico si possa subire quando ci si mette in viaggio senza tanta voglia di partire.
L’odore del mare è l’unica sensazione amichevole ed io, seduto sul ponte di una nave che viaggia verso Palermo, mi appresto a leggere il libro che più di altri lascerà una traccia nella mia anima: La Strada di Cormac McCarthy.

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Sapeva solo che il bambino era la sua garanzia. Disse: Se non è lui il verbo di Dio allora Dio non ha mai parlato.
Poi si incamminarono sull’asfalto in una luce di piombo, strusciando i piedi nella cenere, l’uno il mondo intero dell’altro.

Mentre la prua della nave separa momentaneamente le acque che la tengono a galla, queste pagine stanno per diventare lo spartiacque nel mio essere padre.

Ce la caveremo, vero, papà?
Si. Ce la caveremo.
E non ci succederà niente di male.
Esatto.
Perché noi portiamo il fuoco.
Si. Perché noi portiamo il fuoco.

Decido di scendere in cabina. Non riesco ad alzare lo sguardo dagli scalini visibilmente ridipinti di blu da poco. Il rumore del mare è assordante, ma scompare appena mi chiudo nell’opprimente abitacolo. Riesco a stento a sdraiarmi sul letto tanto mi manca l’aria. Di sicuro non è il luogo ideale per leggere questa straziante storia, ma non riesco a smettere.

Quando sognerai di un mondo che non è mai esistito o di uno che non esisterà mai e in cui sei di nuovo felice, vorrà dire che ti sei arreso.

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L’alba schiarisce anche la mente. Vorrei poter lanciare il libro in mare, liberarmene, non averlo mai letto. Palermo mi attende senza fretta, la vista della terra ferma preannuncia la normalità, il ritorno alla vita tangibile, banale a volte.
L’essere padre e figlio nello stesso momento ha reso questa traversata, man mano che le pagine hanno scandito il passare delle ore, in un viaggio interiore, nella consapevolezza di dover essere la speranza e la resistenza. Di aver modificato la vita di mio padre,e di aver subito lo stesso mutamento.

Quando non ci sarò più potrai comunque parlarmi. Potrai parlare con me e io ti risponderò. Vedrai.
E riuscirò a sentirti?
Si. Mi sentirai. Fa’ come se ci parlassimo con la mente. E allora vedrai che mi senti. Ci vorrà un po’ di allenamento. Ma non ti arrendere. Ok?
Ok.

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