Le lacrime di Nietzsche

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Sai, Sig, forse lo scopo della cura dovrebbe essere proprio quello: liberare la coscienza nascosta, consentirgli di chiedere aiuto alla luce del sole.

Si chiese come possa essere che cose che a mezzogiorno appaiono solari e benevole, alle tre di notte grondino invece di paura.

Credo che le paure non nascano dal buio: sono piuttosto come le stelle, sempre presenti, ma oscurate dalla luce del giorno.

I sogni sono un mistero glorioso che implora di essere capito.

Conosco molti che, non piacendosi, cercano di correggere questo stato di cose convincendo prima gli altri a pensare bene di loro. Una volta riuscitici, cominciano a pensare bene di se stessi. Ma si tratta di una falsa soluzione, significa sottomettersi  all’autorità degli altri.

Voi volete volare, ma non si può cominciare semplicemente mettendosi a farlo. Devo prima insegnarvi a camminare, e il primo passo per imparare a camminare consiste nel capire che chi non obbedisce a se stesso viene governato da altri. E’ più facile, di gran lunga più facile, obbedire a un altro che comandare se stesso.

Collochiamoci su un luogo lontano ed elevato, la vetta di un monte, magari, e osserviamo insieme.

“L’individuo non sceglie consapevolmente le mete della propria vita. Sono un accidente della storia. O no?” “Non impossessarsi del progetto della propria vita significa fare della propria esistenza un accidente.” “Ma nessuno gode di una tale libertà” protestò Breuer. “Non si può uscire dalla prospettiva del proprio tempo, della propria cultura, della propria famiglia”. “Una volta” lo interruppe Nietzsche “ un saggio ebreo consigliò ai propri seguaci di rompere con i genitori al fine di proseguire la perfezione”.

La tensione che avverto qui, al torace, aumenta ogni minuto che passa. Fra un po’ esploderà. Con la ragione non riesco a scacciarla. Ditemi come iniziare! Come posso scoprire un significato che ho nascosto io stesso?

Il tempo non si può infrangere: è il fardello più grave che ci portiamo addosso. E la nostra sfida più grossa è vivere nonostante questo fardello.

Il vostro paradosso, è che vi dedicate alla ricerca della verità, ma non sopportate la vista di ciò che scoprite.

…morì al momento giusto!

“Oggi parlatemi di questa questione del morire al momento giusto”. “Vivendo quando vivete! La morte perde ogni connotazione di terrore se si muore dopo aver consumato la vita!”

“La vostra vita l’avete vissuta? O ne siete stato vissuto? L’avete scelta? O ne siete stato scelto? L’avete amata? O vi è dispiaciuta?”

“Ho vissuto quella che mi è stata assegnata. Io sono stato incastrato in questa vita”.

“Non è come per voi… per me è troppo tardi! Io ho una famiglia, dei dipendenti, degli studenti…non posso cambiare la mia vita: è troppo intrecciata con la trama di altre vite”.

Nietzsche gli prese il braccio “Amico mio, io non posso dirvi come vivere in modo diverso perché, se lo facessi, ancora una volta tu vivresti il disegno di una altro”.

“In questo momento, Friedrich, non amo altro che il pensiero di avere adempiuto al mio dovere nei confronti degli altri” […] “Dovere e fedeltà sono falsità, schermi dietro cui nascondersi. La liberazione di se stesso significa un sacro “no”, anche nei confronti del dovere”[…]. “Devi imparare a conoscere il tuo lato cattivo”.

“Per costruire figli devi prima costruire te stesso”.

Farsi carico delle responsabilità altrui: è proprio lì la trappola, per me come per loro.

“…dobbiamo vivere come se fossimo liberi. Anche se non possiamo sfuggire al fato, tuttavia dobbiamo prenderlo a testate: dobbiamo volere che il nostro destino si realizzi. Dobbiamo amare il nostro fato”.

“…il vero nemico sono “le divoranti fauci del tempo”. Tuttavia, non so bene come, nei confronti di queste fauci non mi sento inerme. Oggi , forse per la prima volta, mi sembra di volere la mia vita”.

“Ogni individuo deve scegliere la verità che è in grado di tollerare”.

“…ora so che la chiave al vivere bene è prima di tutto volere ciò che è necessario e poi amare ciò che si è voluto”.

C’è vita nella “Bijela Kuca”

Dalla terrazza dell’hotel Bijela Kuca si intravede il porto di Bol e la collina che lo protegge, il cimitero che si affaccia sul mare ed il monastero dei domenicani che rende la spiaggia sottostante particolarmente affascinante. Il mare cristallino è all’altezza della fama che accompagna la Croazia da sempre. I turisti saranno soddisfatti di alloggiare in un posto così esclusivo!

Almeno cosi doveva essere più o meno quarant’anni fa. Si perché, l’hotel Bijela Kuca, oggi è abbandonato.

Dopo aver percorso una strada dal nome impronunciabile, mi sono trovato davanti questa costruzione di pietra bianca un po’ retrò ma con un certo fascino, le porte sbarrate e l’insegna imbrattata ed arrugginita. Mi sono incuriosito nel vedere un edificio in rovina in uno dei punti più belli dell’isola.

Dopo una breve ricerca ho scoperto che nel 1936 i frati domenicani costruiscono un edificio per farne un seminario: La Bijela Kuca, appunto. Diventa un hotel vero e proprio trent’anni dopo, quando la società Zlatni rat ne fa il punto di riferimento del turismo dell’isola di Brac. Dal ’90 al ’95 del secolo scorso, la Croazia è coinvolta in diversi conflitti che allontanano i turisti per diversi anni. La Zlatni rat accumula così tanti debiti da essere costretta a cedere la proprietà dell’hotel al comune di Bol; da allora è in totale abbandono.

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Ne attraverso il cortile come fanno in tanti per raggiungere la spiaggia. Il grigiore cherth ti aspetti trasudare da mura abbandonate è invece ricoperto da splendidi graffiti. Affreschi che, colpiti dal sole, diffondono colori così vivaci da far scappare i fantasmi che abitano questo posto. Il merito è di Graffiti Na Gradele 2017, un festival che raccoglie diversi artisti croati che popolano questo luogo per alcuni giorni: graffiti, musica, workshop, in una cornice molto scenografica (vi invito a vedere i video della manifestazione qui).

Addentrarsi nella “Casa Bianca” (traduzione dal croato), non è come visitare un edificio abbandonato qualsiasi. Non ti fermi a pensare a chi possa averci soggiornato o alle storie di cui è stato testimone. Non ci sono rumori strani da ascoltare, non c’è un’atmosfera tetra, perché non c’è il silenzio. E’ un passaggio per raggiungere la spiaggia e c’è chi ci fa yoga o si allena con lo skateboard. La Bijela Kuca ha una sua vita ed i graffiti di Graffiti Na Gradele ne esaltano l’essenza.

Lo stato di abbandono della Bijela Kuca è di sicuro un delitto per l’economia turistica di Bol, ma preserva l’atmosfera tranquilla che si gode nelle spiagge vicine e forse, è meglio così.

 

Continuare a danzare, finche’ ci sarà musica.

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Fare quel lavoro era come spalare la neve. Nevicava? E io ero lì pronto con la mia pala, a liberare le strade, in modo rapido ed efficiente. Non avevo nessuna ambizione o aspettativa. Mi limitavo a sbrigare in modo sistematico i lavori che mi arrivavano, uno dopo l’altro. Francamente, ogni tanto non potevo fare a meno di chiedermi se non stavo sprecando la mia vita.

Il buio aveva assorbito il mio corpo, e io non ero che un ectoplasma sospeso a mezz’aria. Senza più corpo, e senza nessun altro punto di riferimento nello spazio. Vagavo nel nulla più totale, su quella strana linea di confine tra incubo e realtà.

Fondamentalmente agli uomini piace ammazzarsi a vicenda. E così si ammazzano finché non ne hanno avuto abbastanza. Quando sono stanchi, per un po’ si riposano. Poi ricominciano ad ammazzarsi. E’ una cosa stabilita. Non ci si può fidare di nessuno, e non cambierà mai. Non c’è niente da fare. Se a qualcuno non piace, l’unica cosa da fare è fuggirsene in un altro mondo.

Non puoi startene seduto a pensare. Se no non arriverai a niente. Capisci? -Capisco, dissi. – Ma cosa devo fare, allora? –Danzare, rispose . –Continuare a danzare, finche’ ci sarà musica. Capisci quello che sto dicendo? Devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra.

Tutt’a un tratto mi ricordai dell’uomo pecora. Anche in questo momento lui esiste, pensai. In una zona di alterazione spazio-temporale dentro quell’albergo. Sì, lui è presente. Cerca di farmi capire qualcosa. Ma non funziona. Io non riesco a captare il messaggio. E’ troppo veloce. La mia testa è intorpidita e non riesco a decifrare la scritta.

Da dove cominciare? Non c’era un vero punto di partenza. Ero schiacciato contro un muro altissimo, circondato da pareti lucide e scivolose come specchi. Non sapevo dove mettere le mani, non c’era nessun appiglio. Ero disorientato.

Sognava che la perfezione divorasse l’imperfezione. Per lei questo era l’amore… Per me l’amore era un puro concetto dotato di un corpo inadeguato, che passando attraverso cavi sotterranei, linee telefoniche eccetera, riesce faticosamente a trovare il contatto. Una cosa terribilmente imperfetta. A volte ci sono errori di trasmissione. A volte non si conosce il numero. A volte ti chiamano, ma hanno sbagliato numero. Non c’è niente da fare. Finche’ vivremo in questo corpo, sarà così. Ho cercato di spiegarglielo. Infinite volte. Ma un giorno lei se ne è andata. Può darsi che io, col mio elogio dell’imperfezione, l’abbia incoraggiata.

Se si fanno le cose mettendoci amore, quell’amore ti ritorna. Sei hai un atteggiamento positivo alla vita, la tua vita sarà più piacevole. –Di più non si può? –Di più noi non possiamo. Poi entra in gioco la fortuna.

Tutti noi viviamo in un continuo movimento e tutto quello che ci circonda si trasforma di conseguenza, e prima o poi dovrà sparire. E’ un processo inevitabile. Non c’è niente di duraturo. Le cose restano nella coscienza , ma spariscono dal mondo della realtà.

In viaggio con Matty: Haus des Meeres

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“Paky, hai fatto proprio male a non venire alla Casa del Mare.  Ho visto delle formiche che portavano delle foglioline in un tubo. Ho visto un alligatore, delle razze, dei pesci che non so come si chiamano. Poi ho messo la testa in una cupola e ho visto delle meduse, i cavallucci marini e i serpenti.”

“Fammi pensare… aspetta un attimo. C’erano dei pesci tutti colorati, la tartaruga di mare e lo squalo martello.”

 “Paky quando torniamo a Vienna, vieni anche tu alla Casa del Mare, c’è anche una terrazza con il bar.”

“Dobbiamo comprare una casa a Vienna, vicino la Casa del Mare, così possiamo andarci quando vogliamo.”

Questo è mio figlio Mattia, 7 anni. Sono passati un po’ mesi dal nostro breve viaggio a Vienna ma lui, ancora oggi, mi racconta della sua visita alla Haus des Meeres.

 

(le foto, dove non è presente, sono di Mattia)

 

Curiosità, fantasia, integrazione, sono tutti comportamenti che vanno alimentati quotidianamente con i bambini, ma trovano la massima espansione IN VIAGGIO. Ne sono convinto e cerco di infondere in mio figlio questa esigenza aspettando il giorno un cui potrà e vorrà scoprire il mondo da solo.

Dubrovnik, bella di sera

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Non faccio fatica a capire le ragioni del sindaco di Dubrovnik che vuole limitare l’ingresso ai turisti nel centro storico della città. Le pietre dello Stradun subisco ogni giorno un’invasione impressionante di persone che riempiono tavolini e sedie di ristoranti e bar disseminati in ogni vicolo. E’ impossibile poter godere della bellezza di Dubrovnik anzi, la si mette in discussione.

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Col passare delle ore, le ombre della città si spostano e il colore del cielo vira verso il rosso del tramonto. I crocieristi sono ormai lontani e Dubrovnik comincia a respirare di nuovo. Vista dall’alto delle mura che la proteggono, si rivela in tutto il suo splendore. I rumori sono ovattati e si sente il canto delle rondini che giocano a rincorrersi sopra i tetti rossi di intensità diversa a seconda dell’età. Si comincia a respirare un’atmosfera magica che rende questo posto Patrimonio dell’Umanità.

Quando il buio si fa profondo, la città sembra tornata normale, così come potrebbe essere d’inverno. Solo i locali sono affollati e per strada si riesce a sentire qualche musicista e qualcuno che parla in croato.

Vedere Dubrovnik trasformarsi così è stata un’esperienza purificante, che mi ha dato la possibilità di assaporare questa città in tutte le sue sfumature.