Bruges, n’est pas faux

 

bruges

Poche città, invase dai turisti, sanno trasmettere serenità come Bruges. E’ elegante ed esuberante, ma ti mette a tuo agio.

Passeggiare per le strade di Bruges è come trovarsi in un acquarello animato: i canali con i riflessi luccicanti, le case con le guglie appuntite, i balconi pieni di fiori, e dei bellissimi cigni che nuotano con il sottofondo dello scalpitio degli zoccoli dei cavalli che trascinano le carrozze con ospiti diversi ad ogni giro.

Non è necessario avere fretta nel visitare Bruges, con l’animo sereno ti accorgi che non è finta, che è bella senza essere presuntuosa. Nonostante i paragoni con Venezia siano molteplici, Bruges ha una sua identità e devi solo lasciarti guidare dallo scorrere dell’acqua dei canali o fare un giro in bici alla scoperta dei mulini per comprenderla e farti coinvolgere per qualche ora.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Il Proteo e le Grotte di Postumia

follow me pacoinviaggio2

Sono sempre stato affascinato dal sottosuolo. Ci sono le nostre origini geologiche, e più su ci seppelliamo i nostri antenati. Di recente, mi capita di camminare e pensare al mondo che c’è di sotto che in qualche modo ha una sua vita che sembra non interferire con la nostra.

Ci sono occasioni che ci danno la possibilità di interagire con questi luoghi. Una visita alle Grotte di Postumia in Slovenia, è una di queste. Mentre ero in fila (una lunga fila) per i biglietti, ho avuto la sensazione che il tutto fosse una trappola per turisti, a metà strada tra avventura e luna park. La sensazione scompare man mano che un trenino ci porta in profondità. Il tragitto a piedi ci fa attraversare diverse sale una più magica dell’altra, un paradiso negl’inferi del sottosuolo. Una dimostrazione di potenza incredibile: una goccia dopo l’altra, lentamente, fino a creare delle naturali opere d’arte, stalattiti e stalagmiti, ognuna di un colore diverso.

Ma la vera scoperta di questo viaggio sottoterra è stata il Proteo. E’ un anfibio che vive esclusivamente nelle grotte, ha gli occhi nascosti sotto la pelle e respira per mezzo di branchie. Può vivere cento anni, digiunare fino a dodici anni consecutivi e depone le uova due volte ogni dieci. Una femmina di Proteo ha deposto delle uova proprio nell’acquario delle Grotte di Postumia e almeno uno di questi ha dato una vita.

Il Proteo è diventato il simbolo delle grotte e vederlo nuotare a rallentatore, dopo aver conosciuto la sua storia, sa di miracoloso.

 

Nel segno della pecora, nel segno di Murakami

20170610_091730Quando l’orologio batté le due, sentii due colpi contro la porta. [ ] Aprii, e vidi l’uomo-pecora. A un paio di metri di distanza, stava osservando la cassetta della posta come fosse una cosa rara, poco interessato sia alla porta che a me. Era alto forse un metro e cinquanta, poco più della cassetta. Aveva la schiena curva e le gambe storte.   [ ] Aveva addosso una pelle di pecora che lo ricopriva tutto dal collo in giù, e che si adattava perfettamente al suo corpo tozzo. Le parti che rivestivano le braccia e le gambe le aveva confezionate lui, così come il cappuccio che gli nascondeva la testa, ma le corna ricurve che spuntavano in cima erano vere.

 

Cercai la sua figura nello specchio. Non c’era! Nello specchio l’uomo-pecora non esisteva!  [ ] Nel mondo dello specchio ero l’unico essere vivente. Sentii un brivido freddo corrermi lungo la schiena.

Non c’è sensazione peggiore che svegliarsi al buio. E come se si dovesse ricominciare da capo. All’inizio, quando si aprono gli occhi, si ha l’impressione di vivere l’esistenza di qualcun altro, e ci vuole parecchio tempo prima che a questa subentri la propria. E’ una strana sensazione osservare la propria vita come se fosse quella di un altro.

La debolezza è qualcosa che imputridisce dentro di noi, come una cancrena. Io la sentivo già quando ero adolescente. Per questo ero sempre irritato. [ ] E’ come una malattia ereditaria: sai che ce l’hai, ma non puoi fare nulla per guarire.

E’ una debolezza morale, mentale… è una debolezza dell’esistenza stessa.

20170520_172856-picsay

L’uomo-pecora bussa alla porta e non mi stupisco, anzi lo stavo aspettando senza rendermene conto. La potenza di Murakami è tutta qui: far sembrare normale e scontato un avvenimento senza senso. Murakami ha alterato, per sempre, la mia percezione di lettore.

Quando i treni erano lenti…

In treno

Quando da bambino prendevo il treno nasceva una magia particolare, anche se la destinazione non era sempre piacevole. Mi sentivo importante. I treni erano abbastanza lenti da consentire di affacciarsi al finestrino e godere dello scorrere del paesaggio. C’era il tempo di contare le pecore nei campi, di essere seguiti da un’auto e salutare qualcuno che ti stava guardando. Quando si attraversava una città, mi piaceva sbirciare nelle finestre delle case che si affacciavano nei pressi dei binari, mi chiedevo come si chiamassero quelle persone e se avessero mai preso un treno. Avrei voluto urlare: “ehi, sono qui sul treno, mi vedi?”

Ora i treni viaggiano ad una velocità elevata che ha accorciato notevolmente le distanze. I finestrini non si abbassano più, siamo comodamente seduti e collegati al mondo, ma non a quello che stiamo attraversando.

20160604_133113
dettaglio Locomotiva museo di Pietrarsa

Viaggiare in treno, su grandi distanze, mi ha ridato il senso della vastità del mondo e soprattutto mi ha fatto riscoprire un’umanità, quella dei più, quella di cui uno, a forza di volare, dimentica quasi l’esistenza: un’umanità che si sposta carica di pacchi e di bambini, quella cui gli aerei e tutto il resto passano in ogni senso sopra la testa   T. Terzani

Per le strade di Vienna

Per le strade di Vienna ho riprovato una sensazione che avevo dimenticato, un piacere del quale avevo imparato a godere quando il lavoro mi portava in giro per l’Europa. Si è ripresentato per cacciare un disagio che ho cominciato ad avvertire intrappolato in una piccola calca di persone che si dirigeva verso Stephansplatz. Una irrequietezza, un malessere che ha mi ha fatto cambiare itinerario, regalandomi una sosta a StadtPark. Da lì, il ritrovato piacere di passeggiare per strade secondarie, vie senza un nome preciso, senza la necessità di voler fotografare alcunché. La tranquillità di godere delle espressioni delle persone che vivono nelle case che mi circondano, cercare di capire se sono felici a stare lì. Sentire gli odori che escono dai portoni ed ascoltare le poche voci che vengono dai bar. Essere solo un passante che non cambierà la loro giornata, che non disturberà il loro andare.

Per le strade di Vienna, il classico si specchia nel moderno, l’eleganza è resa meno snob dall’eccentricità dei suoi abitanti che si incontrano nel parco di Hofburg  per ballare la salsa. Qui, sembra si dia la giusta importanza al vivere bene.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lectar, la tradizione slovena

DSC01399

In famiglia c’è una ingiustificata passione per gli insetti. C’è chi dà da mangiare alle formiche e chi raccoglie fascicoli di insetti di tutto il mondo. Così dopo una mostra imprevista sulle api, al Castello di Lubiana (2016), abbiamo seguito la scia del miele sloveno fino a Radovljica dove speravamo di visitare il Museo dell’apicoltura: purtroppo era chiuso. Passeggiando per le stradine del borgo, siamo stati attratti da Lectar, una locanda un po’ museo che ci è sembrata un’oasi nel deserto dell’ora pranzo. Un profumo dolce ed intenso ci ha catapultati indietro nel tempo. Veniamo accolti con tanta gentilezza in un piccolo laboratorio attrezzato come alcuni secoli fa, dove ci vengono svelati tutti i segreti dei Lect, biscotti al pan di miele, preparati secondo un’antica ricetta e ai quali vengono date forme particolari.

DSC01403DSC01412DSC01413

“Ci sforziamo di mantenere la cultura slovena in modo che, i più giovani non dimentichino, ed i più vecchi ricordino”. Veniamo salutati così ed a distanza di qualche mese, anch’io voglio lasciarne traccia in queste pagine.

Hundertwasserhaus: Vienna a colori

DSC02975

Arrivare alle case popolari costruite dall’architetto Hundertwasser partendo dal Prater è una di quelle passeggiate che piacciono a me. Stradine secondarie da percorrere senza fretta e senza confusione. Dal ponte che collega le due sponde di Vienna divise dal canale del Danubio, si vedono due romantici vecchietti che passeggiano sereni: è così che vorrei invecchiare, ho pensato.

Poi giri l’angolo è sei proiettato in un’altra città. Come se durante un concerto di musica classica ci fosse, all’improvviso, un assolo di chitarra elettrica. Come andare ad una cena di gala vestiti da punk. Tanti colori e forme diverse riversate tra l’eleganza dei palazzi viennesi.

Ma la cosa davvero straordinaria è un’incredibile armonia tra queste differenze, forse perché  le cose belle sono belle e basta.

Questo slideshow richiede JavaScript.