Le incisioni rupestri e le stelle cancellate

“Da noi il cielo finisce prima, la montagna ti toglie un gran numero di stelle”.

Lo dice mentre guarda il paese incastonato nelle Alpi, dopo averci guidato nel Parco Archeologico di Luine in Val Camonica, raccontandoci della sua passione per l’Arte Rupestre. Scandagliare un bosco alla ricerca di nuove rocce incise, fare rilievi fotografici, studiare la superficie rocciosa per analizzarne i danni, catalogarle. Questo ci racconta Andrea, con un tale trasporto da farci appassionare al suo lavoro.

Un insieme di piccoli fori incisi sulla roccia molto vicini tra loro a dare corpo a disegni di capanne, guerrieri, animali, scene sesso, di vita quotidiana di riti religiosi.

Migliaia di anni fa l’uomo avvertiva l’esigenza di lasciare una traccia, di affidare quanto visto, pensato, vissuto, al tempo e alle divinità, ad altri uomini. Inconsapevole ideatore dell’arte e della comunicazione, l’uomo preistorico disegna le rocce di questa valle lasciando un incredibile testamento, un dono prezioso.

Arrivato a Boario Terme ho sentito subito la pressione della montagna, un’oppressione: in verità non mi sono sentito affatto a mio agio.

Credo sia una conseguenza inevitabile per chi è abituato a vedere l’orizzonte talmente dritto da scomparire quando il cielo ed il mare hanno lo stesso colore.

Ora, sulla via del ritorno, sento la montagna meno ostile, mi ha rivelato alcuni segreti e le sono grato. Guarderò le stelle nel mio cielo con più attenzione e riconoscenza, pensando a chi le ha barattate con la bellezza delle montagne.

Cose che solo a Firenze

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Stanza 22. E’ sempre la stessa; quasi sempre. Dalla finestra si vede un incrocio, banale, ma più in là scorre il fiume con i suoi scoiattoli. C’è chi corre, chi passeggia, chi torna a casa in bici. Sta per finire una giornata piena di cose che solo a Firenze posso stare tutte insieme.

 

Sono passato davanti questa chiesa innumerevoli volte. Evidentemente sempre voltato da un’altra parte, sempre immerso in altri pensieri. All’interno c’è un silenzio assoluto, tenuto da una signora che non ammette eccezioni: è la Chiesa di Ognissanti. Il Crocifisso di Giotto risplende di oro e di blu, mettendo in ombra tutto il resto. E’ un intenso stupore quello che provo, una meraviglia inaspettata. Uscendo leggo su di un leggio posto a metà della navata centrale: “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità”. Anch’io!

 

Alcuni vicoli di Firenze sono come i tappeti delle hall dei vecchi alberghi, un po’ maltrattati, tra l’antico e l’usurato, ed io percorro questa zona della città come se fosse una parte della mia, con la stessa confidenza.

Sulle facce della gente intorno a me ci sono le tracce di mezzo mondo: chissà in quanti notano che mancano delle statue dalla facciata del Duomo. Vengono rimosse quelle molto degradate e sostituite con delle copie; le originali dopo il restauro resteranno a riposo nel Museo dell’Opera del Duomo. Nella Bottega dell’Opera di Santa Maria del Fiore vengono scolpite a mano copie esatte delle statue che hanno bisogno di curare le ferite. All’interno, ho subito la sensazione di essere lontano nel tempo. Gli artisti clonano con accurata precisione sculture centenarie. La polvere di marmo ti entra nella narici e comincia a scendere nella gola: è un piccolo esercito che combatte le minacce del tempo.

 

La battaglia vera, quella con le spade, le lance ed i cavalli, si combatte nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, negli affreschi del Vasari. La sala è quasi vuota e l’aria è carica di una calma speciale. Gli eserciti sono lì, fermi, in silenzio, come in attesa che anche l’ultima ombra sotto di loro scompaia. Cerco di nascondermi sbirciando da dietro le porte per vedere se tornano a combattere quando non c’è nessuno, ma le statue intorno fanno buona guardia e non mi resta che lasciare Palazzo Vecchio, consumando il rito dell’incisione di Michelangelo a pochi passi dagli Uffizi.

 

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Tra le opere custodite nella Galleria degli Uffizi, ce n’è una che mi entusiasma in modo particolare: “Annunciazione” di Leonardo da Vinci. Forse perché Leonardo l’ha dipinta a solo vent’anni, forse per la sua luminosità, forse perché ho avuto il privilegio di poterla guardarla per ore, godere dei dettagli, assorbire il suo messaggio.

E poi c’è Blub:

“… L’acqua è il mio elemento. Dall’acqua nasce la vita, è il lato nascosto della materia. Quando sei immerso, l’istante si ferma e non c’è peso, mentre i pensieri fluiscono in una dimensione sospesa… per questo ripropongo i personaggi che hanno trasmesso un esempio di grandezza che sopravvive anche oggi, proprio sotto l’acqua, senza tempo.”.

La stanza 22 è avvolta dal buio. Solo il piccolo scrittoio è illuminato da una abat-jour vintage che disegna delle strisce di luce sulla parete di legno. C’è tempo solo per offrire tutte le emozioni ad un taccuino…

Il Tempio di Valadier, una pietra preziosa

Subito dopo il tramonto non c’è praticamente nessuno e si può godere in tranquillità tutta la magia di questo luogo inconsueto. La salita diventa poco faticosa se ci si lascia distrarre dalle colline intorno che si colorano di rosso man mano che il sole si nasconde. Arrivati in cima ai settecento metri percorsi, lo spettacolo è superiore alle aspettative. Un tempietto incastonato nella roccia, come una pietra preziosa in un anello.
Entrando provo un certa indifferenza anzi, qualcosa mi induce ad uscire subito. Strano, sarà la mia irrequietezza, o i troppi peccati intrappolati quì, scaricati dalle tante anime dannate che vi hanno trovato rifugio nei secoli.

L’interno della grotta, invece, è pieno di sculture di pietra su pietra a testimoniare che questo è uno di quei luoghi dove l’energia dell’universo è in equilibrio e contagia le persone che vi si addentrano.
Nella quiete della collina, entro nel Santuario di Santa Maria Infra Saxa a pochi metri dal Tempio. Le pietre che danno forma alla chiesetta tengono questo luogo nell’assoluto silenzio. Guardare gli occhi della madonna sul piccolo altare mi concede un istante di totale purezza, poco importa che sia o meno una copia.

Durante la lenta discesa fa buio, si è accesa qualche luce artificiale lungo il tragitto; l’animo è sereno. Questo è un di quei rari momenti in cui la fatica fisica è totalmente azzerata dal senso di pienezza per essere stati in un luogo speciale ed averne respirato la bellezza. Ascolto il rumore che fa il vento nella gola formata dalle rocce e penso alle emozioni contrastanti provate in così breve tempo nello stesso luogo. Solo un posto magico come il Tempio di Valadier può essere tutto questo.

I mattoni di Urbino

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Urbino la vedi da lontano: appare e scompare tra gli alberi dopo ogni curva. È assediata da nuvole basse, che faticano non poco a farsi strada tra i mattoni della città. I mattoni: prima d’ora non avevo mai pensato ai mattoni. Ad Urbino i mattoni non sono solo dei parallelepipedi di colore rosso usati per l’edilizia, sono l’anima del centro storico. Non ho mai sentito così forte la presenza delle mura degli edifici in una città. Sono disegnate in modo incredibilmente preciso, con i mattoni perfettamente allineati, ordinati, disciplinati come un reggimento in una parata militare. Vicoli, scalinate, saliscendi inaspettati; si è avvolti completamente, dalla pavimentazione alle pareti, da mattoni tutti uguali che ti colorano la pelle, ti fanno perdere l’orientamento, ti tolgono il fiato.

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Eppure c’è una straordinaria armonia. Dopo lo scombussolamento iniziale, Urbino ti invita a fare amicizia con le sue librerie, i caffè e quell’atmosfera da intellettuale che ne determina il fascino, con la complicità di un’immensa ricchezza storica e artistica.

Le regole di Banksy/2

 

 

 

La mostra: A visual protest. The art of Banksy è al Mudec di Milano fino al 14 aprile 2019.

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Il rito dell’incisione di Michelangelo

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Questa incisione si trova alla destra dell’ingresso di Palazzo Vecchio a Firenze; si crede sia stata scolpita da Michelangelo. Una sorta di rito inconscio, mi guida qui ogni volta che passo da Firenze, come a rendere omaggio a qualcosa che sembra non esistere per i molti che vi passano davanti senza accorgersene. Anche oggi mi sono avvicinato ed ho scattato una foto, sempre uguale a se stessa, per essere sicuro di non essermi sbagliato, di averla vista davvero, l’incisione. Raffigura il profilo di un uomo ed, in realtà, è difficile da vedere, mimetizzato com’è tra le pietre grigie e nascosta dalle sculture che fanno bella mostra a guardia di Palazzo Vecchio.

Sono delle leggende che riconducono l’incisione a Michelangelo e molti dubitano siano credibili. La più divertente racconta che Buonarroti, tutte le volte che attraversava l’angolo tra Piazza della Signoria e gli Uffizi, venisse importunato sempre dalla stessa persona e sempre con gli stessi argomenti. Annoiato, realizzò l’incisione in uno di questi incontri.

Poco importa se queste vicende siamo davvero state vissute da Michelangelo e se sia stato davvero lui a scolpire quel volto sulle pietre di Palazzo Vecchio. Il piacere che mi provoca conoscere questo mistero, invece è reale e poter adempiere al mio “rito dell’incisione” mi dà conforto, come incontrare un vecchio amico che è lì ad attenderti sempre, immortale come un’opera d’arte.