Per le strade di Vienna

Per le strade di Vienna ho riprovato una sensazione che avevo dimenticato, un piacere del quale avevo imparato a godere quando il lavoro mi portava in giro per l’Europa. Si è ripresentato per cacciare un disagio che ho cominciato ad avvertire intrappolato in una piccola calca di persone che si dirigeva verso Stephansplatz. Una irrequietezza, un malessere che ha mi ha fatto cambiare itinerario, regalandomi una sosta a StadtPark. Da lì, il ritrovato piacere di passeggiare per strade secondarie, vie senza un nome preciso, senza la necessità di voler fotografare alcunché. La tranquillità di godere delle espressioni delle persone che vivono nelle case che mi circondano, cercare di capire se sono felici a stare lì. Sentire gli odori che escono dai portoni ed ascoltare le poche voci che vengono dai bar. Essere solo un passante che non cambierà la loro giornata, che non disturberà il loro andare.

Per le strade di Vienna, il classico si specchia nel moderno, l’eleganza è resa meno snob dall’eccentricità dei suoi abitanti che si incontrano nel parco di Hofburg  per ballare la salsa. Qui, sembra si dia la giusta importanza al vivere bene.

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Hundertwasserhaus: Vienna a colori

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Arrivare alle case popolari costruite dall’architetto Hundertwasser partendo dal Prater è una di quelle passeggiate che piacciono a me. Stradine secondarie da percorrere senza fretta e senza confusione. Dal ponte che collega le due sponde di Vienna divise dal canale del Danubio, si vedono due romantici vecchietti che passeggiano sereni: è così che vorrei invecchiare, ho pensato.

Poi giri l’angolo è sei proiettato in un’altra città. Come se durante un concerto di musica classica ci fosse, all’improvviso, un assolo di chitarra elettrica. Come andare ad una cena di gala vestiti da punk. Tanti colori e forme diverse riversate tra l’eleganza dei palazzi viennesi.

Ma la cosa davvero straordinaria è un’incredibile armonia tra queste differenze, forse perché  le cose belle sono belle e basta.

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Il silenzio di Hall in Tirol, Austria

Siamo finiti a Hall in Tirol per caso. Il mal tempo ci ha messo in auto e siamo arrivati in questo paesino poco distanteda Innsbruck. Saranno le sette, non è ancora buio ma in giro non c’era nessuno. Tutto chiuso, sembra disabitato. Il silenzio intorno è così assoluto da sentire il nostro respiro. Quasi camminiamo in punta di piedi per nonHALL of tirol fare rumore ed avere la possibilità di ascoltare qualche chiacchiera uscire dalle finestre piene di fiori: nulla.

Ad ogni incrocio ci aspettiamo di essere investiti da una carrozza che, in ritardo per la cena, maltratta il selciato. Sentiamo lo scricchiolio di antichi portoni che si chiudono e l’ora è quella del lampionaio che però non si vede in giro. Il rintocco di una campana ci fa sobbalzare e ci riporta avanti di qualche secolo.
L’unico locale aperto è un ristorante italiano. Così entriamo nella vita di alcuni emigranti che ci raccontano di come si vive bene in Austria, di come tutto funzioni bene, altro che in Italia…
Lasciamo Hall in Tirol di buon umore e con la serenità di chi ci vive, senza pensare che appena l’auto si rimetterà in moto…