#UnViaggioUnLibro: il viaggio in treno nella scrittura di Murakami

 

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Il viaggio in treno è un viaggio con il tempo: il tempo per fare, pensare, guardarsi intorno.
Nei vagoni dei treni veloci, quelli che rimandano alla conformazione dei pullman, quella passerella stretta sottrae un pò della privacy necessaria a chi, come me, vuole starsene per i fatti suoi. Sto raggiungendo Venezia, il mondo fuori scorre tranquillo ed io sono immerso nella lettura de “Il mestiere dello scrittore” di Murakami Haruki. Le colline scivolano via dal finestrino mentre cerco di carpire qualche segreto dal maestro giapponese. Non ho nessuna intenzione di diventare scrittore, vorrei solo avere un piccolissimo indizio sul come Murakami riesce a tenermi immerso nei suoi romanzi. Qualcuno mi ha detto che i racconti di Murakami sono tutti uguali. C’è un fondo di verità in questo, ma allora perchè leggo e rileggo i suoi libri con la stessa necessità di chi sente di dover tornare nei luoghi della propria adolescenza?
Mente fuori il mondo continua a scorrere, all’interno della carrozza l’unico movimento che riconosco è l’alternarsi delle pagine.

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“Se il lettore ritroverà nelle mie opere quell’immensa sensazione di calore che prova sulla pelle quando entra nell’acqua termale, ne sarò felice […]. Dobbiamo credere soprattutto alle nostre impressioni reali, senza curarci di quanto dice la gente intorno a noi. Non c’è criterio che valga di più, sia per uno scrittore che per un lettore.“

Il leggero vibrare della poltrona concilia l’assorbimento di questi pensieri. Il libro poggiato sul tavolino sembra sentirsi a suo agio, come se fosse il suo posto nel mondo. Il viaggio in treno nella scrittura di Murakami mi pare ora il solo modo di leggere questo libro, come se una volta arrivati a destinazione, non potessi più continuarne la lettura. Un leggero filo di disappunto si annoda a quest’esperienza particolare.
Quando il treno si ferma, senza scossoni, senza lo stridere metallico dei freni, mi sento come i personaggi di mr Murakami che tornano nel mondo reale, attraversato da una sensazione di vuoto, smarrimento. Mi guardo intorno per essere certo di non dimenticare niente e lasciare un cenno di gratitudine ad una condizione che non si verificherà mai più, non più su quei sedili, mai più uguale.

#UnViaggioUnLibro: Marzamemi e La scoperta dell’alba

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Marzamemi è stracolma di gente. Cerco di allontanarmi dalla confusione e finisco davanti ad un’Apecar tutta colorata carica di libri: una Lapa, una libreria ambulante. E’ parcheggiata sotto un gazebo illuminato con davanti delle cassette per la frutta che contengono libri per bambini. Seduto su una piccola sedia di legno il proprietario, un ragazzo con la barba nera e folta, legge e ride. Mi avvicino con lo stesso entusiasmo di un bambino che vede una bancarella di giocattoli: avrei comprato qualunque cosa pur di avere un contatto con questa immagine che sembra un acquerello di Giacinto Gigante.

Tra tanti titoli sconusciuti, tiro fuori “La scoperta dell’alba” di Walter Veltroni. E’ avvolto nel cellophane ma la copertina ha preso troppo sole. Mi siedo su di uno scalino nelle vicinanze e, nell’attesa che chi mi accompagna finisca le sue cose, comincio a leggere, come se mi aspettassi un messaggio, una rivelazione.
Era l’agosto del 2014 ed in quel momento, la luce del tramonto sul profilo di Marzamemi, si è legata per sempre a questo libro, in un unico ricordo.
Da quella lettura è cominciata una particolare riflessione su mio padre, mio figlio ed i nostri rapporti. Una riflessione che mi accompagna da allora senza fine, ed ha come sfondo la chiesetta di San Francesco da Paola di Marzamemi, con le sedie colorate e la gente che passeggia avvolta dal vento torrido del sud.

 

#UnViaggioUnLibro

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Viaggi e libri affollano la mia esistenza.
Convivono senza ostacolarsi, ognuno con la sua libertà, alternandosi con gentilezza ed educazione. A volte si intrecciano brevemente, come fanno le onde con gli scogli, lasciando uno la scia sull’altro. Altre si fondono in una catena indissolubile, nonostante non ci sia tra loro nessun legame.

Per qualche misteriosa alchimia, libro e viaggio diventato un unico ricordo, senza riuscire a stabilire quale dei due sia stato più importante.
Ci sono camere di alberghi, spiagge, alberi, corse in treno, bar, intere città che saranno per sempre associati alla bellezza del libro che ho letto in quel momento. Ci sono libri, dei quali non resterà traccia nella storia, che ricorderò per l’empatia che hanno saputo creare con il fascino del luogo dove sono stati letti.

Proverò a raccontare questi momenti con #UnViaggioUnLibro.

Se anche voi avete un libro legato ad un viaggio o viceversa, scrivetelo qui sotto o, se preferite, con un vostro post.

(Se ne avete voglia!)

Un libro è un libro, un ebook è un ebook

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Leggere un libro è come prendere il sole sulla spiaggia: le mani nella sabbia, il profumo del mare, il chiacchiericcio in sottofondo. Legge un ebook è come prendere il sole sul terrazzo di casa: ci si abbronza lo stesso, si suda allo stesso modo e ci si può divertire ugualmente.

Io preferisco ancora andare il libreria, girare tra gli scaffali, lasciarmi condizionare da una copertina e magari sbirciare cosa leggono gli altri. Uscire con una busta di carta da tenere sul sedile dell’auto accanto a me e lasciare che il libro cominci a bisbigliarmi qualcosina. Tornare a casa e riporlo accanto al letto dove, quando tutti dormono, potrà cominciare a raccontarmi la sua storia.

Nulla può accedere

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Entrare in libreria è come tornare a casa, mi vien voglia di togliere le scarpe e mettermi comodo. Mi guardo intorno, sorrido e penso. Anche se questa città non mi appartiene e la società va in una direzione che non condivido, c’è una tale quantità di libri da leggere che nulla di brutto mi può accadere.

Enzo Biagi, per caso.

Enzo Biagi
Ritratto fotografato nella redazione del Corriere della Sera

A Firenze, sotto la stazione, c’è un posto dove puoi comprare libri. Non una libreria, ma una sorta di stand con la vetrina, dove si illuminano gli occhi di chi apprezza libri fotografici, di architettura e cose strane. In uno scatolone ho scovato un libro che sembrava non meritare attenzione. Quando l’ho visto con la copertina rossa, le scritte 20160703_211336-picsaygialle e tutte le pagine macchiate dal tempo, ho avuto un sussulto: ENZO BIAGI “Senza dire arrivederci”. L’avevo dimenticato, me ne sono vergognato. Tanti anni senza leggere Enzo Biagi.

E’ lui che mi ha raccontato l’Italia di mio nonno e di mio padre. E’ lui che mi ha aperto gli occhi sull’Italia della mia adolescenza. Ricominciare a leggere Biagi è stato come tornare a casa dopo un lungo viaggio. Ho ritrovato la narrazione piena di nostalgia nel ricordare gli avvenimenti della vita sua e degli altri. L’eleganza nel porre domande scomode. La maniacale e malinconica descrizione dei luoghi e dei personaggi. L’immediatezza con la quale Biagi riusciva a farsi capire da tutti.

Credo sia di Biagi il primo libro che ho letto: “Mille camere”, quelle degli alberghi frequentati duranti i suoi reportage da tutto il mondo. Nelle prime pagine del libro c’è una citazione: “E’ giunto il tempo di sciogliere le vele” ed io ho cominciato a sognare.

 

La Terra di Mezzo

20141031_160328-picsayQuando comincio un libro, fin dalle prime pagine, cerco delle affinità con un personaggio, dei punti in comune per poter vivere la sua storia. Quando queste affinità sono forti, mi gusto il racconto nella testa, per tutto il giorno, fino a sera. Poi delego ad un segnalibro la memoria degli avvenimenti e mi addormento appagato.
Un attimo prima che il libro finisca, comincio una vita parallela nella Terra di Mezzo. Quando non è ancora calato il sipario sulla storia che sto leggendo, sono già alla ricerca di nuovi protagonisti ai quali accompagnarmi: comincio a cercare un nuovo libro! Un limbo entusiasmante tra vecchio e nuovo.
La vita nella Terra di Mezzo non è semplice: leggere qualcosa dello stesso autore? Sullo stesso argomento? Cambiare decisamente genere? Un bel tormento! Si perché, vivere nella Terra di Mezzo è un’esperienza surreale. Un viaggio astrale alla ricerca della stella cometa da seguire. E’ come se dovessi decidere che vita vivere nei giorni a seguire. Reporter, soldato di ventura, investigatore, cameriere, viaggiatore. Uomo, donna, italiano, giapponese, francese. Un inutile supplizio, tanto a decidere non sarò io.
I libri esercitano su di me una forma non ben definita di potere. Quando c’è un libro nelle vicinanze la mia attenzione subisce un’interruzione e si sposta su questo rettangolo di carta. Non riesco a distinguere se sono incuriosito dalla storia che può raccontarmi, o affascinato dall’oggetto. Sono tentato di rapirlo per poterlo tenere nelle mani. Questa ossessione, quando sono nella Terra di Mezzo, è incontrollabile. Non c’è cura e non voglio essere curato, voglio solo continuare a leggere.