Matty e le Pietre in Equilibrio

Ci siamo allontanti dal percorso tracciato lungo il piccolo fiume Orfento per lasciare un segno del nostro passaggio, come fanno in tanti, una pietra sull’altra.

“Paky chi ha inventato pietra su pietra?”

Abbiamo scoperto che mettere una pietra sull’altra, in equilibrio tra loro a formare una sorta di scultura, è considerata una vera e propria forma d’arte: Pietra in equilibrio, Stone Balancing.

“Mi piace, perchè mi rilasso mentre cerco le pietre adatte e le metto una sull’altra”.

Infatti questa espressione creativa, pare sia nata come un esercizio meditativo nel quale sono indispensabili pazienza, capacità di estraniarsi immergendosi pienamente nella natura e nell’ambiente circostante.

L’energia dell’acqua del fiume, la forza della natura o l’effetto rilassante provato in quel momento, hanno contribuito a far nascere in Matty un particolare piacere a costruire le figure di pietra in equilibrio.

Ogni luogo visitato, che avesse delle pietre, ha visto nascere una scultura. Mi sono lasciato coinvolgere senza alcuna fatica. L’energia positiva che aleggiava intorno a Matty in quei momenti, mi ha condizionato. Ho provato a seguire le pietre con lo sguardo, provando un senso di profondo appagamento nel raggiungimento dell’equilibrio. La ricerca di serenità ha trovato nell’osservazione del componimento una freschezza rigenerante.

Le onde arrivano a lambire le pietre sulla riva, si allontanano lasciando mille bollicine bianche. E poi tornano. Tutto intorno scompare: le poche persone, i lettini in lontananza, il bar con i suoi clienti. Restano solo le pietre una sull’altra, in equilirio, a generare equilibrio.

Il sorriso di Matty gli illumina gli occhi grandi e soddisfatti; una profonda gioia mi pervade l’anima.

La libreria di Angelo

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Cassette per la frutta piene di libri. Un’insegna che non lascia spazio all’immaginazione. Dall’interno non arriva nessun tipo di luce né segni di presenza umana. La vetrina non invita ad entrare; nulla invita ad entrare, se non una personale fissazione per i libri ed una tiepida convinzione che una qualche emozione possa nascondersi  in quella confusione. Una quantità impressionante di libri accatastati a casaccio occupano l’intero negozio. C’è di tutto, da Banana Yoshimoto a Dacia Maraini, da Levi al manuale di botanica. Impossibile non essere sopraffatti dall’odore della carta, non quel buon odore di carta fresca di stampa, ma quello leggermente acre e pungente caratteristico delle biblioteche di provincia.

 

Angelo, capelli arruffati e baffo simpatico, appare all’improvviso, come un camaleonte che decide di farsi individuare per qualche motivo. Mi legge nel pensiero: “C’è  un ordine preciso – bisbiglia – è nella mia testa”. È qui da almeno trent’anni e lascia trasparire l’intenzione di volerli raccontare tutti.

È complicato, se non impossibile, muoversi: tutto potrebbe crollare da un momento all’altro per come sono precari i volumi messi uno sull’altro. Il custode di questa confusione, invece, lo fa con disinvoltura, come se i libri si spostassero al suo passaggio per non cadere, per rispetto. Mentre mi rigiro stranito dall’incapacità di trovare qualcosa, Angelo prende un libro e comincia a leggerne l’incipit:

“Cazzo. Cazzo cazzo cazzo. Figa. Fregna ciorgna. Figapelosa, bella calda, tutta puzzar ella. Figa di puttanella.”

Ride di cuore. È Porci con le ali, un libro che ha più di quarant’anni, sgualcito appena; ricorda di averne venduti tanti, “Forse ne hanno fatto un film” – sentenzia sorridendo ancora. Ho la sensazione che sia consapevole di avermi regalato un’emozione particolare.

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Esco, con un misero bottino, in una mattina d’inverno riscaldata oltremodo da un sole arzillo. Lasciandomi alle spalle la Libreria di Angelo, percorro a ritroso una strada dal nome pomposo come spesso a accade a Roma, e mi viene da ripensare ad una delle massime di un anziano che viveva vicino casa dei miei genitori:

“Quando cammini con la persona giusta, finisci sempre in un buon posto”.

A volte si creano delle alchimie particolari, con le persone, con i luoghi ed è possibile vivere circostanze che potrebbero rimanere a lungo nella memoria.

Viaggiare in tutti i sensi

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La maglietta più grande di qualche taglia, i pugni portati agli occhi a voler imitare il nostro guardare nella fotocamera. Subito dopo un sorriso accogliente, accompagnato da uno sguardo sereno che rallenta il tempo, quasi lo ferma, donandomi la possibilità di assaporare pienamente questo momento. Ricambio lo sguardo del bimbo tendendogli la mano, lui la batte forte con la sua e scappa via ridendo. Nell’aria c’è un profumo di spezie in cottura, il sole sta per prepararsi al tramonto ed intorno a me non c’è più nessuno; si sente solo il rumore del mare poco distante.

Sono molto legato a questa foto che, a distanza di anni, mi riporta in quel villaggio di Zanzibar dove è nato lo stato d’animo con il quale ancora oggi affronto ogni mio viaggio. Ricordo ogni odore, ogni rumore di quel momento, la curiosità nello sguardo di quei due bimbi e la leggerezza con la quale si sono avvicinati ad uno sconosciuto. È nato qui il mio VIAGGIARE IN TUTTI I SENSI, il voler godere delle piccole cose del viaggiare: ascoltare le voci che vengono dai bar, annusare gli odori che escono dai portoni, guardare l’espressione delle persone che incrocio nel mio andare, toccare gli alberi nei parchi, gustare la gastronomia delle locande.

Tutto questo lo riverso in queste pagine, per tenerne memoria, per poterne godere ogni volta che il tormento di viaggiare non può essere soddisfatto.

Quando i treni erano lenti…

In treno

Quando da bambino prendevo il treno nasceva una magia particolare, anche se la destinazione non era sempre piacevole. Mi sentivo importante. I treni erano abbastanza lenti da consentire di affacciarsi al finestrino e godere dello scorrere del paesaggio. C’era il tempo di contare le pecore nei campi, di essere seguiti da un’auto e salutare qualcuno che ti stava guardando. Quando si attraversava una città, mi piaceva sbirciare nelle finestre delle case che si affacciavano nei pressi dei binari, mi chiedevo come si chiamassero quelle persone e se avessero mai preso un treno. Avrei voluto urlare: “ehi, sono qui sul treno, mi vedi?”

Ora i treni viaggiano ad una velocità elevata che ha accorciato notevolmente le distanze. I finestrini non si abbassano più, siamo comodamente seduti e collegati al mondo, ma non a quello che stiamo attraversando.

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dettaglio Locomotiva museo di Pietrarsa

Viaggiare in treno, su grandi distanze, mi ha ridato il senso della vastità del mondo e soprattutto mi ha fatto riscoprire un’umanità, quella dei più, quella di cui uno, a forza di volare, dimentica quasi l’esistenza: un’umanità che si sposta carica di pacchi e di bambini, quella cui gli aerei e tutto il resto passano in ogni senso sopra la testa   T. Terzani

Per le strade di Vienna

Per le strade di Vienna ho riprovato una sensazione che avevo dimenticato, un piacere del quale avevo imparato a godere quando il lavoro mi portava in giro per l’Europa. Si è ripresentato per cacciare un disagio che ho cominciato ad avvertire intrappolato in una piccola calca di persone che si dirigeva verso Stephansplatz. Una irrequietezza, un malessere che ha mi ha fatto cambiare itinerario, regalandomi una sosta a StadtPark. Da lì, il ritrovato piacere di passeggiare per strade secondarie, vie senza un nome preciso, senza la necessità di voler fotografare alcunché. La tranquillità di godere delle espressioni delle persone che vivono nelle case che mi circondano, cercare di capire se sono felici a stare lì. Sentire gli odori che escono dai portoni ed ascoltare le poche voci che vengono dai bar. Essere solo un passante che non cambierà la loro giornata, che non disturberà il loro andare.

Per le strade di Vienna, il classico si specchia nel moderno, l’eleganza è resa meno snob dall’eccentricità dei suoi abitanti che si incontrano nel parco di Hofburg  per ballare la salsa. Qui, sembra si dia la giusta importanza al vivere bene.

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Perché il buio avvolge tutti i colori?

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L’Italia ha perso ai rigori contro la Germania ed è fuori dai mondiali di calcio, si respira delusione. Mio figlio cancella la mia chiedendomi di andare sulla spiaggia: ormai è notte.

“Ti sdrai con me a guardare le stelle?”

“Papà perché il buio avvolge tutti i colori?”

Abbiamo aspettato qualche stella cadente senza successo. Gli racconto dei marinai e della Stella Polare, lui mi racconta di tre stelle che formano la cintura di una costellazione…

La sabbia è fresca ed entra dappertutto. La bellezza di essere padre è tutta in questo momento. Nei pochi istanti in cui Mattia non dice nulla, penso a quando è nato, alla paura per come sarebbe cambiata la vita da quel giorno in poi ed alla gioia che provo adesso nel condividere il mondo con lui.

Avrei voluto fermare il tempo, come bisognerebbe poter fare nei momenti in cui la vita ci regala attimi di profonda felicità.

 

La foto è di Umberto Cimorelli, vi invito a seguire il suo profilo instagram, ne sentiremo parlare…

Fermare il tempo

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Se potessi fermare il tempo per qualche istante, lo farei ora. Nessuno ha bisogno di me ne io di alcuno. Solo pace e serenità.

Grazie.

Questo è il mio legame con il viaggio

Mi succede quando sono in viaggio ed è normale. Ma quando ascolto i racconti di amici appena tornati a casa o quando leggo la descrizione di un luogo in un romanzo, sorrido. Non con espressioni del corpo, sorrido dentro di me. Una sensazione piacevole mi pervade, accompagnata da un animo sereno e sento di stare bene.

Entro nelle parole di chi mi parla di un viaggio e lo accompagno nel suo cammino. Mi guardo intorno cercando particolari che magari non ha visto, sorridendo alla gente che incontra e respirando la sua stessa aria.4foto per paco

Mi appiccico alle pagine di un racconto entrando in un ristorante con il protagonista, lasciandomi investire dagli odori della cucina ed assordare dal chiacchiericcio di chi è seduto ai tavoli. Esco in strada e passeggio senza fare domande, aspettando di girare pagina per godermi una nuova descrizione.

Questo è il mio legame con il viaggio, indissolubile, ossessivo, in tutti i sensi.