Un giorno a Mauthausen

Saranno passati forse dieci anni. Ero in viaggio da Salisburgo a Vienna: circa 250 km. Lo sguardo andava dal panorama in movimento alla cartina stradale. Seguendo in direzione Linz, l’occhio cade su Mauthausen. La monotonia del rumore costante dell’auto s’interrompe d’un tratto. L’aria si riempie di energia. Il cambio di rotta elettrizza tutto l’abitacolo. A distanza di tempo ricordo ancora il senso di raccoglimento: tutto il tragitto verso il campo di concentramento in assoluto silenzio. Non ero preparato

A Mauthausen e nei suoi campi dipendenti erano rinchiusi più di 195.000 prigionieri di cui 105.000 non sono più tornati a casa.

Non c’è stata una sola parola pronunciata durante tutta la visita. Il senso di colpa, anche di chi colpa non può avere, mi ha soffocato, facendomi sentire il freddo che la neve porta d’inverno in questo posto.

Il bianco delle camere a gas mi ha annebbiato la vista, tanto che sembrava fossero colorate dal bianco dei corpi delle migliaia di persone che qui hanno perso la vita – rom, polacchi, spagnoli, sovietici, ungheresi, olandesi.

Entrando a Mauthausen si legge “ IMPARINO I VIVI DAL DESTINO DEI MORTI”: forse non ci è bastato

Grazie Kapuściński

(trailer “Another Day of Life”)

kapuscinski 1«Il viaggio a scopo di reportage esclude qualsiasi curiosità turistica, esige un duro lavoro e una solida preparazione teorica, per esempio la conoscenza del terreno su cui ci si muove. È un modo di viaggiare senza un momento di relax, in continua concentrazione e raccoglimento. Dobbiamo essere consapevoli che il luogo nel quale siamo giunti ci viene concesso una sola volta nella vita, che probabilmente non ci torneremo mai più e che abbiamo solo un’ora per conoscerlo. In un’ora dobbiamo registrare l’atmosfera e la situazione, vedere ricordare, sentire più cose possibili. Il viaggio a scopo di reportage esige un surplus emotivo e molta passione. Anzi la passione è l’unico motivo valido per compierlo. È per questo che così poche persone praticano reportage su scala mondiale. Di tutti i reporter che viaggiavano per il mondo negli Anni Sessanta ci sono rimasto solo io. Gli altri sono diventati stanziali».

Leggere Kapuściński appaga una passione mai realizzata. Avrei voluto raccontare con le IMG_20131120_091728immagini quello che succedeva nel mondo, soprattutto in quei paesi dove la guerra cancella ogni possibilità di ospitare viaggiatori. Poi ho percorso altre strade. Non mi occupo più di informazione, ma di ballerine, finti poliziotti, finti processi… Non me ne rammarico, ho comunque avuto la possibilità di girare un po’ di mondo, e mi considero fortunato. Tengo vivo quel sogno sfogliando le pagine dei libri di Kapuściński piene di spunti riflessivi, ma soprattutto piene della vita della gente comune, piene di poesia e di passione per il proprio lavoro.

Grazie Kapuściński

Colpo di Stato alle Maldive

Agenzia Reuters: “Il presidente uscente delle Maldive, Mohamed Nasheed, ha detto oggi di essere stato costretto alle dimissioni, ieri, sotto la minaccia delle armi, e le sue parole hanno innescato proteste e scontri di piazza tra polizia e manifestanti…Le forze dell’ordine hanno cercato di far cessare le proteste con lanci di lacrimogeni e cariche”.

Un colpo di stato alle Maldive? Nel luogo dove “ogni attimo è magico e la tentazione è quella di non voler tornare alla realtà”. Dove “la sensazione di camminare sull’acqua è reale e la certezza di essere in un luogo idilliaco è penetrante”. Dove “dalla calma bellezza dell’alba, allo spettacolo del tramonto, il silenzio è accompagnato dal rumore del mare”. Un colpo di stato? Non ci si crede!

Io preferisco ricordarle così:

Un giorno a Mauthausen

Saranno passati forse dieci anni. Ero in viaggio da Salisburgo a Vienna: circa 250 km. Lo sguardo andava dal panorama in movimento alla cartina stradale. Seguendo in direzione Linz, l’occhio cade su Mauthausen. La monotonia del rumore costante dell’auto s’interrompe d’un tratto. L’aria si riempie di energia. Il cambio di rotta elettrizza tutto l’abitacolo. A distanza di tempo ricordo ancora il senso di raccoglimento: tutto il tragitto verso il campo di concentramento in assoluto silenzio. Non ero preparato.

A Mauthausen e nei suoi campi dipendenti erano rinchiusi più di 195.000 prigionieri di cui 105.000 non sono più tornati a casa.

Non c’è stata una sola parola pronunciata durante tutta la visita. Il senso di colpa, anche di chi colpa non può avere, mi ha soffocato, facendomi sentire il freddo che la neve porta d’inverno in questo posto.

Il bianco delle camere a gas mi ha annebbiato la vista, tanto che sembrava fossero colorate dal bianco dei corpi delle migliaia di persone che qui hanno perso la vita – rom, polacchi, spagnoli, sovietici, ungheresi, olandesi.

Entrando a Mauthausen si legge “ IMPARINO I VIVI DAL DESTINO DEI MORTI”: forse non ci è bastato

“Papà dove sono i Carpazi?… ehm…”

“Papà, dove sono i Carpazi?”

“…ehm… domandalo a tua madre è lei che mette sempre via tutto!”

E’ una barzelletta vecchia come il mondo, come vecchio sta diventando il mappamondo. E si, perchè pare che la riforma della scuola superiore segni la scomparsa dell’insegnamento della geografia. Trovo la cosa preoccupante. La scuola dovrebbe aiutare i nostri figli a diventare cittadini del mondo, ma dovrebbero almeno conoscere com’ è fatto questo mondo per poterci vivere. Non mi riferisco solo alla conoscenza dei confini dell’Italia o sapere qual è il fiume più lungo del mondo – o cosa sono i Carpazi –. Conoscere un stato, la sua religione, le sue principali attività lavorative, aiuta a capire il popolo che lo abita. E parliamo di globalizzazione…

Un giorno a Mauthausen

Saranno passati forse dieci anni. Ero in viaggio da Salisburgo a Vienna: circa 250 km. Lo sguardo andava dal panorama in movimento alla cartina stradale. Seguendo in direzione Linz, l’occhio cade su Mauthausen. La monotonia del rumore costante dell’auto s’interrompe d’un tratto. L’aria si riempie di energia. Il cambio di rotta elettrizza tutto l’abitacolo. A distanza di tempo ricordo ancora il senso di raccoglimento: tutto il tragitto verso il campo di concentramento in assoluto silenzio. Non ero preparato.

A Mauthausen e nei suoi campi dipendenti erano rinchiusi più di 195.000 prigionieri di cui 105.000 non sono più tornati a casa.

Non c’è stata una sola parola pronunciata durante tutta la visita. Il senso di colpa, anche di chi colpa non può avere, mi ha soffocato, facendomi sentire il freddo che la neve porta d’inverno in questo posto.

Il bianco delle camere a gas mi ha annebbiato la vista, tanto che sembrava fossero colorate dal bianco dei corpi delle migliaia di persone che qui hanno perso la vita – rom, polacchi, spagnoli, sovietici, ungheresi, olandesi.

Entrando a Mauthausen si legge “ IMPARINO I VIVI DAL DESTINO DEI MORTI”: forse non ci è bastato

Un tour particolare

“Enjoy a Mafia-free trip to Sicily” è il titolo di un articolo sulla pagina travel del Timesonline. La giornalista racconta del suo viaggio alla scoperta della Sicilia mafia-free. Dall’accoglienza in aeroporto alla sosta a Capaci, dal soggiorno in strutture che non pagano il pizzo all’incontro con il fratello di Peppino Impastato ripercorrendo i famosi “cento passi” che separavano casa sua da quella del mafioso Gaetano Badalamenti che lo fece uccidere. Addiopizzo travel organizza questo particolare tour alla scoperta delle bellezze dell’isola e della realtà dell’impegno antimafia. Il tour Pizzo-free è consultabile sul sito addiopizzotravel.it e va dalle piazze, i mercati ed i monumenti di Palermo al duomo di Monreale. Dal luogo in cui Giovanni Brusca azionò la bomba che fece saltare in aria Falcone e la sua scorta, al suggestivo borgo di Cefalù. Dai terreni confiscati alla mafia a Partinico, a Corleone simbolo cinematografico di cosa nostra. “Il turismo pizzo-free è lo strumento di partecipazione del viaggiatore responsabile, di colui che, pur non vivendo in Sicilia, vuole dare un contributo concreto a un circuito di economia pulita. Si tratta di una particolare forma di turismo etico che valorizza le imprese che hanno detto no alla mafia”. Questa è la filosofia di addiopizzotravel. Un modo di viaggiare in Sicilia senza lasciare soldi alla mafia.

Vederci nudi

“Analizzare i rischi per la salute e la compatibilità con il diritto alla privacy”. E’ questa la posizione sull’uso dei body scanner dei paesi dell’ Unione europea  che hanno deciso di aspettare il rapporto della Commissione prima di decidere sul da farsi (fonte Corriere.it 21 gennaio). Vogliono vederci chiaro dunque. Vuole “vederci nudi” invece il ministro Maroni che ha dichiarato che in Italia ne saranno acquistati 15 in via sperimentale da usare negli aeroporti di Fiumicino, Venezia e Malpensa per i voli verso gli Stati Uniti (fonte Ansa 21 gennaio). Notate qualcosa di strano? Se sarete così fortunati da diventare Turisti per sempre – vedi post del 20 gennaio –  e volete evitare radiazioni dal quantomeno dubbio effetto, aspettate a volare verso gli Usa: non si sa mai.