Un incantesimo da Shakespeare and Company

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Se dovessi finire in Paradiso, è così che vorrei che fosse. Entrando, l’impatto è sorprendente: ci sono libri ovunque, talmente tanti da far sparire le pareti e l’aria è satura dell’odore della carta; si riesce a distingue l’odore dei libri vecchi da quelli stampati più di recente.
Purtroppo è il giorno sbagliato: c’è una tale quantità di persone che sembra essere in metro all’ora di punta. Forse potrei prendere un manuale di scienze occulte che di sicuro alloggia tra questi scaffali, preparare un incantesimo e far sparire tutti all’istante.

In un istante, silenzio!

I tappeti strausati attutiscono il rumore dei passi, ma appena prendo a salire al piano di sopra, uno scricchilio rompe la magica quiete creata, come se si volesse segnalare un pericolo imminente a chi sta di sopra. Ma ci sono solo libri che coprono ogni centimetro quadrato delle pareti insieme a specchi, frasi memorabili e fotografie storiche. Avverto una strana agitazione, forse per l’idea che comincia a girarmi in testa che possa esserci un fantasma in questo labirinto di conoscenza. Uno scrittore poco fortunato che ha trovato rifugio in questo luogo, restandoci intrappolato come punizione per non essere riuscito a farsi pubblicare neanche un racconto. Del resto le poltrone, i letti e gli eccentrici lampadari rendono la libreria Shakespeare and Company un luogo ideale per ospitare amanti di storie vere o inventate.

Vengo urtato da uno zainetto, l’incantesimo è svanito. Mi faccio strada a fatica verso l’uscita. Ci sono diversi cartelli che invitano a non fare foto, del resto, in questa confusione, sarebbe inutile. Resta il gusto della sensazione che la vita può essere tenuta insiema da tutta questa quantità di libri.
Mi lascio alle spalle la bella fontana verde in stile liberty e sento la presenza di Notre Dame che nonostante le ferite, si prende cura di tutto intorno.

 

Strasburgo e la magia del Natale

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Poco dopo essere sceso dal treno sento di avere il fiato corto; non è l’affaticamento del camminare. Tra la stazione di Strasburgo e Petite France ci sono un ponte ed alcune centinaia di metri: nel mezzo c’è un posto di  blocco per il controllo di valige e zainetti. La campana della Chiesa di Saint Pierre le Vieux suona mezzogiorno mentre intorno nessuno osa dire alcunché. Una fitta allo stomaco accentua il disagio per essere qui ora. Non è stata una scelta facile, non è stata fatta a cuor leggero. Negli sguardi di chi mi sta intorno avverto il medesimo stato d’animo. Solo pochi giorni fa qui è stato seminato il terrore: ce n’è ancora traccia nell’aria, ma tutto è stemperato da una calma artificiale. Con lo sguardo basso mi avvicino ad un punto informazioni, la ragazza sorride gentile. È probabile che intuisca la difficoltà di chi le sta di fronte e cerca di far capire che siamo benvenuti.

Mi addentro in una serie di stradine deliziose. Un leggero sole schiarisce il cielo ed il mio umore. I mercatini di Natale si animano e Strasburgo comincia a riempirsi di gente. Il profumo di spezie e vin chaud è ovunque, c’è una certa allegria. La gentilezza dei venditori francesi allenta definitivamente la tensione, poi scende la sera ed il buio fa il resto.

Strasburgo viene avvolta dalla magia del Natale: le luci, la musica, le risate della gente. L’eccitazione diventa contagiosa, l’entusiasmo trascina tutti in un viaggio nella fantasia: non c’è spazio per la violenza, non c’è spazio per il terrore, anche se la memoria non può essere cancellata.