Norimberga: luci ed ombre

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Sono arrivato a Norimberga senza aspettative. Il cielo è incerto, come il mio umore.

“La città mi fece un’impressione orribile, della qual cosa naturalmente non fu la città ad avere colpa. La colpa era tutta mia. Vidi una città antica veramente incantevole, più ricca di Ulma, più singolare di Augusta, vidi St. Lorenz e St. Sebal, vidi il Municipio e il suo cortile, con una fontana di ineffabile grazia. Vidi tutto ciò, e tutto era assai bello, ma stretto d’assedio dai fabbricati di una città commerciale, fredda, squallida, assordata dallo scoppiettio dei motori, avvolta nelle spire delle automobili, tutto tremava leggermente al ritmo di un tempo diverso, un tempo incapace di costruire volte a costoloni e di ambientare fontane incantevoli come fiori in silenziosi cortili, tutto sembrava sul punto di rovinare l’attimo seguente, giacché non aveva più uno scopo, un’anima. Quante cose belle, incantevoli vidi in quella magnifica città! Non solo i monumenti celebri, le chiese, le fontane, la casa di Dürer, il castello, ma anche una miriade di piccoli dettagli, a me in fondo più cari. […]. Ma non ci fu nulla da fare. Vedevo tutto avvolto dai gas di scarico di quelle maledette macchine, tutto minato alla base, tutto vibrante di una vita che non riesco a sentire umana, ma solo diabolica, tutto in procinto di morire, in procinto di diventare polvere, bramoso di crollo e disfacimento per il troppo disgusto del mondo, per la stanchezza di un’esistenza senza scopo, di una bellezza senza anima.”

È sorprendente come ci si possa sentire vicini allo stato d’animo di uno scrittore. Era il 1925, quando Hermann Hesse concluse il suo Viaggio a Norimberga, a distanza di più di novant’anni anch’io provo un certo disagio a dover decidere se Norimberga ha un’anima nel profondo della sua bellezza. Avverto il peso delle ombre del suo passato che cercano di schiarirsi con le luci riflesse nel fiume che taglia la città, ricostruita in larga parte nel dopoguerra. Luci ed ombre di un luogo in cui si susseguono incantevoli angoli dove il tempo sembra essersi fermato a mille anni fa, e strade ricoperte di negozi alla moda. Norimberga è parte della Germania efficiente ed organizzata, ma ho respirato un’aria di indolenza, ma forse, “non fu la città ad avere colpa”.

Poi scende la sera, le ombre hanno il sopravvento e coprono tutto. Le luci dei lampioni stendono un velo romantico e ci si può lasciare affascinare da questa città che si anima, si rilassa, si lascia andare ed io con lei.

Viaggio a Norimberga

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…questo viaggio, in sé insignificante e fortuito, pare essere stato determinato da innumerevoli frammenti della mia vita precedente.

…sono tuttavia un amante del comodo, un uomo restio ai viaggi e alle frequentazioni umane…

…l’invito …arrivò… in un periodo in cui la vita mi costava un’eccezionale fatica, in cui tutt’intorno vedevo solo fastidi, peso, accidia e nessun aspetto lieto;…

…assaporai il piacere di stare con gli amici, di chiacchierare ed esprimere con le labbra e con gli occhi quello che di attimo in attimo è vivo nell’animo, e che nel giro vizioso della penna perde sempre il suo tratto migliore, peculiare. Non c’è arte in cui io sia così dilettante e alle prime armi come nell’arte delle convivialità, ma nessuna mi delizia di più, nelle rare occasioni in cui mi è dato di esercitarla in una cerchia di amici.

Non ricevevo posta! Tutte le preoccupazioni che la posta reca con sé, tutto il dispendio di tempo, tutti gli strapazzi che infligge ai miei occhi, al mio cuore, al mio umore, all’improvviso erano scomparsi!

…al pensiero di aver commesso, in un’incomprensibile follia giovanile, l’errore di fare di un talento una professione!

…non rigetto, non odio i sentimenti e i sentimentalismi, bensì mi chiedo: di che viviamo, in fondo, come facciamo esperienza della vita, se non attraverso i sentimenti? […]. Il sentimento, la delicatezza e una lieve eccitabilità delle oscillazioni psichiche sono infatti la mia dote, con cui mi guadagno da vivere.

Orbene, partii dunque a cuor leggero. Un simile commiato, quando non torni a casa nel tuo eremo ma vai per il mondo, non ha nulla di angoscioso; anzi, ti senti superiore a chi resta…

Tu  folle poeta in viaggio, sei veramente folle? Sei malato, afflitto dal mal di vivere e spesso ti manca la voglia di andare avanti solo perché hai perso l’occasione per adattarti alla realtà “così com’è”? […]. No, hai mille volte ragione a protestare contro questo orribile “mondo così com’è”, hai ragione a soffocare e morire davanti a questo mondo, invece di accettarlo. E ancora una volta sentii quel guizzo tra i due poli opposti, sentii oscillare quel ponte sospeso sopra il baratro tra realtà e ideale, tra realtà e bellezza che è l’umorismo. Si, con l’umorismo tutto è sopportabile,[…]. Con una risata, con la volontà di non pendere sul serio la realtà, con la consapevolezza costante della transitorietà tutto è sopportabile.

…non era  tanto il pane, che mi mancava, quanto l’aria, e quell’aria del saper vivere, della soddisfazione, della fiducia nel mio lavoro e in quello che facevo…

…il mio cuore era stato dominato da un interrogativo: che cosa accadrà ora? Cos’hai scoperto, cos’hai raggiunto nel tuo viaggio?