Mondello al tramonto

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La luce bassa del sole al tramonto ha la forza di rasserenare l’anima. Lo sanno bene le barche in banchina, sicure che nessuno chiederà loro alcuna fatica fino all’alba. Un vento leggero smuove l’aria portando ovunque un intenso profumo di mare. Mondello in primavera è un rifugio sicuro. Uno di quei luoghi in cui hai la conferma che il mondo può andare avanti senza di te. È il luogo ideale per passeggiare, riflettere sulla vita e su come la vorremmo vivere, sopraffatti dalla latente malinconia comune a tutti i luoghi di mare del sud.

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Cercando Acqua Alta, la libreria

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Il sole sta calando lentamente dipingendo una luce rilassante sui palazzi patrimonio dell’Unesco che allungano le ombre sui canali. Cammino con l’orecchio teso per sentire se la strada scricchiola al mio passaggio, ma sento solo un intreccio di lingue diverse provenire da chi mi circonda che accentua il mio disorientamento. Mi succede quando cammino per una città che conosco poco, ho una meta da raggiungere e vorrei arrivarci quanto prima senza rinunciare a godermi il mio andare. Sono a Venezia e sto cercando la libreria Acqua Alta. È un po’ nascosta, con un albero che ne copre l’ingresso ed un cartello che mi da il benvenuto in una delle librerie più belle del mondo. Il retro si affaccia direttamente in un canale e non è difficile immaginare le stanze allagate e capire il perché del nome.

Libri, fumetti, cartine, stampe ed altre cose accatastate meravigliosamente a casaccio. L’odore della carta enfatizzato dall’umidità accelera il mio battito cardiaco e mi immergo nella ricerca di qualcosa di inutile che testimoni il mio passaggio in questa meraviglia.

Mi allontano chiedendomi cosa ne sarà di tutti quei libri poggiati per terra quando la laguna deciderà di riversarsi nella libreria, ma sono già lontano e questo leggero disappunto è compensato dall’aver vissuto un pezzo particolare di questa città particolare.

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Io e le Tremiti

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     La traversata che congiunge Termoli a San Domino dura 50 minuti. Il traghetto è stracolmo, come sempre in piena estate. Resto fuori senza la necessità di reggermi da qualche parte, tale è la gente intorno a me. Ripenso ad una frase di Erri De Luca: “Lascio le Tremiti, isole illese, conservate in disparte dagli sciami del turismo rapace. Le Tremiti sono un libro di mare che si sfoglia piano…”. Sorrido, in questa calca da metropolitana all’ora di punta. La prima volta che ho percorso questo tragitto non sapevo cosa aspettarmi. Ora conosco bene la bellezza del mare, il profumo della pineta, lo straordinario cielo stellato e resto calmo, assaporando il momento in cui sarò da solo con questo luogo. Quando la meta si avvicina, comincia una certa agitazione. Dalla fretta che i passeggeri hanno di scendere, si intuisce chi ripartirà al tramonto e chi dopo una settimana.

     La banchina è in fermento, come un mercato di provincia. Ogni centimetro del molo è occupato da piedi, valigie e sacche per la subacquea. Tutti scompaiono nel giro di qualche minuto come inghiottiti dalla pineta e dalle decine di calette che delimitano i confini dell’isola.  È una magia che si ripete ogni volta allo stesso modo, da sempre e torna la calma.

     Qualcuno mi saluta senza sapere bene chi io sia, solo per aver visto la mia faccia altre volte. È qui che ho preso il brevetto da sub, ed qui che ho capito che mi piace camminare. Non la passeggiata intesa come distrazione o divertimento, ma la camminata consapevole durante la quale rigenerare la mente in un’atmosfera non quotidiana.

Attraverso la pineta con serenità, senza fretta, in pace con me stesso. La terra emana l’energia giusta che invade il corpo senza nuocermi e la solitudine, accompagnata da un coro di cicale, diventa ricchezza interiore. Senza avvertire, però, smettono di frinire tutte insieme ed il respiro sembra bloccarsi, perdo l’orientamento. Poi una ricomincia, e tutte le cicale nelle vicinanze a seguire ristabiliscono quella caciara rasserenante che è la colonna sonora di questo posto.

Questo è l’arcipelago delle Isole Tremiti e questa vuole essere una dichiarazione d’amore per le rocce che le compongono, per le acque turchesi che le delimitano, per il verde che le rende vive, per la pace che le governa.

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Ci si abitua a tanta bellezza?

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Quando tutti sono usciti, le luci cominciano a spegnersi. Si sente solo il rumore delle serrature che bloccano le porte per tutta la notte, lasciando le opere d’arte da sole a riposare.

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Quando tutto è fermo, noi entriamo. Un privilegio che si fa consapevolezza man mano che attraversiamo i corridoi del Museo degli Uffizi a Firenze. Vengo avvolto da un senso di smarrimento che non mi turba anzi, mi rallegra: è la bellezza.

Tutto intorno è bellezza.

E’ notte fonda e tutto sembra statico, senza vita. Invece scopro particolari nuovi ogni volta che riguardo un dipinto, come se si fossero aggiunti a loro piacimento, come se volessero farsi scoprire un pezzo alla volta. Una luce diversa illumina le statue ad ogni passaggio cambiandone l’espressione, donandogli nuova energia. Non pensavo potesse essere così vivo un museo di notte.

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I giorni passano e tutti i Musei di Firenze chiudono le porte alle nostre spalle con noi all’interno. La notte ed il silenzio aiutano a creare una strana complicità con i capolavori che il mondo intero ci invidia ed io sono grato al mio lavoro per quest’altra esperienza incredibile.

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STANOTTE A FIRENZE

In nome di Dio

innomedidio.jpgIl mio rapporto con la religione è confuso, contraddittorio. Se penso a quante guerre, quanta sofferenza, quanti morti ci sono stati nella storia dell’umanità in nome di Dio, rabbrividisco. Quante divisioni, quanti contrasti, quante diversità. Ho potuto fare una sorta di viaggio in queste diversità.

moschea4chiesa valdese3sinagoga2roma9Roma. Per entrare nella Basilica di San Pietro, bisogna fare la coda in un percorso obbligato. Nella Chiesa Evangelica Valdese ci si può intrufolare, mentre per entrare nella Moschea bisogna togliersi le scarpe. Nella Sinagoga è molto più difficile.
L’architettura è ovviamente diversa, ognuna a suo modo stupenda. All’interno ci si comporta in modo diverso. I turisti affollano San Pietro in ordine sparso, mentre sono ordinati e guidati nella Sinagoga. C’è qualche curioso nella Chiesa Valdese, nella Moschea solo fedeli.

innomedidio2.jpgChi prega lo fa in modo diverso, in lingue diverse e con gesti diversi. Mi siedo, in modo diverso, e sento profumi diversi.

Ma quando resto con la coscienza nuda davanti a Dio, tutte queste diversità scompaiono in un istante. Cerco lo sguardo degli altri e capisco che tutti chiedono le stesse cose, tutti ringraziano per le stesse cose. Tutti provano le stesse sensazioni e le stesse emozioni.
Allora perché, in nome di Dio, il mondo continua a distruggersi!

Il mare e la plastica

Il primo impatto non è stato piacevole a causa di un nuvolone nero e della voglia di tornare sulla spiaggia di Calamosche. Poi Matty stacca la maniglia dal suo secchiello e mi dice “Giochiamo a lanciarci il boomerang che non torna?”
Il sole taglia le nuvole con l’aiuto del vento e restiamo a giocare in un mare splendente e profumato, divertendoci come matti fino al tramonto quando un moderno carrettino, 20140827_185423-picsayportandoci una gustosa granita al pistacchio, ci invita a lasciare la spiaggia di San Lorenzo per andare a scoprire un altro angolo di Sicilia.
Un pezzo di plastica blu mi lega a questo luogo, al quale non ho avuto neanche il tempo di fare una foto.