Milano: “Verso” un libro

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Il caldo è sopportabile, nonostante le alte temperature di questi giorni. Dei ragazzi se la ridono in un piccolo parco giochi e c’è un Giuseppe Verdi che sembra voglia invitarmi a noleggiare una bicicletta. Intorno c’è tutto quello che ti aspetti da Milano: tram, turisti, dialetti, graffiti, monumenti, spritz. Una ragazza cerca l’angolazione migliore per farsi un selfie con la Basilica di San Lorenzo Maggiore. Un gatto mi taglia la strada mentre cerco di arrivare a destinazione. Sto cercando una libreria che, in realtà, ho visto solo in foto, dove spero di trovare un libro per seguire un consiglio di Einaudi che per segnalarlo ha messo insieme Sepúlveda e Murakami.

Entro nella libreria Verso e sullo scaffale di fronte alla porta c’è proprio: “Se i gatti scomparissero dal mondo” di Kawamura Genki. Di sicuro le coincidenze esistono, ma questa è una cosa diversa. E’ incontrarsi ad un appuntamento che nessuno ha preso, dove però ci si stava aspettando.dav_vivid

Prendo un caffè e mi guardo intorno, ci sono molti libri che ho letto ed altri che leggerò. Sorrido tutto il tempo. Sorrido per quel senso di benessere che si prova quando si ha la consapevolezza di essere nel posto giusto nel momento giusto.

I mattoni di Urbino

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Urbino la vedi da lontano: appare e scompare tra gli alberi dopo ogni curva. È assediata da nuvole basse, che faticano non poco a farsi strada tra i mattoni della città. I mattoni: prima d’ora non avevo mai pensato ai mattoni. Ad Urbino i mattoni non sono solo dei parallelepipedi di colore rosso usati per l’edilizia, sono l’anima del centro storico. Non ho mai sentito così forte la presenza delle mura degli edifici in una città. Sono disegnate in modo incredibilmente preciso, con i mattoni perfettamente allineati, ordinati, disciplinati come un reggimento in una parata militare. Vicoli, scalinate, saliscendi inaspettati; si è avvolti completamente, dalla pavimentazione alle pareti, da mattoni tutti uguali che ti colorano la pelle, ti fanno perdere l’orientamento, ti tolgono il fiato.

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Eppure c’è una straordinaria armonia. Dopo lo scombussolamento iniziale, Urbino ti invita a fare amicizia con le sue librerie, i caffè e quell’atmosfera da intellettuale che ne determina il fascino, con la complicità di un’immensa ricchezza storica e artistica.

La Cattolica di Stilo

Se fosse estate si sentirebbero così tante cicale da non percepire neanche il calpestio dei propri passi. Invece si sente finanche il rumore di un ramo che si spezza nelle mani di un contadino che fa pulizia nascosto nel parco. Non c’è nessuno, e questo acuisce il senso di irrealtà che circonda questa chiesetta bizantina nel cuore dalla Calabria.

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La Cattolica di Stilo è una piccola meraviglia d’Italia, accerchiata da una colonia di fichi d’india ed oggi illuminata un inatteso sole invernale che ne accentua i dettagli. Quando apriamo il portoncino, il sole brucia le colonne e smuove gli affreschi dal torpore della clausura: l’interno è sorprendentemente piccolo. Una persistente essenza di pietra e l’irreale lindore diffuso tutt’intorno creano un’atmosfera surreale.

Un appassionata guida ci coinvolge con minuziose descrizioni delle varie epoche, dettagli che potrebbero indicare una data, scritte in arabo che rimandano a probabili leggende.

Chiudendo gli occhi per un istante, riesco ad immaginare un lungo e lento corteo di monaci che arrivano fino a questo luogo mistico per ultimare il loro viaggio devozionale.

Se si potesse spegnere il sole ed accendere qualche candela, qualunque sia la religione che si professa, qui si sentirebbe il bisogno di pregare.

La porta si chiude alla nostre spalle, trattenendo il piacevole senso di spiritualità che abbiamo respirato e per un po’ tutto tornerà al buio.

Il rito dell’incisione di Michelangelo

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Questa incisione si trova alla destra dell’ingresso di Palazzo Vecchio a Firenze; si crede sia stata scolpita da Michelangelo. Una sorta di rito inconscio, mi guida qui ogni volta che passo da Firenze, come a rendere omaggio a qualcosa che sembra non esistere per i molti che vi passano davanti senza accorgersene. Anche oggi mi sono avvicinato ed ho scattato una foto, sempre uguale a se stessa, per essere sicuro di non essermi sbagliato, di averla vista davvero, l’incisione. Raffigura il profilo di un uomo ed, in realtà, è difficile da vedere, mimetizzato com’è tra le pietre grigie e nascosta dalle sculture che fanno bella mostra a guardia di Palazzo Vecchio.

Sono delle leggende che riconducono l’incisione a Michelangelo e molti dubitano siano credibili. La più divertente racconta che Buonarroti, tutte le volte che attraversava l’angolo tra Piazza della Signoria e gli Uffizi, venisse importunato sempre dalla stessa persona e sempre con gli stessi argomenti. Annoiato, realizzò l’incisione in uno di questi incontri.

Poco importa se queste vicende siamo davvero state vissute da Michelangelo e se sia stato davvero lui a scolpire quel volto sulle pietre di Palazzo Vecchio. Il piacere che mi provoca conoscere questo mistero, invece è reale e poter adempiere al mio “rito dell’incisione” mi dà conforto, come incontrare un vecchio amico che è lì ad attenderti sempre, immortale come un’opera d’arte.

Vi racconto Venezia75, anzi no

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Le urla di ragazzi e fotografi, divisi da un tappeto rosso, superano la musica già assordante di per se. Tutti che fotografano tutto, con qualsiasi cosa abbia un, seppur piccolo, obiettivo. Vestiti eccentrici su personaggi eccentrici che passeggiano per farsi ammirare. C’è chi corre chissà dove a fare chissà cosa, e poi le necessarie lunghe file per i veri protagonisti di Venezia75: i film. È davvero uno spettacolo nello spettacolo e credo sia difficile immaginare possa essere diverso.

È divertente, ma appena finito di lavorare salgo su di una delle mille biciclette a noleggio che girano per il Lido di Venezia e comincio a pedalare verso sud, senza sapere cosa aspettarmi: ho bisogno di silenzio.

Un sole caldo asciuga la tanta pioggia caduta in mattinata. Arrivo a Malamocco, senza sapere della sua esistenza. Nelle prime ore del pomeriggio è praticamente deserto. Se vedessi solo in bianco e nero, giurerei di essere stato rimandato indietro nel tempo di alcuni decenni. Invece i colori di Malamocco rendono questo borgo davvero attraente, emozionante, rilassante.

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Continuo a pedalare. Fino a all’Oasi del WWF degli Alberoni. Non avrei mai immaginato di trovare qui, tanto verde che arriva fino al mare. Continuo a pedalare finché non finisce la strada, finché non finisce l’isola, finché non finisce la mia energia.

Domani ancora Venezia75; quella dove il sole non basta, dove c’è bisogno di riflettori artificiali per far brillare le stelle.

Mondello al tramonto

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La luce bassa del sole al tramonto ha la forza di rasserenare l’anima. Lo sanno bene le barche in banchina, sicure che nessuno chiederà loro alcuna fatica fino all’alba. Un vento leggero smuove l’aria portando ovunque un intenso profumo di mare. Mondello in primavera è un rifugio sicuro. Uno di quei luoghi in cui hai la conferma che il mondo può andare avanti senza di te. È il luogo ideale per passeggiare, riflettere sulla vita e su come la vorremmo vivere, sopraffatti dalla latente malinconia comune a tutti i luoghi di mare del sud.

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Cercando Acqua Alta, la libreria

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Il sole sta calando lentamente dipingendo una luce rilassante sui palazzi patrimonio dell’Unesco che allungano le ombre sui canali. Cammino con l’orecchio teso per sentire se la strada scricchiola al mio passaggio, ma sento solo un intreccio di lingue diverse provenire da chi mi circonda che accentua il mio disorientamento. Mi succede quando cammino per una città che conosco poco, ho una meta da raggiungere e vorrei arrivarci quanto prima senza rinunciare a godermi il mio andare. Sono a Venezia e sto cercando la libreria Acqua Alta. È un po’ nascosta, con un albero che ne copre l’ingresso ed un cartello che mi da il benvenuto in una delle librerie più belle del mondo. Il retro si affaccia direttamente in un canale e non è difficile immaginare le stanze allagate e capire il perché del nome.

Libri, fumetti, cartine, stampe ed altre cose accatastate meravigliosamente a casaccio. L’odore della carta enfatizzato dall’umidità accelera il mio battito cardiaco e mi immergo nella ricerca di qualcosa di inutile che testimoni il mio passaggio in questa meraviglia.

Mi allontano chiedendomi cosa ne sarà di tutti quei libri poggiati per terra quando la laguna deciderà di riversarsi nella libreria, ma sono già lontano e questo leggero disappunto è compensato dall’aver vissuto un pezzo particolare di questa città particolare.

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