I gatti di Civita di Bagnoregio

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Come un bambino che cammina in bilico su di un muretto si regge alla mano del padre per non scivolare, così Civita di Bagnoregio si regge al resto della terra con un lungo ponte bianco che sovrasta la valle. Arrivati in cima ci accoglie un gatto che, apparentemente indifferente, non batte ciglio al nostro passaggio. Nel borgo c’è la naturale pace di un luogo di altri tempi, tanto che si fa fatica a capire se è abitato da qualcuno o è tenuto in vita solo da negozi e ristoranti.


La storia di questo luogo è segnata da frane e terremoti che hanno eroso lo sperone di tufo sul quale è stato costruito, riducendone le dimensioni e sgretolando torri e palazzi giù per la valle.

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Un signore ci dice che sono rimasti in nove ad essere cittadini di Civita di Bagnoregio. Quando turisti e commercianti lasciano il borgo, restano solo in nove tra queste mura antiche: un’immagine seducente.

In nove senza contare i gatti, ovviamente. Ogni vicolo ha il suo: c’è chi è a guardia di una scala, chi sbuca dalla fessura di una porta diroccata, un altro ti guarda da un tetto. Ti vengono incontro senza timore, come a dire che lì non c’è da avere paura, che la “città che muore” è ancora viva per continuare a regalare emozioni, ancora!

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Il Tempio di Valadier, una pietra preziosa

Subito dopo il tramonto non c’è praticamente nessuno e si può godere in tranquillità tutta la magia di questo luogo inconsueto. La salita diventa poco faticosa se ci si lascia distrarre dalle colline intorno che si colorano di rosso man mano che il sole si nasconde. Arrivati in cima ai settecento metri percorsi, lo spettacolo è superiore alle aspettative. Un tempietto incastonato nella roccia, come una pietra preziosa in un anello.
Entrando provo un certa indifferenza anzi, qualcosa mi induce ad uscire subito. Strano, sarà la mia irrequietezza, o i troppi peccati intrappolati quì, scaricati dalle tante anime dannate che vi hanno trovato rifugio nei secoli.

L’interno della grotta, invece, è pieno di sculture di pietra su pietra a testimoniare che questo è uno di quei luoghi dove l’energia dell’universo è in equilibrio e contagia le persone che vi si addentrano.
Nella quiete della collina, entro nel Santuario di Santa Maria Infra Saxa a pochi metri dal Tempio. Le pietre che danno forma alla chiesetta tengono questo luogo nell’assoluto silenzio. Guardare gli occhi della madonna sul piccolo altare mi concede un istante di totale purezza, poco importa che sia o meno una copia.

Durante la lenta discesa fa buio, si è accesa qualche luce artificiale lungo il tragitto; l’animo è sereno. Questo è un di quei rari momenti in cui la fatica fisica è totalmente azzerata dal senso di pienezza per essere stati in un luogo speciale ed averne respirato la bellezza. Ascolto il rumore che fa il vento nella gola formata dalle rocce e penso alle emozioni contrastanti provate in così breve tempo nello stesso luogo. Solo un posto magico come il Tempio di Valadier può essere tutto questo.

Matty e le Pietre in Equilibrio

Ci siamo allontanti dal percorso tracciato lungo il piccolo fiume Orfento per lasciare un segno del nostro passaggio, come fanno in tanti, una pietra sull’altra.

“Paky chi ha inventato pietra su pietra?”

Abbiamo scoperto che mettere una pietra sull’altra, in equilibrio tra loro a formare una sorta di scultura, è considerata una vera e propria forma d’arte: Pietra in equilibrio, Stone Balancing.

“Mi piace, perchè mi rilasso mentre cerco le pietre adatte e le metto una sull’altra”.

Infatti questa espressione creativa, pare sia nata come un esercizio meditativo nel quale sono indispensabili pazienza, capacità di estraniarsi immergendosi pienamente nella natura e nell’ambiente circostante.

L’energia dell’acqua del fiume, la forza della natura o l’effetto rilassante provato in quel momento, hanno contribuito a far nascere in Matty un particolare piacere a costruire le figure di pietra in equilibrio.

Ogni luogo visitato, che avesse delle pietre, ha visto nascere una scultura. Mi sono lasciato coinvolgere senza alcuna fatica. L’energia positiva che aleggiava intorno a Matty in quei momenti, mi ha condizionato. Ho provato a seguire le pietre con lo sguardo, provando un senso di profondo appagamento nel raggiungimento dell’equilibrio. La ricerca di serenità ha trovato nell’osservazione del componimento una freschezza rigenerante.

Le onde arrivano a lambire le pietre sulla riva, si allontanano lasciando mille bollicine bianche. E poi tornano. Tutto intorno scompare: le poche persone, i lettini in lontananza, il bar con i suoi clienti. Restano solo le pietre una sull’altra, in equilirio, a generare equilibrio.

Il sorriso di Matty gli illumina gli occhi grandi e soddisfatti; una profonda gioia mi pervade l’anima.

I mattoni di Urbino

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Urbino la vedi da lontano: appare e scompare tra gli alberi dopo ogni curva. È assediata da nuvole basse, che faticano non poco a farsi strada tra i mattoni della città. I mattoni: prima d’ora non avevo mai pensato ai mattoni. Ad Urbino i mattoni non sono solo dei parallelepipedi di colore rosso usati per l’edilizia, sono l’anima del centro storico. Non ho mai sentito così forte la presenza delle mura degli edifici in una città. Sono disegnate in modo incredibilmente preciso, con i mattoni perfettamente allineati, ordinati, disciplinati come un reggimento in una parata militare. Vicoli, scalinate, saliscendi inaspettati; si è avvolti completamente, dalla pavimentazione alle pareti, da mattoni tutti uguali che ti colorano la pelle, ti fanno perdere l’orientamento, ti tolgono il fiato.

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Eppure c’è una straordinaria armonia. Dopo lo scombussolamento iniziale, Urbino ti invita a fare amicizia con le sue librerie, i caffè e quell’atmosfera da intellettuale che ne determina il fascino, con la complicità di un’immensa ricchezza storica e artistica.

La Cattolica di Stilo

Se fosse estate si sentirebbero così tante cicale da non percepire neanche il calpestio dei propri passi. Invece si sente finanche il rumore di un ramo che si spezza nelle mani di un contadino che fa pulizia nascosto nel parco. Non c’è nessuno, e questo acuisce il senso di irrealtà che circonda questa chiesetta bizantina nel cuore dalla Calabria.

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La Cattolica di Stilo è una piccola meraviglia d’Italia, accerchiata da una colonia di fichi d’india ed oggi illuminata un inatteso sole invernale che ne accentua i dettagli. Quando apriamo il portoncino, il sole brucia le colonne e smuove gli affreschi dal torpore della clausura: l’interno è sorprendentemente piccolo. Una persistente essenza di pietra e l’irreale lindore diffuso tutt’intorno creano un’atmosfera surreale.

Un appassionata guida ci coinvolge con minuziose descrizioni delle varie epoche, dettagli che potrebbero indicare una data, scritte in arabo che rimandano a probabili leggende.

Chiudendo gli occhi per un istante, riesco ad immaginare un lungo e lento corteo di monaci che arrivano fino a questo luogo mistico per ultimare il loro viaggio devozionale.

Se si potesse spegnere il sole ed accendere qualche candela, qualunque sia la religione che si professa, qui si sentirebbe il bisogno di pregare.

La porta si chiude alla nostre spalle, trattenendo il piacevole senso di spiritualità che abbiamo respirato e per un po’ tutto tornerà al buio.

Il rito dell’incisione di Michelangelo

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Questa incisione si trova alla destra dell’ingresso di Palazzo Vecchio a Firenze; si crede sia stata scolpita da Michelangelo. Una sorta di rito inconscio, mi guida qui ogni volta che passo da Firenze, come a rendere omaggio a qualcosa che sembra non esistere per i molti che vi passano davanti senza accorgersene. Anche oggi mi sono avvicinato ed ho scattato una foto, sempre uguale a se stessa, per essere sicuro di non essermi sbagliato, di averla vista davvero, l’incisione. Raffigura il profilo di un uomo ed, in realtà, è difficile da vedere, mimetizzato com’è tra le pietre grigie e nascosta dalle sculture che fanno bella mostra a guardia di Palazzo Vecchio.

Sono delle leggende che riconducono l’incisione a Michelangelo e molti dubitano siano credibili. La più divertente racconta che Buonarroti, tutte le volte che attraversava l’angolo tra Piazza della Signoria e gli Uffizi, venisse importunato sempre dalla stessa persona e sempre con gli stessi argomenti. Annoiato, realizzò l’incisione in uno di questi incontri.

Poco importa se queste vicende siamo davvero state vissute da Michelangelo e se sia stato davvero lui a scolpire quel volto sulle pietre di Palazzo Vecchio. Il piacere che mi provoca conoscere questo mistero, invece è reale e poter adempiere al mio “rito dell’incisione” mi dà conforto, come incontrare un vecchio amico che è lì ad attenderti sempre, immortale come un’opera d’arte.

Vi racconto Venezia75, anzi no

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Le urla di ragazzi e fotografi, divisi da un tappeto rosso, superano la musica già assordante di per se. Tutti che fotografano tutto, con qualsiasi cosa abbia un, seppur piccolo, obiettivo. Vestiti eccentrici su personaggi eccentrici che passeggiano per farsi ammirare. C’è chi corre chissà dove a fare chissà cosa, e poi le necessarie lunghe file per i veri protagonisti di Venezia75: i film. È davvero uno spettacolo nello spettacolo e credo sia difficile immaginare possa essere diverso.

È divertente, ma appena finito di lavorare salgo su di una delle mille biciclette a noleggio che girano per il Lido di Venezia e comincio a pedalare verso sud, senza sapere cosa aspettarmi: ho bisogno di silenzio.

Un sole caldo asciuga la tanta pioggia caduta in mattinata. Arrivo a Malamocco, senza sapere della sua esistenza. Nelle prime ore del pomeriggio è praticamente deserto. Se vedessi solo in bianco e nero, giurerei di essere stato rimandato indietro nel tempo di alcuni decenni. Invece i colori di Malamocco rendono questo borgo davvero attraente, emozionante, rilassante.

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Continuo a pedalare. Fino a all’Oasi del WWF degli Alberoni. Non avrei mai immaginato di trovare qui, tanto verde che arriva fino al mare. Continuo a pedalare finché non finisce la strada, finché non finisce l’isola, finché non finisce la mia energia.

Domani ancora Venezia75; quella dove il sole non basta, dove c’è bisogno di riflettori artificiali per far brillare le stelle.

Mondello al tramonto

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La luce bassa del sole al tramonto ha la forza di rasserenare l’anima. Lo sanno bene le barche in banchina, sicure che nessuno chiederà loro alcuna fatica fino all’alba. Un vento leggero smuove l’aria portando ovunque un intenso profumo di mare. Mondello in primavera è un rifugio sicuro. Uno di quei luoghi in cui hai la conferma che il mondo può andare avanti senza di te. È il luogo ideale per passeggiare, riflettere sulla vita e su come la vorremmo vivere, sopraffatti dalla latente malinconia comune a tutti i luoghi di mare del sud.

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