Un incantesimo da Shakespeare and Company

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Se dovessi finire in Paradiso, è così che vorrei che fosse. Entrando, l’impatto è sorprendente: ci sono libri ovunque, talmente tanti da far sparire le pareti e l’aria è satura dell’odore della carta; si riesce a distingue l’odore dei libri vecchi da quelli stampati più di recente.
Purtroppo è il giorno sbagliato: c’è una tale quantità di persone che sembra essere in metro all’ora di punta. Forse potrei prendere un manuale di scienze occulte che di sicuro alloggia tra questi scaffali, preparare un incantesimo e far sparire tutti all’istante.

In un istante, silenzio!

I tappeti strausati attutiscono il rumore dei passi, ma appena prendo a salire al piano di sopra, uno scricchilio rompe la magica quiete creata, come se si volesse segnalare un pericolo imminente a chi sta di sopra. Ma ci sono solo libri che coprono ogni centimetro quadrato delle pareti insieme a specchi, frasi memorabili e fotografie storiche. Avverto una strana agitazione, forse per l’idea che comincia a girarmi in testa che possa esserci un fantasma in questo labirinto di conoscenza. Uno scrittore poco fortunato che ha trovato rifugio in questo luogo, restandoci intrappolato come punizione per non essere riuscito a farsi pubblicare neanche un racconto. Del resto le poltrone, i letti e gli eccentrici lampadari rendono la libreria Shakespeare and Company un luogo ideale per ospitare amanti di storie vere o inventate.

Vengo urtato da uno zainetto, l’incantesimo è svanito. Mi faccio strada a fatica verso l’uscita. Ci sono diversi cartelli che invitano a non fare foto, del resto, in questa confusione, sarebbe inutile. Resta il gusto della sensazione che la vita può essere tenuta insiema da tutta questa quantità di libri.
Mi lascio alle spalle la bella fontana verde in stile liberty e sento la presenza di Notre Dame che nonostante le ferite, si prende cura di tutto intorno.

 

Milano: “Verso” un libro

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Il caldo è sopportabile, nonostante le alte temperature di questi giorni. Dei ragazzi se la ridono in un piccolo parco giochi e c’è un Giuseppe Verdi che sembra voglia invitarmi a noleggiare una bicicletta. Intorno c’è tutto quello che ti aspetti da Milano: tram, turisti, dialetti, graffiti, monumenti, spritz. Una ragazza cerca l’angolazione migliore per farsi un selfie con la Basilica di San Lorenzo Maggiore. Un gatto mi taglia la strada mentre cerco di arrivare a destinazione. Sto cercando una libreria che, in realtà, ho visto solo in foto, dove spero di trovare un libro per seguire un consiglio di Einaudi che per segnalarlo ha messo insieme Sepúlveda e Murakami.

Entro nella libreria Verso e sullo scaffale di fronte alla porta c’è proprio: “Se i gatti scomparissero dal mondo” di Kawamura Genki. Di sicuro le coincidenze esistono, ma questa è una cosa diversa. E’ incontrarsi ad un appuntamento che nessuno ha preso, dove però ci si stava aspettando.dav_vivid

Prendo un caffè e mi guardo intorno, ci sono molti libri che ho letto ed altri che leggerò. Sorrido tutto il tempo. Sorrido per quel senso di benessere che si prova quando si ha la consapevolezza di essere nel posto giusto nel momento giusto.

La libreria di Angelo

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Cassette per la frutta piene di libri. Un’insegna che non lascia spazio all’immaginazione. Dall’interno non arriva nessun tipo di luce né segni di presenza umana. La vetrina non invita ad entrare; nulla invita ad entrare, se non una personale fissazione per i libri ed una tiepida convinzione che una qualche emozione possa nascondersi  in quella confusione. Una quantità impressionante di libri accatastati a casaccio occupano l’intero negozio. C’è di tutto, da Banana Yoshimoto a Dacia Maraini, da Levi al manuale di botanica. Impossibile non essere sopraffatti dall’odore della carta, non quel buon odore di carta fresca di stampa, ma quello leggermente acre e pungente caratteristico delle biblioteche di provincia.

 

Angelo, capelli arruffati e baffo simpatico, appare all’improvviso, come un camaleonte che decide di farsi individuare per qualche motivo. Mi legge nel pensiero: “C’è  un ordine preciso – bisbiglia – è nella mia testa”. È qui da almeno trent’anni e lascia trasparire l’intenzione di volerli raccontare tutti.

È complicato, se non impossibile, muoversi: tutto potrebbe crollare da un momento all’altro per come sono precari i volumi messi uno sull’altro. Il custode di questa confusione, invece, lo fa con disinvoltura, come se i libri si spostassero al suo passaggio per non cadere, per rispetto. Mentre mi rigiro stranito dall’incapacità di trovare qualcosa, Angelo prende un libro e comincia a leggerne l’incipit:

“Cazzo. Cazzo cazzo cazzo. Figa. Fregna ciorgna. Figapelosa, bella calda, tutta puzzar ella. Figa di puttanella.”

Ride di cuore. È Porci con le ali, un libro che ha più di quarant’anni, sgualcito appena; ricorda di averne venduti tanti, “Forse ne hanno fatto un film” – sentenzia sorridendo ancora. Ho la sensazione che sia consapevole di avermi regalato un’emozione particolare.

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Esco, con un misero bottino, in una mattina d’inverno riscaldata oltremodo da un sole arzillo. Lasciandomi alle spalle la Libreria di Angelo, percorro a ritroso una strada dal nome pomposo come spesso a accade a Roma, e mi viene da ripensare ad una delle massime di un anziano che viveva vicino casa dei miei genitori:

“Quando cammini con la persona giusta, finisci sempre in un buon posto”.

A volte si creano delle alchimie particolari, con le persone, con i luoghi ed è possibile vivere circostanze che potrebbero rimanere a lungo nella memoria.

Cercando Acqua Alta, la libreria

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Il sole sta calando lentamente dipingendo una luce rilassante sui palazzi patrimonio dell’Unesco che allungano le ombre sui canali. Cammino con l’orecchio teso per sentire se la strada scricchiola al mio passaggio, ma sento solo un intreccio di lingue diverse provenire da chi mi circonda che accentua il mio disorientamento. Mi succede quando cammino per una città che conosco poco, ho una meta da raggiungere e vorrei arrivarci quanto prima senza rinunciare a godermi il mio andare. Sono a Venezia e sto cercando la libreria Acqua Alta. È un po’ nascosta, con un albero che ne copre l’ingresso ed un cartello che mi da il benvenuto in una delle librerie più belle del mondo. Il retro si affaccia direttamente in un canale e non è difficile immaginare le stanze allagate e capire il perché del nome.

Libri, fumetti, cartine, stampe ed altre cose accatastate meravigliosamente a casaccio. L’odore della carta enfatizzato dall’umidità accelera il mio battito cardiaco e mi immergo nella ricerca di qualcosa di inutile che testimoni il mio passaggio in questa meraviglia.

Mi allontano chiedendomi cosa ne sarà di tutti quei libri poggiati per terra quando la laguna deciderà di riversarsi nella libreria, ma sono già lontano e questo leggero disappunto è compensato dall’aver vissuto un pezzo particolare di questa città particolare.

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