Perduti nei Quartieri Spagnoli

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“Ma perchè sei venuto a Napoli?”. […] Napoli non era mai una scelta. Era un regalo che ti veniva imposto con le spalle al muro, una questione di nascita o di destino.

“Allora dimmi tu , Angelo, che hai la faccia come il culo, pure che supero l’esame, a che cazzo mi serve nella vita?” “E’ la conoscenza, Tonino” dissi. “ Mica deve essere in funzione di qualcos’altro.”

“Ma tu sei comunista” intervenne Angelo. “Che cazzo te ne devi fare dei soldi?”

“abusivo”, a Napoli un termine strausato e sempre libero da pregiudizi morali. L’abusivo non era tanto un intruso, quanto un precario.

Napoli non la capivo, non veramente. Mi mancava una visione d’insieme, un inquadramento più ampio, una vera mappa. In queato senso, Napoli non era un po’ come i Quartieri spessi? Soltanto in apparenza facile da districare, ma in realtà dotata di una logoca misteriosa che la rendeva una matassa impossibile da sbrogliare.

Per gli abitanti dei Quartieri Spagnoli, urlare era parlare. L’intimità auditiva era costante.

Secolo dopo secolo, a Napoli non cabiava mai niente. E stavo cominciando a sospettare che quella strana malinconia, che forse era unicamente napoletana, fosse la consapevolezza che, qualunque cosa succeda, la vita va avanti.

Non c’era un solo albero nei Quartieri Spagnoli, né molta luce, con cui misurare il cambio di stagione. La trasformazione si notava piuttosto dai bamchi del fruttivendolo, dai meloni tramitati in zucche, le prugne in cachi. Si notava dall’abbigliamento delle casalinghe nei bassi: non più zoccoli di legno e stoffe leggere in tinte pastello, ma ciabatte imbottite e sformati cardigan dai colori della terra.

A Napoli eravamo sempre un passo indietro, incurabilmente intrappolati in un ieri fatto di anziana magia, di scienza del sangue. Che cazzo ci facevo ancora là?

…Napoli, questa città di merda, che smarriva e dava emozioni troppo forti.

Perchè ora, dall’alto, riuscivo a vedere Napoli per come la vedeva il resto del mondo. Non pericolosa, smoderata o bella da far perdere la testa, ma semplicemente scivolata nel passato. Sparita. Dimenticata.

In quella fuga verso il pianerottolo, mi sforzai di non far scappare un sorriso per quell’aspetto tragicomico di Napoli che solo adesso, dopo tanti anni, mi sembrò di vedere. Per la quantità di furia, la quantità di passione, sprecata su ciò che erano in effetti ostacoli sormontabili, se non banali.

 

La tentazione di essere felici

20160811_103007-picsayE poi c’è Napoli…”

“Mi ero dimenticato che la vita è come questa città, un abbaglio. Tutte queste luci, i sorrisi della gente, le bancarelle, i carretti dello zucchero filato, le biciclette che strombazzano, la luna che si riflette in acqua e illumina Capri in lontananza sono ben poca cosa rispetto al silenzio dei tanti viali sporchi e dimenticati, di fronte al lamento dei vicoli che trasudano violenza, davanti agli sguardi spauriti di chi ancora non ha capito come confrontarsi con l’altra faccia della città.”

“Le madri, spesso, ritengono che l’amore donato debba tornare loro in qualche modo. Una specie di ricatto, insomma.”

“Mi piace chi combatte ogni giorno per essere felice.”

“Facimmece nu blues”

 

concerto pino daniele copyAvevo 10 anni, forse 11. In casa avevamo un televisore Telefunken in bianco e nero che aveva tre tasti: uno lo accendeva, su di un altro si vedevano RaiUno e RaiTre e sull’altro altri canali, a volte si e a volte no.
Quella sera trascinai davanti a quel televisore la mia scrivania apparecchiata per la cena, perché trasmettevano il concerto del cantante del quale avevo comprato la mia prima musicassetta. E’ questo il primo ricordo che ho di Pino Daniele. Dopo quasi trent’anni ero sul palco, nelle sue vicinanze, in questo concerto del 2008 a Napoli.

Sono state dette tante parole, forse troppe; lui direbbe semplicemente:                                “Vabbuò, facimmece nu blues”

Napoli e le anime del Purgatorio: il Cimitero delle Fontanelle

cimfontanelle3Dopo pochi passi cominci a sentire un odore particolare: non è solo suggestione. Quelle ossa non sono solo ossa. Quei teschi lucidi non sono solo i resti di un tuo antenato, ma la testimonianza di una speranza. Non ci credi, ma guardando quell’enormità di resti umani compostamente ammassata, non puoi fare a meno che cominciare a rispettare quanti, nei cimfontanelle4decenni passati, se ne sono presi cura, credendoli la rappresentazione delle anime abbandonate del Purgatorio. Si entrava nel Cimitero delle Fontanelle e si lucidava il teschio adottato, pregando che l’anima del defunto potesse trovare pace in Paradiso, con la speranza di ricevere in cambio una grazia o dei numeri da giocare al lotto. Respiri la miseria umana avvicinandoti a quelle ossa. Cerchi di dare un volto a chi è stato lì prima di te e come te, ha cercato il teschio a cui affidare la propria speranza.

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Il Cimitero delle Fontanelle del rione Sanità a Napoli è il luogo dove i napoletani di metà secolo scorso, cercavano nei morti la consolazione che nei vivi non riuscivano a trovare. Oggi è ancora il simbolo di una città dove il sacro ed il profano sono due faccie della stessa medaglia e si cerca ancora aiuto alle “anime del Purgatorio”.

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Pizza a credito

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Sorbillo, la storica pizzeria di Via dei Tribunali a Napoli, combatte la crisi a modo suo: “Oggi a 8” urlano i manifesti dentro e fuori il locale. Facendo rivivere “Pizza a credito”, un episodio del film di Vittorio De Sica “L’oro di Napoli”, Sorbillo lascia consumare una pizza, Margherita o Marinara, dando la possibilità di pagare dopo 8 giorni. Potrebbe essere un modo particolare di farsi pubblicità ma, di sicuro, nel quartiere qualcuno sfrutterà l’opportunità.

napoli

L’iniziativa non è recente, ma mi ha fatto ripensare al film. Racconta la Napoli degli anni cinquanta, quella dei vicoli, dei bassi, della gente che viveva per strada. Quella dei luoghi comuni. Quella in bianco e nero. Come oggi, nell’eterno alternarsi tra il nero della criminalità ed il bianco della sua bellezza, tra la connivenza e la genialità della sua gente che, forse, è stanca di aspettare che passi la nottata.


Quel ch’è stato… il 2012

Un anno strano il 2012, pieno di contraddizioni. Non ho viaggiato quanto avrei voluto, ma ho visto luoghi che mi hanno emozionato e conosciuto persone interessanti. Alcuni di questi luoghi sono nelle foto che seguono. Le persone, beh, quelle le tengo per me.

Firenze
Firenze
Firenze
Firenze
Accademia della Crusca
Accademia della Crusca
Le stanze di Montanelli - Fucecchio (Fi)
Le stanze di Montanelli – Fucecchio (Fi)
Museo Leonardiano Vinci (Fi)
Museo Leonardiano Vinci (Fi)
Leonardo da Vinci
Leonardo da Vinci

 

 

 

 

Assisi
Assisi
Botero - Pietrasanta (Lu)
Botero – Pietrasanta (Lu)
Cascata delle Marmore - Terni
Cascata delle Marmore – Terni
Lago di Piediluco (Terni)
Lago di Piediluco (Terni)
Gubbio
Gubbio
Miliscola - Bacoli (Na)
Miliscola – Bacoli (Na)
Napoli
Napoli
Polignano (Ba)
Polignano a mare  (Ba)
Cisternino (Br)
Cisternino (Br)
Lecce
Lecce

 

 

 

 

 

Terra di Puglia
Terra di Puglia
Termoli (Cb)
Termoli (Cb)
Isole Tremiti
Isole Tremiti
Siena
Siena

 

Pisa
Pisa

 

 

 

Montecatini Terme (Pt)
Montecatini Terme (Pt)

 

 

 

Viareggio (Lu)
Viareggio (Lu)

 

Libro dei Sogni di Federico FelliniFondazioneFellini Rimini
Libro dei Sogni di Federico Fellini
FondazioneFellini – Rimini