Cara amica ti scrivo per spiegarti che…

lettera        Cara amica,
 lo so, ti sembro matto, fuori dalla realtà. Lo capisco dal tuo sguardo che cerca di evitare il mio mentre fantastico con le parole. Eppure mi piacerebbe poterti far capire perché parlo sempre di andare, vedere, partire, viaggiare.

Viaggiare è un pensiero quotidiano che si fa largo nella mia mente affollata. Ogni giorno penso a un nuovo itinerario da realizzare, magari in solitaria. Magari con mio figlio, per raccontargli della nostra famiglia e di me, di quando ero piccolo, di quando era piccolo lui, le cose importanti della vita.

Sai che odoro il mio lavoro, eppure se ne sono stato sempre orgoglioso, se ci ho messo tanta passione, è perché mi ha fatto viaggiare tanto.

Ti faccio un altro esempio. Sono a lavoro e su questa dolcissima canzone di Dulce Pontes, due fantastiche creature stanno danzando. Mi emoziono come non mi capitava da tempo, continuo a fare il mio lavoro cercando di fermare in gola le lacrime. Stupendomi per aver provato una tale emozione, penso all’amore di Pessoa (è una sua poesia) per il Portogallo, al mio troppo rapido passaggio da Lisbona e al desiderio di tornare per poterla vivere profondamente. Poi arriva una brutta notizia. Ritrovo gli amici di un tempo e nel dolore che ci ha riunito, ogni pretesto è buono per ricordare gli anni della spensieratezza, delle prime esperienze con il mondo, dei campeggi. È cominciato così un viaggio nel tempo, quando anche una gita fuori porta, per noi era come attraversare le Colonne d’Ercole. Tornando a casa ho pensato che mi sarebbe piaciuto partire per il Vietnam così, senza un motivo, senza logica.

Forse hai ragione, amica mia, sono un po’ matto e vivo fuori dalla realtà ma ora che viaggio poco, ho bisogno di viaggiare in tutti sensi per difendermi da una società che va in una direzione che, credo, non mi appartenga. Per questo, perdonami amica mia e cerca di sopportare questo mancato viaggiatore che vive, romanticamente, di sogni.

Con affetto

Momenti di ordinaria Felicità

20150608_103620-picsaySarà che gli ultimi libri acquistati parlano di felicità. Sarà che il viaggio alla ricerca del senso della vita transita per la felicità certo non assoluta, ma nei piccoli momenti di ordinaria esistenza. Sarà che in questi attimi la felicità provata rischia di passare inosservata. Sarà per questo che raccolgo l’invito di Francesca senzazucchero a raccontare i miei momenti di ordinaria felicità, ringraziandola per questo momento di riflessione che consolida il senso di consapevolezza che cerco di mettere nel vivere.

 

Rientrare da lavoro e restare abbracciato per cinque minuti a mio figlio, che nel frattempo mi è saltato addosso.
Gustare un bicchiere di buon vino rosso in compagnia, ma anche da solo.
Riuscire a leggere in momenti inaspettati.
Andare ad acquistare il mio tè preferito nel mio negozio di tè preferito.
Inventare itinerari di viaggio (molte volte durante la giornata).
Raccontare un storiella a mio figlio e guardarlo mentre si addormenta.
Trascorrere un intero pomeriggio in libreria.
Cercare qualcosa e trovarla subito.
Guardare il mare, ascoltarne il rumore e pensare che sta cercando di ricordarmi che la vita è bella.

 

Grazie Francesca

Ecco perché!

Prima di aprire il blog ero davvero pacoinviaggio. La valigia sempre pronta, ogni settimana in un paese diverso. Ero così abituato a viaggiare da non sentire più l’esigenza di dover avere un’immagine per ricordare i luoghi e le esperienze che stavo vivendo. Poi mi sono fermato, fisicamente intendo e dopo qualche tempo è nato il blog. Volevo convincermi che partire non è l’unico modo di viaggiare. In realtà avevo bisogno di raccontare, soprattutto a me stesso, di aver vissuto un periodo importante della vita nel modo migliore: viaggiando.
Negli ultimi tempi ho pensato ad altro: il lavoro pressante e la famiglia, alla quale mi sono dedicato senza indugio, senza rinunce. Il desiderio di conoscere non mi ha mai abbandonato ed ho continuato a viaggiare leggendo le vite degli altri, soprattutto per cercare risposta a domande più pressanti: Chi sono? Perché mi succede quello che mi succede? Comunque, viaggiare in tutti i sensi, è un pensiero quotidiano che cerca di farsi largo in una mente affollata. Il blog e l’ansia da prestazione che suscita, ha alimentato questa confusione. Ma4foto per paco allora perché continuare a far esistere pacoinviaggio?
Qualche giorno fa incontro un caro amico: “Che fine hai fatto? Ti ricordi quando giravamo il mondo?” Già i ricordi!
Pacoinviaggio è il cassetto dei miei ricordi, il diario dei miei pensieri, l’agenda dove programmare i #10viaggidafareprimadimorire, il taccuino dove appuntare le cose importanti della vita; ecco perché!
Questa volta ci metto la faccia.

Ho comprato un ebook, non volevo!

Ho comprato un ebook ed installato un lettore sullo smartphone, non volevo! E’ colpa di Super Santos di Roberto Saviano, Street Photography di Barbara Oggero e Pendolibro 2014 di Libreriamo. Sono solo alcune delle pubblicazioni digitali che volevo leggere ma che ho continuato ad ignorare per intransigenza eccesiva. Non ho cambiato idea rispetto a quanto scritto qualche settimana fa, ma sono alla ricerca costante di storie che raccontano il mondo e l’essere umano che lo abita e quindi, se ne varrà la pena, non metterò le mani nella sabbia, non sentirò il rumore del mare, ma leggerò una storia arricchendomi di nuove emozioni e va bene così.

Pensieri strani alla ricerca di una soluzione

libellula copySono circondato da libellule rosse e nere. L’estate è lontana ma fa ancora caldo e le zanzare mi stanno divorando. Questo posto dona serenità alla mia anima, anche se la voglia di pisciare mi rende irrequieto. Sono solo e tutto, intorno a me , è immobile. Anche gli alberi hanno le foglie ferme, come a tendere l’orecchio per ascoltare la città intorno nel caso dica qualcosa d’importante, un nuova notizia, qualcosa capace di cambiare il presente. Già la città! Eternamente in conflitto con se stessa. Come se stesse disputando un incontro di calcio con i ventidue giocatori, i tifosi e gli arbitri, tutti con la stessa casacca, un unico colore. Tutti giocano nella stessa squadra, ma tutti contro tutti. I giocatori non sanno di chi fidarsi ed i tifosi chi tifare. Gli arbitri per non sbagliare fischiano contro tutti: una grande confusione. Nel mezzo ci sono anch’io, incapace come gli altri di capirci qualcosa, alla ricerca di una soluzione: abbandonare la partita o cercare di mettere ordine. Non parlo di capire chi ha torto e chi ha ragione, di dividere i giusti dai disonesti, questo è abbastanza chiaro. Spesso, però, anche il giusto per non scoppiare è costretto a pisciare fuori dal vaso ed qui che si genera la necessità di capire che strada percorre. Ora intanto vado, lì c’è un albero…

Vendicari: pace assoluta

vendicari1Il mio approccio con la meditazione è stato un fiasco. La mente viaggia per i fatti suoi e la confusione regna sovrana; altro che pace interiore, altro che armonia con il mondo esterno. Continuo a provare invidia e diffidenza verso chi medita, verso chi è in equilibrio.

vendicari7Durante il viaggio in Sicilia di quest’estate, sono andato nella Riserva Naturale di Vendicari. Arrivare sulla spiaggia di Calamosche è stato piacevolmente faticoso: venti minuti di cammino sotto il sole, mitigato da qualche albero di ulivo compassionevole in un deserto di sabbia. La vista del mare cancella la fatica: l’acqua è splendida.

vendicari3Poi, è successo! Sono entrato in uno stato di pace assoluta. Meraviglioso! Ho provato serenità completa in totale equilibrio con la natura: ho sentito il mare, le rocce, la sabbia, il vento. Nulla intorno a me interagiva con me, nulla era fastidioso ne le urla della gente, ne gli schizzi d’acqua: la natura ha vinto su tutto il resto ed io ne ho goduto. Una strana sensazione di benessere molto vicina a quel che, penso, possa essere meditare, ma senza meditare.

vendicari8Al tramonto la spiaggia si svuota ed io sono ancora stordito dalla forte emozione. Come sarebbe giusto vivere in questa condizione interiore sempre. Voglio ricordare questo momento!

vendicari

Come?

Blog_1 copyMi sento come se stessi con l’orecchio teso ad ascoltare qualcuno che vuole darmi un suggerimento, senza riuscire ad isolare quella voce dalla confusione che c’è intorno. Forse è arrivato il momento di tapparsi le orecchie ed ascoltare solo le voci di dentro.