Per fortuna ci sono le nuvole

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Le felci si sgretolano sotto la pressione dei piedi che piombano al suolo come fucilate uno dietro l’altro. Il cuore mi rimbalza in gola per la paura. Il fiato ritmato mi rimbomba nella testa e diventa assordante unito al fracasso delle foglie che calpesto; non riesco a sentire se mi stanno seguendo ancora. Riesco a malapena a schivare i rami degli alberi che ricoprono la montagna, le spine di alcuni arbusti mi stracciano i pantaloni e poi le caviglie. Il terrore mi impedisce di girarmi a guardare e continuo a correre il più veloce possibile senza sapere dove sto andando.
Questo tratto di bosco non è ancora stato ripulito per la raccolta delle castagne che ci sarà tra qualche settimana. Ne approfitto e mi lascio cadere in un cespuglio sperando di non essere visto. Trattengo il respiro e tendo l’orecchio: nulla, solo il fruscio del vento che spettina gli alberi sopra di me. Un lungo sospiro mi incolla al suolo.
Il caos dentro di me è zittito dalla calma che mi circonda. La montagna, ferma e seria, mi invita a raccogliere le idee mentre il campanile che sovrasta il paese, sembra volermi chiedere cosa sta succedendo.
Per fortuna ci sono le nuvole. Una, a forma di quadrifoglio, scappa da un’altra più grande che sembra un coniglio, alla stessa velocità con la quale io scappo da questa gente, ma ha meno paura.

Il silenzio di Hall in Tirol, Austria

Siamo finiti a Hall in Tirol per caso. Il mal tempo ci ha messo in auto e siamo arrivati in questo paesino poco distanteda Innsbruck. Saranno le sette, non è ancora buio ma in giro non c’era nessuno. Tutto chiuso, sembra disabitato. Il silenzio intorno è così assoluto da sentire il nostro respiro. Quasi camminiamo in punta di piedi per nonHALL of tirol fare rumore ed avere la possibilità di ascoltare qualche chiacchiera uscire dalle finestre piene di fiori: nulla.

Ad ogni incrocio ci aspettiamo di essere investiti da una carrozza che, in ritardo per la cena, maltratta il selciato. Sentiamo lo scricchiolio di antichi portoni che si chiudono e l’ora è quella del lampionaio che però non si vede in giro. Il rintocco di una campana ci fa sobbalzare e ci riporta avanti di qualche secolo.
L’unico locale aperto è un ristorante italiano. Così entriamo nella vita di alcuni emigranti che ci raccontano di come si vive bene in Austria, di come tutto funzioni bene, altro che in Italia…
Lasciamo Hall in Tirol di buon umore e con la serenità di chi ci vive, senza pensare che appena l’auto si rimetterà in moto…

Cara amica ti scrivo per spiegarti che…

lettera        Cara amica,
 lo so, ti sembro matto, fuori dalla realtà. Lo capisco dal tuo sguardo che cerca di evitare il mio mentre fantastico con le parole. Eppure mi piacerebbe poterti far capire perché parlo sempre di andare, vedere, partire, viaggiare.

Viaggiare è un pensiero quotidiano che si fa largo nella mia mente affollata. Ogni giorno penso a un nuovo itinerario da realizzare, magari in solitaria. Magari con mio figlio, per raccontargli della nostra famiglia e di me, di quando ero piccolo, di quando era piccolo lui, le cose importanti della vita.

Sai che odoro il mio lavoro, eppure se ne sono stato sempre orgoglioso, se ci ho messo tanta passione, è perché mi ha fatto viaggiare tanto.

Ti faccio un altro esempio. Sono a lavoro e su questa dolcissima canzone di Dulce Pontes, due fantastiche creature stanno danzando. Mi emoziono come non mi capitava da tempo, continuo a fare il mio lavoro cercando di fermare in gola le lacrime. Stupendomi per aver provato una tale emozione, penso all’amore di Pessoa (è una sua poesia) per il Portogallo, al mio troppo rapido passaggio da Lisbona e al desiderio di tornare per poterla vivere profondamente. Poi arriva una brutta notizia. Ritrovo gli amici di un tempo e nel dolore che ci ha riunito, ogni pretesto è buono per ricordare gli anni della spensieratezza, delle prime esperienze con il mondo, dei campeggi. È cominciato così un viaggio nel tempo, quando anche una gita fuori porta, per noi era come attraversare le Colonne d’Ercole. Tornando a casa ho pensato che mi sarebbe piaciuto partire per il Vietnam così, senza un motivo, senza logica.

Forse hai ragione, amica mia, sono un po’ matto e vivo fuori dalla realtà ma ora che viaggio poco, ho bisogno di viaggiare in tutti sensi per difendermi da una società che va in una direzione che, credo, non mi appartenga. Per questo, perdonami amica mia e cerca di sopportare questo mancato viaggiatore che vive, romanticamente, di sogni.

Con affetto

Ricordi che perdono colore 3

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Non poteva durare tutta la vita! Ho messo fine alla ricerca di foto e diari di vecchi viaggi di lavoro e non, persi in un trasloco. Una ricerca durata anni, perché non volevo rassegnarmi all’idea di non avere più immagini e parole di un periodo emozionante della mia vita. Quando i ricordi saranno stinti ed anche il bianco e nero della memoria diventerà tutto grigio non resterà più testimonianza del mio passaggio in quei luoghi.
E se non dovessi più incontrare i compagni di quei viaggi, con i quali, anche a distanza di tanti anni, finiamo sempre col ricordare quelle esperienze? E se non ricordassi più niente…?

Se non ricordassi più la Giamaica? Se non ricordassi più le Dunn’s River Falls di Ocho Rios, al seguito di una modella brasiliana, della quale, sono sicuro, non mi dimenticherò mai. Se non ricordassi più le incredibili sconchigliapiagge di Turks and Caicos? Dove si è consumato il mio più grande delitto nei confronti della natura, per il quale, dopo tanti anni, provo ancora rimorso ogni volta che il mio sguardo vi si posa sopra, mitigato solo in parte dal ricordo di un inaspettato bagno in compagnia di razze giganti. Se non ricordassi più di Santiago de Compostela? La cattedrale, la gente intorno. Lo stupore di ragazzo che affronta il primo viaggio all’estero da solo, arrivato dalla costa atlantica della Spagna dopo essersi fermato a Oporto, senza sapere bene dove è finito. E dopo, il rammarico per esserci arrivato in auto e la promessa di tornare. Se non ricordassi più Key West? L’arrivo con l’attrezzatura da lavoro in warning a causa di continui sbalzi di temperatura ed il continuo entrare ed uscire dai bagni dei locali per rimediare con gli asciugamani ad aria. Se non ricordassi più l’emozione provata a trovarmi così vicino a Cuba, fissazione mai soddisfatta di quei tempi?

Ne scrivo qui perché ne resti traccia, e se i miei timori dovessero prendere il sopravvento sulla fantasia e diventare reali, qualcuno potrà leggerli per me.

A proposito di Libertà

“…lottiamo per essere liberi e non mi stancherò mai di spiegare che per essere liberi bisogna avere tempo: tempola felicita al potere da spendere nelle cose che ci piacciono, poiché la libertà è il tempo della vita che se ne va e che spendiamo nelle cose che ci motivano.

Mentre sei obbligato a lavorare per sopperire alle tue necessità materiali, non sei libero, sei schiavo della vecchia legge della necessità. Ora, se non poni un limite alle tue necessità, questo tempo diventa infinito. Detto più chiaramente: se non ti abitui a vivere con poco, con il giusto, dovrai vivere cercando di avere molte cose e vivrai solo in funzione di questo. Ma la vita se ne sarà andata via…”

                                 da: “La felicità al potere” Josè “Pepe” Mujica

Momenti di ordinaria Felicità

20150608_103620-picsaySarà che gli ultimi libri acquistati parlano di felicità. Sarà che il viaggio alla ricerca del senso della vita transita per la felicità certo non assoluta, ma nei piccoli momenti di ordinaria esistenza. Sarà che in questi attimi la felicità provata rischia di passare inosservata. Sarà per questo che raccolgo l’invito di Francesca senzazucchero a raccontare i miei momenti di ordinaria felicità, ringraziandola per questo momento di riflessione che consolida il senso di consapevolezza che cerco di mettere nel vivere.

 

Rientrare da lavoro e restare abbracciato per cinque minuti a mio figlio, che nel frattempo mi è saltato addosso.
Gustare un bicchiere di buon vino rosso in compagnia, ma anche da solo.
Riuscire a leggere in momenti inaspettati.
Andare ad acquistare il mio tè preferito nel mio negozio di tè preferito.
Inventare itinerari di viaggio (molte volte durante la giornata).
Raccontare un storiella a mio figlio e guardarlo mentre si addormenta.
Trascorrere un intero pomeriggio in libreria.
Cercare qualcosa e trovarla subito.
Guardare il mare, ascoltarne il rumore e pensare che sta cercando di ricordarmi che la vita è bella.

 

Grazie Francesca

Musicisti per le strade del mondo

Quando incontro qualcuno che suona la chitarra per strada tengo fede ad una promessa fatta da ragazzo, sempre. Mi fermo ad ascoltare, lascio qualche moneta e spero per lui che non piova.
Ho cominciato a suonare la chitarra a 13 anni. Ero bravino, ma non abbastanza da diventare musicista. Credevo che se le cose fossero andate male, avrei sempre potuto mettermi a suonare da qualche parte, per strada, e rimediare qualcosa per sopravvivere. Così ho cominciato a donare qualche soldo a tutti i chitarristi che incrocio nel mio andare.

I musicisti di strada creano l’atmosfera nei luoghi che visitiamo e ne influenzano il ricordo. Una piazza, una strada, saranno per sempre legati alla canzone che qualcuno sta suonando mentre l’attraversiamo.

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musicisti1Il Ponte Carlo a Praga ha come sottofondo un motivetto Charleston suonato da un’orchestrina ben organizzata. La metropolitana di Londra a She will be loved dei Maroon 5 suonata da Momy. La colonna sonora di una romantica passeggiata per una via irriconoscibile di Amsterdam è stata un medley di Buscaglione interpretato malamente da un contrabbassista particolare. In Giamaica pretendono qualche dollaro per farti ascoltare una canzone a tua scelta di Bob Marley e farsi fotografare mentre Jambo Bwana la si ascolta in ogni vicolo di Stone Town a Zanzibar.

 

E’ così anche per voi?