Ecco perché!

Prima di aprire il blog ero davvero pacoinviaggio. La valigia sempre pronta, ogni settimana in un paese diverso. Ero così abituato a viaggiare da non sentire più l’esigenza di dover avere un’immagine per ricordare i luoghi e le esperienze che stavo vivendo. Poi mi sono fermato, fisicamente intendo e dopo qualche tempo è nato il blog. Volevo convincermi che partire non è l’unico modo di viaggiare. In realtà avevo bisogno di raccontare, soprattutto a me stesso, di aver vissuto un periodo importante della vita nel modo migliore: viaggiando.
Negli ultimi tempi ho pensato ad altro: il lavoro pressante e la famiglia, alla quale mi sono dedicato senza indugio, senza rinunce. Il desiderio di conoscere non mi ha mai abbandonato ed ho continuato a viaggiare leggendo le vite degli altri, soprattutto per cercare risposta a domande più pressanti: Chi sono? Perché mi succede quello che mi succede? Comunque, viaggiare in tutti i sensi, è un pensiero quotidiano che cerca di farsi largo in una mente affollata. Il blog e l’ansia da prestazione che suscita, ha alimentato questa confusione. Ma4foto per paco allora perché continuare a far esistere pacoinviaggio?
Qualche giorno fa incontro un caro amico: “Che fine hai fatto? Ti ricordi quando giravamo il mondo?” Già i ricordi!
Pacoinviaggio è il cassetto dei miei ricordi, il diario dei miei pensieri, l’agenda dove programmare i #10viaggidafareprimadimorire, il taccuino dove appuntare le cose importanti della vita; ecco perché!
Questa volta ci metto la faccia.

Ci riprovo

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Ho perso il conto delle volte che ho scritto un post nel quale promettevo di prendermi nuovamente cura del blog dopo un lungo periodo di quasi totale assenza.
Credo di essere stato tra i primi a ricevere l’invito a partecipare ad un Blog Tour, sei anni fa. Ricordo che leggendo la mail mi venne da sorridere e pensai che qualcuno si stava divertendo a prendere in giro un poveraccio che aveva bisogno di raccontare i luoghi che aveva visitato, come se importasse a qualcuno. Non partecipai, neanche ai successivi, anche perché il lavoro aveva subito dei cambiamenti notevoli e soprattutto, era appena nato mio figlio. Mi è capitato spesso di avere idee che altri hanno poi realizzato nel tempo. Questo non fa di me uno in gamba, ma un inconcludente sognatore, tra il visionario e l’incapace.
Come dicevo, ci riprovo: ho rifatto un po’ il look ed ho ripreso alcune di quelle idee chiuse in un cassetto virtuale contrassegnato da un punto interrogativo. Eccomi qui dunque, ma perché?

 

“Facimmece nu blues”

 

concerto pino daniele copyAvevo 10 anni, forse 11. In casa avevamo un televisore Telefunken in bianco e nero che aveva tre tasti: uno lo accendeva, su di un altro si vedevano RaiUno e RaiTre e sull’altro altri canali, a volte si e a volte no.
Quella sera trascinai davanti a quel televisore la mia scrivania apparecchiata per la cena, perché trasmettevano il concerto del cantante del quale avevo comprato la mia prima musicassetta. E’ questo il primo ricordo che ho di Pino Daniele. Dopo quasi trent’anni ero sul palco, nelle sue vicinanze, in questo concerto del 2008 a Napoli.

Sono state dette tante parole, forse troppe; lui direbbe semplicemente:                                “Vabbuò, facimmece nu blues”

In nome di Dio

innomedidio.jpgIl mio rapporto con la religione è confuso, contraddittorio. Se penso a quante guerre, quanta sofferenza, quanti morti ci sono stati nella storia dell’umanità in nome di Dio, rabbrividisco. Quante divisioni, quanti contrasti, quante diversità. Ho potuto fare una sorta di viaggio in queste diversità.

moschea4chiesa valdese3sinagoga2roma9Roma. Per entrare nella Basilica di San Pietro, bisogna fare la coda in un percorso obbligato. Nella Chiesa Evangelica Valdese ci si può intrufolare, mentre per entrare nella Moschea bisogna togliersi le scarpe. Nella Sinagoga è molto più difficile.
L’architettura è ovviamente diversa, ognuna a suo modo stupenda. All’interno ci si comporta in modo diverso. I turisti affollano San Pietro in ordine sparso, mentre sono ordinati e guidati nella Sinagoga. C’è qualche curioso nella Chiesa Valdese, nella Moschea solo fedeli.

innomedidio2.jpgChi prega lo fa in modo diverso, in lingue diverse e con gesti diversi. Mi siedo, in modo diverso, e sento profumi diversi.

Ma quando resto con la coscienza nuda davanti a Dio, tutte queste diversità scompaiono in un istante. Cerco lo sguardo degli altri e capisco che tutti chiedono le stesse cose, tutti ringraziano per le stesse cose. Tutti provano le stesse sensazioni e le stesse emozioni.
Allora perché, in nome di Dio, il mondo continua a distruggersi!

Il mare e la plastica

Il primo impatto non è stato piacevole a causa di un nuvolone nero e della voglia di tornare sulla spiaggia di Calamosche. Poi Matty stacca la maniglia dal suo secchiello e mi dice “Giochiamo a lanciarci il boomerang che non torna?”
Il sole taglia le nuvole con l’aiuto del vento e restiamo a giocare in un mare splendente e profumato, divertendoci come matti fino al tramonto quando un moderno carrettino, 20140827_185423-picsayportandoci una gustosa granita al pistacchio, ci invita a lasciare la spiaggia di San Lorenzo per andare a scoprire un altro angolo di Sicilia.
Un pezzo di plastica blu mi lega a questo luogo, al quale non ho avuto neanche il tempo di fare una foto.

Cenerentola, cenerentola, cenerentola…

45giriCi sono giorni nei quali, senza nessuna volontà, ti ritrovi a viaggiare nel passato. Un susseguirsi di situazioni che ti portano indietro nel tempo, ma tanto indietro: questo è uno di quelli.
Attraverso il quartiere dove sono cresciuto, con indifferenza. Non vivo qui da anni e quasi non sento di appartenere più a questo luogo: una sensazione che mi infastidisce ogni volta. Passo sotto una finestra a piano terra sempre illuminata. Dietro la tendina c’è ancora lei, ora i capelli sono bianchi con lo sguardo triste appoggiato ad un sorriso sempre tenero. Torno a trent’anni fa, quando passavamo di lì sapendo di ricevere biscotti e caramelle e quel sorriso tenero accompagnato da una carezza. La stradina o quel che ne resta, è sempre lì, ed io finisco ancora più lontano nel tempo, quando mi sbucciavo le ginocchia ogni due giorni e ne mostravo le cicatrici con orgoglio. Poi il pranzo in famiglia, sempre piacevole, ma è un giorno decisamente particolare. La curiosità fa aprire a mio figlio Mattia un cassetto, dove il mio stereo è custodito così come l’ho lasciato anni fa. Ci sono i 33 giri della mia adolescenza e qualche 45 giri ancora più vecchio. Tra questi ci sono delle favole; ne prendo una e rifaccio un gesto ormai desueto. Alzo il braccetto del giradischi ed appoggio la puntina alla prima traccia della favola di Cenerentola. La voce è un po’ strana, ma il fruscio del vinile la rende piacevole e familiare. Guardo mio figlio sul divano estasiato, come sempre quando ascolta favole e storielle. Quando la matrigna chiama Cenerentola, un singhiozzo le fa ripetere lo stesso nome all’infinito così come faceva quaranta anni fa, sempre sullo stesso punto. Ridiamo, io riparto nel tempo ma la destinazione è troppo lontana, in bianco e nero, sbiadita. Il viaggio dura poco: il presente è più divertente.

Pensieri strani alla ricerca di una soluzione

libellula copySono circondato da libellule rosse e nere. L’estate è lontana ma fa ancora caldo e le zanzare mi stanno divorando. Questo posto dona serenità alla mia anima, anche se la voglia di pisciare mi rende irrequieto. Sono solo e tutto, intorno a me , è immobile. Anche gli alberi hanno le foglie ferme, come a tendere l’orecchio per ascoltare la città intorno nel caso dica qualcosa d’importante, un nuova notizia, qualcosa capace di cambiare il presente. Già la città! Eternamente in conflitto con se stessa. Come se stesse disputando un incontro di calcio con i ventidue giocatori, i tifosi e gli arbitri, tutti con la stessa casacca, un unico colore. Tutti giocano nella stessa squadra, ma tutti contro tutti. I giocatori non sanno di chi fidarsi ed i tifosi chi tifare. Gli arbitri per non sbagliare fischiano contro tutti: una grande confusione. Nel mezzo ci sono anch’io, incapace come gli altri di capirci qualcosa, alla ricerca di una soluzione: abbandonare la partita o cercare di mettere ordine. Non parlo di capire chi ha torto e chi ha ragione, di dividere i giusti dai disonesti, questo è abbastanza chiaro. Spesso, però, anche il giusto per non scoppiare è costretto a pisciare fuori dal vaso ed qui che si genera la necessità di capire che strada percorre. Ora intanto vado, lì c’è un albero…

Vendicari: pace assoluta

vendicari1Il mio approccio con la meditazione è stato un fiasco. La mente viaggia per i fatti suoi e la confusione regna sovrana; altro che pace interiore, altro che armonia con il mondo esterno. Continuo a provare invidia e diffidenza verso chi medita, verso chi è in equilibrio.

vendicari7Durante il viaggio in Sicilia di quest’estate, sono andato nella Riserva Naturale di Vendicari. Arrivare sulla spiaggia di Calamosche è stato piacevolmente faticoso: venti minuti di cammino sotto il sole, mitigato da qualche albero di ulivo compassionevole in un deserto di sabbia. La vista del mare cancella la fatica: l’acqua è splendida.

vendicari3Poi, è successo! Sono entrato in uno stato di pace assoluta. Meraviglioso! Ho provato serenità completa in totale equilibrio con la natura: ho sentito il mare, le rocce, la sabbia, il vento. Nulla intorno a me interagiva con me, nulla era fastidioso ne le urla della gente, ne gli schizzi d’acqua: la natura ha vinto su tutto il resto ed io ne ho goduto. Una strana sensazione di benessere molto vicina a quel che, penso, possa essere meditare, ma senza meditare.

vendicari8Al tramonto la spiaggia si svuota ed io sono ancora stordito dalla forte emozione. Come sarebbe giusto vivere in questa condizione interiore sempre. Voglio ricordare questo momento!

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