Viaggio a Norimberga

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…questo viaggio, in sé insignificante e fortuito, pare essere stato determinato da innumerevoli frammenti della mia vita precedente.

…sono tuttavia un amante del comodo, un uomo restio ai viaggi e alle frequentazioni umane…

…l’invito …arrivò… in un periodo in cui la vita mi costava un’eccezionale fatica, in cui tutt’intorno vedevo solo fastidi, peso, accidia e nessun aspetto lieto;…

…assaporai il piacere di stare con gli amici, di chiacchierare ed esprimere con le labbra e con gli occhi quello che di attimo in attimo è vivo nell’animo, e che nel giro vizioso della penna perde sempre il suo tratto migliore, peculiare. Non c’è arte in cui io sia così dilettante e alle prime armi come nell’arte delle convivialità, ma nessuna mi delizia di più, nelle rare occasioni in cui mi è dato di esercitarla in una cerchia di amici.

Non ricevevo posta! Tutte le preoccupazioni che la posta reca con sé, tutto il dispendio di tempo, tutti gli strapazzi che infligge ai miei occhi, al mio cuore, al mio umore, all’improvviso erano scomparsi!

…al pensiero di aver commesso, in un’incomprensibile follia giovanile, l’errore di fare di un talento una professione!

…non rigetto, non odio i sentimenti e i sentimentalismi, bensì mi chiedo: di che viviamo, in fondo, come facciamo esperienza della vita, se non attraverso i sentimenti? […]. Il sentimento, la delicatezza e una lieve eccitabilità delle oscillazioni psichiche sono infatti la mia dote, con cui mi guadagno da vivere.

Orbene, partii dunque a cuor leggero. Un simile commiato, quando non torni a casa nel tuo eremo ma vai per il mondo, non ha nulla di angoscioso; anzi, ti senti superiore a chi resta…

Tu  folle poeta in viaggio, sei veramente folle? Sei malato, afflitto dal mal di vivere e spesso ti manca la voglia di andare avanti solo perché hai perso l’occasione per adattarti alla realtà “così com’è”? […]. No, hai mille volte ragione a protestare contro questo orribile “mondo così com’è”, hai ragione a soffocare e morire davanti a questo mondo, invece di accettarlo. E ancora una volta sentii quel guizzo tra i due poli opposti, sentii oscillare quel ponte sospeso sopra il baratro tra realtà e ideale, tra realtà e bellezza che è l’umorismo. Si, con l’umorismo tutto è sopportabile,[…]. Con una risata, con la volontà di non pendere sul serio la realtà, con la consapevolezza costante della transitorietà tutto è sopportabile.

…non era  tanto il pane, che mi mancava, quanto l’aria, e quell’aria del saper vivere, della soddisfazione, della fiducia nel mio lavoro e in quello che facevo…

…il mio cuore era stato dominato da un interrogativo: che cosa accadrà ora? Cos’hai scoperto, cos’hai raggiunto nel tuo viaggio?

 

 

 

Viaggiare in tutti i sensi

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La maglietta più grande di qualche taglia, i pugni portati agli occhi a voler imitare il nostro guardare nella fotocamera. Subito dopo un sorriso accogliente, accompagnato da uno sguardo sereno che rallenta il tempo, quasi lo ferma, donandomi la possibilità di assaporare pienamente questo momento. Ricambio lo sguardo del bimbo tendendogli la mano, lui la batte forte con la sua e scappa via ridendo. Nell’aria c’è un profumo di spezie in cottura, il sole sta per prepararsi al tramonto ed intorno a me non c’è più nessuno; si sente solo il rumore del mare poco distante.

Sono molto legato a questa foto che, a distanza di anni, mi riporta in quel villaggio di Zanzibar dove è nato lo stato d’animo con il quale ancora oggi affronto ogni mio viaggio. Ricordo ogni odore, ogni rumore di quel momento, la curiosità nello sguardo di quei due bimbi e la leggerezza con la quale si sono avvicinati ad uno sconosciuto. È nato qui il mio VIAGGIARE IN TUTTI I SENSI, il voler godere delle piccole cose del viaggiare: ascoltare le voci che vengono dai bar, annusare gli odori che escono dai portoni, guardare l’espressione delle persone che incrocio nel mio andare, toccare gli alberi nei parchi, gustare la gastronomia delle locande.

Tutto questo lo riverso in queste pagine, per tenerne memoria, per poterne godere ogni volta che il tormento di viaggiare non può essere soddisfatto.

Viaggiare finché c’è fiato in gola

btrhdrZaino in spalla, scarpe comode e sguardo piegato sulla cartina per cercare di orientarsi nel mezzo di una gran confusione che sembra, però, non crear loro alcun fastidio. Si allontanano lentamente, come se dovessero gustarsi ogni passo, rendere omaggio alla storia di ogni lastra di pietra che calpestano.

Sono rimasto a guardare questi due anziani viaggatori andare via, come si farebbe con un amico che sta per partire per un lungo viaggio sperando di rivederlo ancora. Avrei dovuto fermarli, chiedere da quanto tempo fossero in viaggio e ringraziarli per avermi donato una speranza. Invece ho scattato questa foto, senza voler mancare di rispetto, ma per avere la possibilità, guardandola, di mantenere viva la speranza che è possibile viaggiare finché c’è fiato in gola. Che c’è la possibilità di rimediare ai tanti “c’è tempo” detti fino ad ora. Per mantenere viva la speranza che arriverà il momento per recuperare i tanti viaggi rimandati perché “ora non è possibile”. Grazie anziani viaggiatori e buon viaggio!

La Libertà viaggia in treno

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Il viaggio in treno non è mai solo il viaggio che si va compiendo. È sempre qualcosa in più. Per qualche motivo il viaggio in treno finisce sempre per rimandare a una collettività, a una comunità, a una condivisione.

Nessuno addio è così definitivo come quello pronunciato lungo la banchina di un treno. […] Nulla è insignificante quando si ha a che fare con due persone che stanno per separarsi al confine di un viaggio.

… tutti noi, che ci siamo seduti in autobus o in treno, ci siamo innamorati in cinque secondi di qualcuno.

Il primo viaggio è quello che si fa sopra una giostra. Come un satellite, un astro. Quando ancora nulla si sa della geografia, delle mappe, dello spazio e di tutto quello che sta lontano da noi e altrove.

Più vado avanti nella mia vita, ha scritto, più i miei ricordi diventano dettagliati. Più fugge il tempo, più si torna indietro. Più si va avanti negli anni, più si torna all’eterna estate.

Domani, sembra sempre un giorno in cui si potrà avere coraggio.

Il viaggio in treno, al di là dell’apparente destinazione, del luogo verso cui si va, è spesso già di per se uno spazio dove ciascuno trova il tempo e il modo per una sorta di riscatto quotidiano. Il tempo vissuto sul treno non è solo il tempo del viaggio, ma è il tempo in cui ciascuno prova ad accedere a un se stesso che altrove non gli viene riconosciuto.

Nelle stazioni ci sono silenzi e attese che aprono varchi improvvisi.

È la porzione di treno che sta lì per far passare, per fare andare oltre e camminare. […] E’ lo spazio dove passano quelli che, anche in viaggio, non riescono a trovare pace. Nei vagoni moderni, in quelli che rimandano alla conformazione dei pullman, quella passerella stretta corre tra due file di sedili, ma anche se le dimensioni sono così minute da rendere più complicato il passaggio, ancora svela qualcosa dei viaggiatori che altrimenti non si riuscirebbe a scoprire mai.

I binari disegnano una linea solitaria in uno spazio assoluto. C’è desolazione e magia.

…quando anche lui passò lo Specchio per la prima volta, quando ebbe la sensazione immediata “di come una persona possa perdere improvvisamente memoria e cognizione del tempo” e allo stesso tempo accogliere “una miriade di pensieri e immagini nuove negli occhi”.

Come se al momento della partenze ci si immergesse nelle acque e solo in seguito, solo dopo aver percorso tutto intero quella specie di mare profondo che è il viaggio, si riuscisse a riemergere, proprio quando si è arrivati in quel punto oltre il quale non si può più andare.

Una ragazza, come una sirena poggiata sui fondali del suo oceano, tiene gli occhi chiusi. Il filo degli auricolari accentua quell’isolamento abissale. Ad attrarre è il fatto che, per qualche motivo, si capisce che non li ha chiusi per dormire, ma per qualcos’altro.

Non si parte mai solo per andare a vedere una città, un luogo sconosciuto, o per il solo gusto di viaggiare. Ogni volta che ci si allontana da casa e da quello con cui si son prese da tempo le misure, ogni volta che ci si mette su un treno che va da una capo all’altro, lo si fa per lasciarsi alle spalle il consueto e attingere a qualcosa di più grande.

Cara amica ti scrivo per spiegarti che…

lettera        Cara amica,
 lo so, ti sembro matto, fuori dalla realtà. Lo capisco dal tuo sguardo che cerca di evitare il mio mentre fantastico con le parole. Eppure mi piacerebbe poterti far capire perché parlo sempre di andare, vedere, partire, viaggiare.

Viaggiare è un pensiero quotidiano che si fa largo nella mia mente affollata. Ogni giorno penso a un nuovo itinerario da realizzare, magari in solitaria. Magari con mio figlio, per raccontargli della nostra famiglia e di me, di quando ero piccolo, di quando era piccolo lui, le cose importanti della vita.

Sai che odoro il mio lavoro, eppure se ne sono stato sempre orgoglioso, se ci ho messo tanta passione, è perché mi ha fatto viaggiare tanto.

Ti faccio un altro esempio. Sono a lavoro e su questa dolcissima canzone di Dulce Pontes, due fantastiche creature stanno danzando. Mi emoziono come non mi capitava da tempo, continuo a fare il mio lavoro cercando di fermare in gola le lacrime. Stupendomi per aver provato una tale emozione, penso all’amore di Pessoa (è una sua poesia) per il Portogallo, al mio troppo rapido passaggio da Lisbona e al desiderio di tornare per poterla vivere profondamente. Poi arriva una brutta notizia. Ritrovo gli amici di un tempo e nel dolore che ci ha riunito, ogni pretesto è buono per ricordare gli anni della spensieratezza, delle prime esperienze con il mondo, dei campeggi. È cominciato così un viaggio nel tempo, quando anche una gita fuori porta, per noi era come attraversare le Colonne d’Ercole. Tornando a casa ho pensato che mi sarebbe piaciuto partire per il Vietnam così, senza un motivo, senza logica.

Forse hai ragione, amica mia, sono un po’ matto e vivo fuori dalla realtà ma ora che viaggio poco, ho bisogno di viaggiare in tutti sensi per difendermi da una società che va in una direzione che, credo, non mi appartenga. Per questo, perdonami amica mia e cerca di sopportare questo mancato viaggiatore che vive, romanticamente, di sogni.

Con affetto

Ricordi che perdono colore 3

per sfondo

Non poteva durare tutta la vita! Ho messo fine alla ricerca di foto e diari di vecchi viaggi di lavoro e non, persi in un trasloco. Una ricerca durata anni, perché non volevo rassegnarmi all’idea di non avere più immagini e parole di un periodo emozionante della mia vita. Quando i ricordi saranno stinti ed anche il bianco e nero della memoria diventerà tutto grigio non resterà più testimonianza del mio passaggio in quei luoghi.
E se non dovessi più incontrare i compagni di quei viaggi, con i quali, anche a distanza di tanti anni, finiamo sempre col ricordare quelle esperienze? E se non ricordassi più niente…?

Se non ricordassi più la Giamaica? Se non ricordassi più le Dunn’s River Falls di Ocho Rios, al seguito di una modella brasiliana, della quale, sono sicuro, non mi dimenticherò mai. Se non ricordassi più le incredibili sconchigliapiagge di Turks and Caicos? Dove si è consumato il mio più grande delitto nei confronti della natura, per il quale, dopo tanti anni, provo ancora rimorso ogni volta che il mio sguardo vi si posa sopra, mitigato solo in parte dal ricordo di un inaspettato bagno in compagnia di razze giganti. Se non ricordassi più di Santiago de Compostela? La cattedrale, la gente intorno. Lo stupore di ragazzo che affronta il primo viaggio all’estero da solo, arrivato dalla costa atlantica della Spagna dopo essersi fermato a Oporto, senza sapere bene dove è finito. E dopo, il rammarico per esserci arrivato in auto e la promessa di tornare. Se non ricordassi più Key West? L’arrivo con l’attrezzatura da lavoro in warning a causa di continui sbalzi di temperatura ed il continuo entrare ed uscire dai bagni dei locali per rimediare con gli asciugamani ad aria. Se non ricordassi più l’emozione provata a trovarmi così vicino a Cuba, fissazione mai soddisfatta di quei tempi?

Ne scrivo qui perché ne resti traccia, e se i miei timori dovessero prendere il sopravvento sulla fantasia e diventare reali, qualcuno potrà leggerli per me.

Musicisti per le strade del mondo

Quando incontro qualcuno che suona la chitarra per strada tengo fede ad una promessa fatta da ragazzo, sempre. Mi fermo ad ascoltare, lascio qualche moneta e spero per lui che non piova.
Ho cominciato a suonare la chitarra a 13 anni. Ero bravino, ma non abbastanza da diventare musicista. Credevo che se le cose fossero andate male, avrei sempre potuto mettermi a suonare da qualche parte, per strada, e rimediare qualcosa per sopravvivere. Così ho cominciato a donare qualche soldo a tutti i chitarristi che incrocio nel mio andare.

I musicisti di strada creano l’atmosfera nei luoghi che visitiamo e ne influenzano il ricordo. Una piazza, una strada, saranno per sempre legati alla canzone che qualcuno sta suonando mentre l’attraversiamo.

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musicisti1Il Ponte Carlo a Praga ha come sottofondo un motivetto Charleston suonato da un’orchestrina ben organizzata. La metropolitana di Londra a She will be loved dei Maroon 5 suonata da Momy. La colonna sonora di una romantica passeggiata per una via irriconoscibile di Amsterdam è stata un medley di Buscaglione interpretato malamente da un contrabbassista particolare. In Giamaica pretendono qualche dollaro per farti ascoltare una canzone a tua scelta di Bob Marley e farsi fotografare mentre Jambo Bwana la si ascolta in ogni vicolo di Stone Town a Zanzibar.

 

E’ così anche per voi?

Ecco perché!

Prima di aprire il blog ero davvero pacoinviaggio. La valigia sempre pronta, ogni settimana in un paese diverso. Ero così abituato a viaggiare da non sentire più l’esigenza di dover avere un’immagine per ricordare i luoghi e le esperienze che stavo vivendo. Poi mi sono fermato, fisicamente intendo e dopo qualche tempo è nato il blog. Volevo convincermi che partire non è l’unico modo di viaggiare. In realtà avevo bisogno di raccontare, soprattutto a me stesso, di aver vissuto un periodo importante della vita nel modo migliore: viaggiando.
Negli ultimi tempi ho pensato ad altro: il lavoro pressante e la famiglia, alla quale mi sono dedicato senza indugio, senza rinunce. Il desiderio di conoscere non mi ha mai abbandonato ed ho continuato a viaggiare leggendo le vite degli altri, soprattutto per cercare risposta a domande più pressanti: Chi sono? Perché mi succede quello che mi succede? Comunque, viaggiare in tutti i sensi, è un pensiero quotidiano che cerca di farsi largo in una mente affollata. Il blog e l’ansia da prestazione che suscita, ha alimentato questa confusione. Ma4foto per paco allora perché continuare a far esistere pacoinviaggio?
Qualche giorno fa incontro un caro amico: “Che fine hai fatto? Ti ricordi quando giravamo il mondo?” Già i ricordi!
Pacoinviaggio è il cassetto dei miei ricordi, il diario dei miei pensieri, l’agenda dove programmare i #10viaggidafareprimadimorire, il taccuino dove appuntare le cose importanti della vita; ecco perché!
Questa volta ci metto la faccia.