Milano: “Verso” un libro

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Il caldo è sopportabile, nonostante le alte temperature di questi giorni. Dei ragazzi se la ridono in un piccolo parco giochi e c’è un Giuseppe Verdi che sembra voglia invitarmi a noleggiare una bicicletta. Intorno c’è tutto quello che ti aspetti da Milano: tram, turisti, dialetti, graffiti, monumenti, spritz. Una ragazza cerca l’angolazione migliore per farsi un selfie con la Basilica di San Lorenzo Maggiore. Un gatto mi taglia la strada mentre cerco di arrivare a destinazione. Sto cercando una libreria che, in realtà, ho visto solo in foto, dove spero di trovare un libro per seguire un consiglio di Einaudi che per segnalarlo ha messo insieme Sepúlveda e Murakami.

Entro nella libreria Verso e sullo scaffale di fronte alla porta c’è proprio: “Se i gatti scomparissero dal mondo” di Kawamura Genki. Di sicuro le coincidenze esistono, ma questa è una cosa diversa. E’ incontrarsi ad un appuntamento che nessuno ha preso, dove però ci si stava aspettando.dav_vivid

Prendo un caffè e mi guardo intorno, ci sono molti libri che ho letto ed altri che leggerò. Sorrido tutto il tempo. Sorrido per quel senso di benessere che si prova quando si ha la consapevolezza di essere nel posto giusto nel momento giusto.

#UnViaggioUnLibro: Marzamemi e La scoperta dell’alba

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Marzamemi è stracolma di gente. Cerco di allontanarmi dalla confusione e finisco davanti ad un’Apecar tutta colorata carica di libri: una Lapa, una libreria ambulante. E’ parcheggiata sotto un gazebo illuminato con davanti delle cassette per la frutta che contengono libri per bambini. Seduto su una piccola sedia di legno il proprietario, un ragazzo con la barba nera e folta, legge e ride. Mi avvicino con lo stesso entusiasmo di un bambino che vede una bancarella di giocattoli: avrei comprato qualunque cosa pur di avere un contatto con questa immagine che sembra un acquerello di Giacinto Gigante.

Tra tanti titoli sconusciuti, tiro fuori “La scoperta dell’alba” di Walter Veltroni. E’ avvolto nel cellophane ma la copertina ha preso troppo sole. Mi siedo su di uno scalino nelle vicinanze e, nell’attesa che chi mi accompagna finisca le sue cose, comincio a leggere, come se mi aspettassi un messaggio, una rivelazione.
Era l’agosto del 2014 ed in quel momento, la luce del tramonto sul profilo di Marzamemi, si è legata per sempre a questo libro, in un unico ricordo.
Da quella lettura è cominciata una particolare riflessione su mio padre, mio figlio ed i nostri rapporti. Una riflessione che mi accompagna da allora senza fine, ed ha come sfondo la chiesetta di San Francesco da Paola di Marzamemi, con le sedie colorate e la gente che passeggia avvolta dal vento torrido del sud.

 

#UnViaggioUnLibro

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Viaggi e libri affollano la mia esistenza.
Convivono senza ostacolarsi, ognuno con la sua libertà, alternandosi con gentilezza ed educazione. A volte si intrecciano brevemente, come fanno le onde con gli scogli, lasciando uno la scia sull’altro. Altre si fondono in una catena indissolubile, nonostante non ci sia tra loro nessun legame.

Per qualche misteriosa alchimia, libro e viaggio diventato un unico ricordo, senza riuscire a stabilire quale dei due sia stato più importante.
Ci sono camere di alberghi, spiagge, alberi, corse in treno, bar, intere città che saranno per sempre associati alla bellezza del libro che ho letto in quel momento. Ci sono libri, dei quali non resterà traccia nella storia, che ricorderò per l’empatia che hanno saputo creare con il fascino del luogo dove sono stati letti.

Proverò a raccontare questi momenti con #UnViaggioUnLibro.

Se anche voi avete un libro legato ad un viaggio o viceversa, scrivetelo qui sotto o, se preferite, con un vostro post.

(Se ne avete voglia!)

Norimberga: luci ed ombre

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Sono arrivato a Norimberga senza aspettative. Il cielo è incerto, come il mio umore.

“La città mi fece un’impressione orribile, della qual cosa naturalmente non fu la città ad avere colpa. La colpa era tutta mia. Vidi una città antica veramente incantevole, più ricca di Ulma, più singolare di Augusta, vidi St. Lorenz e St. Sebal, vidi il Municipio e il suo cortile, con una fontana di ineffabile grazia. Vidi tutto ciò, e tutto era assai bello, ma stretto d’assedio dai fabbricati di una città commerciale, fredda, squallida, assordata dallo scoppiettio dei motori, avvolta nelle spire delle automobili, tutto tremava leggermente al ritmo di un tempo diverso, un tempo incapace di costruire volte a costoloni e di ambientare fontane incantevoli come fiori in silenziosi cortili, tutto sembrava sul punto di rovinare l’attimo seguente, giacché non aveva più uno scopo, un’anima. Quante cose belle, incantevoli vidi in quella magnifica città! Non solo i monumenti celebri, le chiese, le fontane, la casa di Dürer, il castello, ma anche una miriade di piccoli dettagli, a me in fondo più cari. […]. Ma non ci fu nulla da fare. Vedevo tutto avvolto dai gas di scarico di quelle maledette macchine, tutto minato alla base, tutto vibrante di una vita che non riesco a sentire umana, ma solo diabolica, tutto in procinto di morire, in procinto di diventare polvere, bramoso di crollo e disfacimento per il troppo disgusto del mondo, per la stanchezza di un’esistenza senza scopo, di una bellezza senza anima.”

È sorprendente come ci si possa sentire vicini allo stato d’animo di uno scrittore. Era il 1925, quando Hermann Hesse concluse il suo Viaggio a Norimberga, a distanza di più di novant’anni anch’io provo un certo disagio a dover decidere se Norimberga ha un’anima nel profondo della sua bellezza. Avverto il peso delle ombre del suo passato che cercano di schiarirsi con le luci riflesse nel fiume che taglia la città, ricostruita in larga parte nel dopoguerra. Luci ed ombre di un luogo in cui si susseguono incantevoli angoli dove il tempo sembra essersi fermato a mille anni fa, e strade ricoperte di negozi alla moda. Norimberga è parte della Germania efficiente ed organizzata, ma ho respirato un’aria di indolenza, ma forse, “non fu la città ad avere colpa”.

Poi scende la sera, le ombre hanno il sopravvento e coprono tutto. Le luci dei lampioni stendono un velo romantico e ci si può lasciare affascinare da questa città che si anima, si rilassa, si lascia andare ed io con lei.

Viaggio a Norimberga

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…questo viaggio, in sé insignificante e fortuito, pare essere stato determinato da innumerevoli frammenti della mia vita precedente.

…sono tuttavia un amante del comodo, un uomo restio ai viaggi e alle frequentazioni umane…

…l’invito …arrivò… in un periodo in cui la vita mi costava un’eccezionale fatica, in cui tutt’intorno vedevo solo fastidi, peso, accidia e nessun aspetto lieto;…

…assaporai il piacere di stare con gli amici, di chiacchierare ed esprimere con le labbra e con gli occhi quello che di attimo in attimo è vivo nell’animo, e che nel giro vizioso della penna perde sempre il suo tratto migliore, peculiare. Non c’è arte in cui io sia così dilettante e alle prime armi come nell’arte delle convivialità, ma nessuna mi delizia di più, nelle rare occasioni in cui mi è dato di esercitarla in una cerchia di amici.

Non ricevevo posta! Tutte le preoccupazioni che la posta reca con sé, tutto il dispendio di tempo, tutti gli strapazzi che infligge ai miei occhi, al mio cuore, al mio umore, all’improvviso erano scomparsi!

…al pensiero di aver commesso, in un’incomprensibile follia giovanile, l’errore di fare di un talento una professione!

…non rigetto, non odio i sentimenti e i sentimentalismi, bensì mi chiedo: di che viviamo, in fondo, come facciamo esperienza della vita, se non attraverso i sentimenti? […]. Il sentimento, la delicatezza e una lieve eccitabilità delle oscillazioni psichiche sono infatti la mia dote, con cui mi guadagno da vivere.

Orbene, partii dunque a cuor leggero. Un simile commiato, quando non torni a casa nel tuo eremo ma vai per il mondo, non ha nulla di angoscioso; anzi, ti senti superiore a chi resta…

Tu  folle poeta in viaggio, sei veramente folle? Sei malato, afflitto dal mal di vivere e spesso ti manca la voglia di andare avanti solo perché hai perso l’occasione per adattarti alla realtà “così com’è”? […]. No, hai mille volte ragione a protestare contro questo orribile “mondo così com’è”, hai ragione a soffocare e morire davanti a questo mondo, invece di accettarlo. E ancora una volta sentii quel guizzo tra i due poli opposti, sentii oscillare quel ponte sospeso sopra il baratro tra realtà e ideale, tra realtà e bellezza che è l’umorismo. Si, con l’umorismo tutto è sopportabile,[…]. Con una risata, con la volontà di non pendere sul serio la realtà, con la consapevolezza costante della transitorietà tutto è sopportabile.

…non era  tanto il pane, che mi mancava, quanto l’aria, e quell’aria del saper vivere, della soddisfazione, della fiducia nel mio lavoro e in quello che facevo…

…il mio cuore era stato dominato da un interrogativo: che cosa accadrà ora? Cos’hai scoperto, cos’hai raggiunto nel tuo viaggio?

 

 

 

I mattoni di Urbino

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Urbino la vedi da lontano: appare e scompare tra gli alberi dopo ogni curva. È assediata da nuvole basse, che faticano non poco a farsi strada tra i mattoni della città. I mattoni: prima d’ora non avevo mai pensato ai mattoni. Ad Urbino i mattoni non sono solo dei parallelepipedi di colore rosso usati per l’edilizia, sono l’anima del centro storico. Non ho mai sentito così forte la presenza delle mura degli edifici in una città. Sono disegnate in modo incredibilmente preciso, con i mattoni perfettamente allineati, ordinati, disciplinati come un reggimento in una parata militare. Vicoli, scalinate, saliscendi inaspettati; si è avvolti completamente, dalla pavimentazione alle pareti, da mattoni tutti uguali che ti colorano la pelle, ti fanno perdere l’orientamento, ti tolgono il fiato.

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Eppure c’è una straordinaria armonia. Dopo lo scombussolamento iniziale, Urbino ti invita a fare amicizia con le sue librerie, i caffè e quell’atmosfera da intellettuale che ne determina il fascino, con la complicità di un’immensa ricchezza storica e artistica.

Viaggiare finché c’è fiato in gola

btrhdrZaino in spalla, scarpe comode e sguardo piegato sulla cartina per cercare di orientarsi nel mezzo di una gran confusione che sembra, però, non crear loro alcun fastidio. Si allontanano lentamente, come se dovessero gustarsi ogni passo, rendere omaggio alla storia di ogni lastra di pietra che calpestano.

Sono rimasto a guardare questi due anziani viaggatori andare via, come si farebbe con un amico che sta per partire per un lungo viaggio sperando di rivederlo ancora. Avrei dovuto fermarli, chiedere da quanto tempo fossero in viaggio e ringraziarli per avermi donato una speranza. Invece ho scattato questa foto, senza voler mancare di rispetto, ma per avere la possibilità, guardandola, di mantenere viva la speranza che è possibile viaggiare finché c’è fiato in gola. Che c’è la possibilità di rimediare ai tanti “c’è tempo” detti fino ad ora. Per mantenere viva la speranza che arriverà il momento per recuperare i tanti viaggi rimandati perché “ora non è possibile”. Grazie anziani viaggiatori e buon viaggio!