#UnViaggioUnLibro

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Viaggi e libri affollano la mia esistenza.
Convivono senza ostacolarsi, ognuno con la sua libertà, alternandosi con gentilezza ed educazione. A volte si intrecciano brevemente, come fanno le onde con gli scogli, lasciando uno la scia sull’altro. Altre si fondono in una catena indissolubile, nonostante non ci sia tra loro nessun legame.

Per qualche misteriosa alchimia, libro e viaggio diventato un unico ricordo, senza riuscire a stabilire quale dei due sia stato più importante.
Ci sono camere di alberghi, spiagge, alberi, corse in treno, bar, intere città che saranno per sempre associati alla bellezza del libro che ho letto in quel momento. Ci sono libri, dei quali non resterà traccia nella storia, che ricorderò per l’empatia che hanno saputo creare con il fascino del luogo dove sono stati letti.

Proverò a raccontare questi momenti con #UnViaggioUnLibro.

Se anche voi avete un libro legato ad un viaggio o viceversa, scrivetelo qui sotto o, se preferite, con un vostro post.

(Se ne avete voglia!)

Norimberga: luci ed ombre

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Sono arrivato a Norimberga senza aspettative. Il cielo è incerto, come il mio umore.

“La città mi fece un’impressione orribile, della qual cosa naturalmente non fu la città ad avere colpa. La colpa era tutta mia. Vidi una città antica veramente incantevole, più ricca di Ulma, più singolare di Augusta, vidi St. Lorenz e St. Sebal, vidi il Municipio e il suo cortile, con una fontana di ineffabile grazia. Vidi tutto ciò, e tutto era assai bello, ma stretto d’assedio dai fabbricati di una città commerciale, fredda, squallida, assordata dallo scoppiettio dei motori, avvolta nelle spire delle automobili, tutto tremava leggermente al ritmo di un tempo diverso, un tempo incapace di costruire volte a costoloni e di ambientare fontane incantevoli come fiori in silenziosi cortili, tutto sembrava sul punto di rovinare l’attimo seguente, giacché non aveva più uno scopo, un’anima. Quante cose belle, incantevoli vidi in quella magnifica città! Non solo i monumenti celebri, le chiese, le fontane, la casa di Dürer, il castello, ma anche una miriade di piccoli dettagli, a me in fondo più cari. […]. Ma non ci fu nulla da fare. Vedevo tutto avvolto dai gas di scarico di quelle maledette macchine, tutto minato alla base, tutto vibrante di una vita che non riesco a sentire umana, ma solo diabolica, tutto in procinto di morire, in procinto di diventare polvere, bramoso di crollo e disfacimento per il troppo disgusto del mondo, per la stanchezza di un’esistenza senza scopo, di una bellezza senza anima.”

È sorprendente come ci si possa sentire vicini allo stato d’animo di uno scrittore. Era il 1925, quando Hermann Hesse concluse il suo Viaggio a Norimberga, a distanza di più di novant’anni anch’io provo un certo disagio a dover decidere se Norimberga ha un’anima nel profondo della sua bellezza. Avverto il peso delle ombre del suo passato che cercano di schiarirsi con le luci riflesse nel fiume che taglia la città, ricostruita in larga parte nel dopoguerra. Luci ed ombre di un luogo in cui si susseguono incantevoli angoli dove il tempo sembra essersi fermato a mille anni fa, e strade ricoperte di negozi alla moda. Norimberga è parte della Germania efficiente ed organizzata, ma ho respirato un’aria di indolenza, ma forse, “non fu la città ad avere colpa”.

Poi scende la sera, le ombre hanno il sopravvento e coprono tutto. Le luci dei lampioni stendono un velo romantico e ci si può lasciare affascinare da questa città che si anima, si rilassa, si lascia andare ed io con lei.

Viaggio a Norimberga

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…questo viaggio, in sé insignificante e fortuito, pare essere stato determinato da innumerevoli frammenti della mia vita precedente.

…sono tuttavia un amante del comodo, un uomo restio ai viaggi e alle frequentazioni umane…

…l’invito …arrivò… in un periodo in cui la vita mi costava un’eccezionale fatica, in cui tutt’intorno vedevo solo fastidi, peso, accidia e nessun aspetto lieto;…

…assaporai il piacere di stare con gli amici, di chiacchierare ed esprimere con le labbra e con gli occhi quello che di attimo in attimo è vivo nell’animo, e che nel giro vizioso della penna perde sempre il suo tratto migliore, peculiare. Non c’è arte in cui io sia così dilettante e alle prime armi come nell’arte delle convivialità, ma nessuna mi delizia di più, nelle rare occasioni in cui mi è dato di esercitarla in una cerchia di amici.

Non ricevevo posta! Tutte le preoccupazioni che la posta reca con sé, tutto il dispendio di tempo, tutti gli strapazzi che infligge ai miei occhi, al mio cuore, al mio umore, all’improvviso erano scomparsi!

…al pensiero di aver commesso, in un’incomprensibile follia giovanile, l’errore di fare di un talento una professione!

…non rigetto, non odio i sentimenti e i sentimentalismi, bensì mi chiedo: di che viviamo, in fondo, come facciamo esperienza della vita, se non attraverso i sentimenti? […]. Il sentimento, la delicatezza e una lieve eccitabilità delle oscillazioni psichiche sono infatti la mia dote, con cui mi guadagno da vivere.

Orbene, partii dunque a cuor leggero. Un simile commiato, quando non torni a casa nel tuo eremo ma vai per il mondo, non ha nulla di angoscioso; anzi, ti senti superiore a chi resta…

Tu  folle poeta in viaggio, sei veramente folle? Sei malato, afflitto dal mal di vivere e spesso ti manca la voglia di andare avanti solo perché hai perso l’occasione per adattarti alla realtà “così com’è”? […]. No, hai mille volte ragione a protestare contro questo orribile “mondo così com’è”, hai ragione a soffocare e morire davanti a questo mondo, invece di accettarlo. E ancora una volta sentii quel guizzo tra i due poli opposti, sentii oscillare quel ponte sospeso sopra il baratro tra realtà e ideale, tra realtà e bellezza che è l’umorismo. Si, con l’umorismo tutto è sopportabile,[…]. Con una risata, con la volontà di non pendere sul serio la realtà, con la consapevolezza costante della transitorietà tutto è sopportabile.

…non era  tanto il pane, che mi mancava, quanto l’aria, e quell’aria del saper vivere, della soddisfazione, della fiducia nel mio lavoro e in quello che facevo…

…il mio cuore era stato dominato da un interrogativo: che cosa accadrà ora? Cos’hai scoperto, cos’hai raggiunto nel tuo viaggio?

 

 

 

L’annusatrice di libri

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Per la prima volta dopo mesi aveva letto, su quello non c’erano dubbi, ma le parole che le erano sgusciate dalle labbra non erano penetrate nella sua mente passando per gli occhi.

“Ho letto col naso”, farfugliava camminando. “Ho visto delle cose con il naso”.

“Ci sono persone a cui piace annusare i libri: alcuni amano l’odore della carta e dell’inchiostro quanto, e talvolta più, dello stesso contenuto dei libri. Noi annusatori siamo riservati ed evitiamo di annusare in pubblico, nel timore di essere giudicati strani”.

Adelina promise e si diresse verso casa, domandandosi se una vita senza libri avesse davvero motivo di essere vissuta.

“… ti è capitato, alla fine di un romanzo, di dispiacerti di non poter avere più notizie di un certo personaggio?”. “Si, molte volte”, aveva risposto Luisella. “Finire un romanzo è come dire addio a dei cari amici, ma nella Commedia umana [Honoré de Balzac] molti  dei personaggi si muovono da un’opera all’altra: il protagonista di un romanzo può ricomparire come comprimario in un racconto, mentre il personaggio al quale non era stata dedicata che qualche paginetta può diventare protagonista dell’opera successiva”.

Che si sia notai o ragazzotte di paese, arriva per ognuno il momento di sentirsi piccoli e indegni.

Grazie al cielo un romanzo scritto circa settant’anni prima era riuscito ad aprirle gli occhi. […]. Forse era per cose come quella, pensò Amalia, che tanta gente amava i romanzi.

I colori di Creta

Il palazzo di knosso con i suoi miti e le sue leggende; Chania  con il fascino esotico che contraddistingue tutte le città con un patrimonio storico e culturale a metà tra Oriente ed Occidente; l’Altopiano di Lassithi con un paesaggio incantevole sorvegliato da innumerevoli mulini a vento; il mare azzurroverde classico delle isole greche. Questa è Creta, o almeno una parte, ed è piena dei colori e dei sapori del Mediterraneo. Un susseguirsi di villaggi, lontani dai flussi turistici, dove è possibile fermarsi, entrare in un bar e con la scusa di chiedere delle informazioni, parlare con la gente del posto, anche a gesti. Assaporare i sorrisi cordiali dei cretesi e gli sguardi strani delle vecchiette che vendono il rosmarino. Godersi la brezza della montagna, scendere giù fino al mare per passeggiare lungo le spiagge di sabbia finissima e lungo il tragitto fermarsi per fotografare un panorama e restare storditi dal profumo di finocchio e basilico.

A occhi aperti

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Steve McCurry

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Poi lo incontri […], capisci che per cogliere l’attimo perfetto è dovuto scendere fino in fondo, nel mondo della fatica e della sofferenza.

“Alla fine ho capito che l’unico modo per lavorare era entrare in quel fiume marrone con le mie scarpe da tennis.”.

“Solo se sei disposto a correre il rischio, solo se sei completamente convinto, allora sei pronto. […]: se la gente è sommersa fino al collo devi essere dentro con loro, non c’è separazione, non puoi stare sulla sponda a guardare ma devi diventare parte della storia e abbracciarla fino in fondo”.

“… mentre cammini devi reagire velocemente, le cose ci sono e basta, in quei momenti non c’è bisogno di nessuna ricerca e di nessuna attesa. Cogli l’attimo e basta”.

 

Josef Koudelka

Invasion-68-Prague-Josef-Koudelka-palermoKoudelka racconta soltanto quello che ricorda con certezza, e prima di parlare controlla il libro: ”Sono passati quaranta anni e non ti puoi fidare della memoria, ma delle foto si, ti puoi fidare”.

“Quando vivi in un luogo a lungo, diventi cieco perché non osservi più nulla. Io viaggio per non diventare cieco”.

 

Don McCullin

3-McC“…fammi dire subito una cosa: io non sono un’artista, sono un fotografo.”

In quei giorni si diede una regola che avrebbe seguito per tutta la vita: “Bisogna sempre restituire, dare qualcosa in cambio quando si è in una situazione da cui si sta solo prendendo”. [… ] …arriva un momento in cui bisogna dare qualcosa in cambio per ottenere rispetto.”

“Fotografare le guerre significa rubare il dolore di altre persone.”

 

Elliott Erwitt

-76/26Per me il mondo è sempre uguale, sono un uomo di Neanderthal per cui l’informazione è ancora una cosa antica e lenta, dai tempi lunghi, in cui le cose si scoprono solo il giorno dopo a colazione”.

Nell’era digitale che senso hanno ancora i fotografi? […]: “Tutti possono avere una matita e un pezzo di carta, ma pochi sono i poeti”.

 

Paul Fusco

paul-fusco“…avevo bisogno di un’idea subito. Ero pieno d’ansia ma mi bastò guardare fuori dal finestrino per capire: vidi la folla e tutto mi fu chiaro. Abbassai il finestrino, allora si poteva fare, e cominciai a scattare. Rimasi nella stessa posizione per otto ore a fotografare la gente accanto ai binari. Quella era la storia”.

“Venni investito da un’onda emotiva immensa, c’era tutta l’America che era venuta a piangere Bobby, a rendergli omaggio”.

Mentre si chiude l’ascensore ribadisce la sua lezione: “Non buttare via niente, tieni tutto quello che scrivi, può sempre servire, chissà magari tra quaranta anni”.

 

Alex Webb

San Ysidro, California, 1979

…si definisci fotografo di strada e non un fotoreporter: “Io comincio sempre camminando per le strade e lasciandomi guidare dalle esperienze con la macchina fotografica, senza preconcetti in testa.”.

 

 

 

Gabriele Basilico

000497F7-beirut-rasa-al-suolo-dalla-guerragabriele-basilico“…per me era diventata un’ossessione, una passione totalizzante che si mangiava tutto il mio tempo e mi fece anche perdere gli amici”. Ma non ha nessun rimpianto: “ Mi ero dato una specie di missione, testimoniare come lo spazio urbano si modifica”.

“Mi chiedi che fotografo sono? […] – Bene, io sono un misuratore di spazi. Arrivo in un luogo e comincio a muovermi come un rabdomante: non cerco acqua ma un punto di vista”.

 

Abbas

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“Per riuscire a fotografare e a funzionare devi essere capace di mettere un muro, una tenda, insomma una barriera alle emozioni, che divida e gli eventi che stai seguendo. Ma se tu pensi di esserti salvato ti sbagli, stai solo immagazzinando tutto nel tuo subconscio e poi arriverà il momento in cui tutto tornerà a galla”.

 

 

 

Paolo Pellegrin

pellegrin-fotografiaMa in questo approccio “sfocato” c’è anche un rispetto per le vittime: “Il pudore di fronte al dolore l’ho sempre avuto, sto un passo indietro, ma con gli anni e l’esposizione continua alla sofferenza questo processo di distanziamento si è accentuato: oggi sto due passi indietro e lo sguardo si fa più discreto.”

Sono cambiate le cose dentro di me, pensi a una figlia e ti senti responsabile, un effetto che non ti fanno mogli, compagne, genitori. Il rischio di dare dolore non mi aveva mai davvero fermato. Luna si, perché la sua vita dipende da me e discende da me”.

 

Sebastiao Salgado

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“…io scrivo con la macchina fotografica, è la lingua che ho scelto per esprimermi e la fotografia è tutta la mia vita”.

 

 

I mattoni di Urbino

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Urbino la vedi da lontano: appare e scompare tra gli alberi dopo ogni curva. È assediata da nuvole basse, che faticano non poco a farsi strada tra i mattoni della città. I mattoni: prima d’ora non avevo mai pensato ai mattoni. Ad Urbino i mattoni non sono solo dei parallelepipedi di colore rosso usati per l’edilizia, sono l’anima del centro storico. Non ho mai sentito così forte la presenza delle mura degli edifici in una città. Sono disegnate in modo incredibilmente preciso, con i mattoni perfettamente allineati, ordinati, disciplinati come un reggimento in una parata militare. Vicoli, scalinate, saliscendi inaspettati; si è avvolti completamente, dalla pavimentazione alle pareti, da mattoni tutti uguali che ti colorano la pelle, ti fanno perdere l’orientamento, ti tolgono il fiato.

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Eppure c’è una straordinaria armonia. Dopo lo scombussolamento iniziale, Urbino ti invita a fare amicizia con le sue librerie, i caffè e quell’atmosfera da intellettuale che ne determina il fascino, con la complicità di un’immensa ricchezza storica e artistica.

La strada / Cormac McCarthy

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Sapeva solo che il bambino era la sua garanzia. Disse: SE NON è LUI IL VERBO DI Dio allora Dio non ha mai parlato.

Poi  si incamminarono sull’asfalto in una luce di piombo, strusciando i piedi nella cenere, l’uno il mondo intero dell’altro.

E dopo un altro po’, nel buio: Ti posso chiedere una cosa?

Si, certo che puoi.

Tu cosa faresti se io morissi?

Se tu morissi vorrei morire anch’io.

Per poter stare con me?

Si. Per poter stare con te.

Ok.

Se solo il mio cuore fosse di pietra.

Si. Ci dimentichiamo le cose che vorremmo ricordare e ricordiamo quello che vorremmo dimenticare.

Guardati intorno. Mai è un sacco di tempo. Ma il bambino la sapeva lunga. E sapeva che mai è l’assenza di qualsiasi tempo.

Ce la caveremo, vero, papà?

Si. Ce la caveremo.

E non ci succederà niente di male.

Esatto.

Perché noi portiamo il fuoco.

Si. Perché noi portiamo il fuoco.

Uscì fuori nella luce livida, rimase li in piedi e per un attimo vide l’assoluta verità del mondo. Il moto gelido e spietato della terra morta senza testamento. L’oscurità implacabile. […]. Il vuoto nero e schiacciante dell’universo. E da qualche parte due animali braccati che tremavano come volpacchiotti nella tana. Un tempo e un mondo presi in prestito e occhi presi in prestito con cui piangerli.

Si voltò a guardare il bambino. Forse per la prima volta, capì che ai suoi occhi lui era un alieno.

Anche se vedevano mondi diversi sapevano la stessa cosa. Che quel treno sarebbe rimasto li a decomporsi lentamente per l’eternità, e che nessun treno avrebbe mai più viaggiato.

Tu non mi credi.

Si che ti credo.

Ok.

Ti credo sempre.

Non mi pare proprio.

Si invece. Ti devo credere per forza.

Quando sognerai di un mondo che non è mai esistito o di uno che non esisterà mai e in cui sei di nuovo felice, vorrà dire che ti sei arreso.

Non ci vedo.

Lo so. Facciamo un passo per volta.

Ok.

Non mi lasciare la mano.

Ok.

Qualunque cosa succeda.

Qualunque cosa succeda.
E adesso cosa facciamo, papà?, disse l’uomo.

Appunto, dimmelo tu, disse il bambino.

Quando non ci sarò più potrai comunque parlarmi. Potrai parlare con me e io ti risponderò. Vedrai.

E riuscirò a sentirti?

Si. Mi sentirai. Fa’ come se ci parlassimo con la mente. E allora vedrai che mi senti. Ci vorrà un po’ di allenamento. Ma non ti arrendere. Ok?

Ok.