La quiete del Lago di Bohinj

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Se il paradiso avesse una dependance sulla terra, sarebbe sulle rive del Lago di Bohinj in Slovenia. La valle sembra dipinta da Giacinto Gigante tanto è meravigliosa. Il tempo trascorre in totale equilibrio con la natura, interrotto solo da poche parole sussurrate per non disturnare la quiete che ci avvolge.

Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata  – Albert Einstein

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Around Ljubljana

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Un cappello a fascia larga ed un paio di pince-nez ne mascherano il viso già velato dalla barba bianca. Le mani poggiate ad un bastone a sorreggere il corpo leggermente curvo, coperto da un pesante cappotto. Si guarda intorno con un sorriso di compiacimento e si allontana lentamente. Una figura totalmente fuori luogo in piena estate.

Quello è Jože Plečnik, tutto quello che ci circonda lo ha disegnato lui.

Un corteo di segway imbratta la mia visione. Per fortuna Il fiume Ljubljanica è ancora lì; taglia in due il centro storico di Lubiana regalandoci la possibilità di attraversare il ponte dei Calzolai, il ponte dei Macellai, e soprattutto il Tromostovje, il triplice ponte in pietra bianca. Il pigro scorrere del fiume diffonde la sua calma tutto intorno, non lasciandosi sopraffare dall’assedio dei tavolini lungo le sponde e dalla confusione dei turisti. C’è un’atmosfera accogliente per le stradine di Lubiana che invita a gustarsela con una tranquillità non comune nelle capitali europee.

Continuo a passeggiare godendomi le bellezze di questa città ed a guardarmi intorno, chissà…

La tristezza ha il sonno leggero

Marone ha frammentato la mia coscienza e l’ha divisa tra i protagonisti del suo romanzo.

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Ho poi avuto modo di capire che le verità scivolano fuori proprio in un istante di monotonia, quando la stanchezza di un giorno qualunque e sempre uguale ci appare come il peggiore dei mali.

…già allora avevo capito che ci si può sempre rialzare da una caduta finché c’è ancora un sogno di scorta da rincorrere.

Il suo gesto mi lasciò, manco a dirlo, senza parole. A poco più di un anno, Giovanni aveva avuto il coraggio di aprire bocca per dire una cosa diversa da quella che chi gli era di fronte voleva sentirsi dire. Io, per fare lo stesso, ho impiegato qualche decennio in più.

Sai, Erri, ci sono individui che dicono di credere nell’amore, ma non sono disposti a farsi sottrarre una porzione di letto, parlano di condivisione e non accettano di trovare il bagno occupato, si riempiono la bocca di progetti, e poi sbuffano se per caso la televisione è sul canale sbagliato. Grazie a loro ho capito che esistono persone che amano altre persone, e persone che amano solo l’idea di amare altre persone. Con queste ultime si può, al più, fare una cena galante, con le prime, invece, si possono anche spacchettare i cartoni di un trasloco.

L’amore, corrisposto o meno, serve a ricordarti che sei vivo, in mezzo a una marea di morti.

Il destino, in realtà, ci segue sempre un passo indietro e si ciba degli sbagli che lasciamo lungo la strada.

In genere i fuori di zucca sono quelli che hanno il coraggio di vivere sull’orlo, senza rincorrere falsi obiettivi e desideri altrui.

In realtà credo che chi non ha rimpianti non ha mai avuto sogni. Ed è la mancanza di sogni a precludere un bel futuro.

La verità è che tra la speranza e il rimpianto passa un soffio. E in quel soffio trascorriamo gran parte della nostra vita.

Chissà perché nella vita, più si va avanti, più si tende a eliminare qualcosa: prima i baci, poi le carezze, gli abbracci e, infine, le parole. Invece, bisognerebbe aggiungere. Sempre.

#Worstintravel: sono fortunato

Quando Claudia di VocedelVerboPartire mi ha invitato a raccontare le cose che mi infastidiscono quando sono in viaggio, accogliendo un’iniziativa di Beatrice di Il mondo secondo Gipsy, ci ho dovuto riflettere perchè, anche se non sono una persona particolarmente tollerante, in viaggio entro in uno stato di grazia ed è davvero difficile riuscire ad irritarmi.

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Le regole sono queste:

  • Citare l’ideatore
  • Citare chi ti ha taggato
  • Rispondere con almeno due cose che proprio non sopportate quando siete in viaggio, non c’è un massimo.
  • Taggare almeno due persone/blog, non c’è un massimo.

Le code

Restare a lungo in fila per visitare un museo o entrare in un luogo particolare mi crea un certo disagio. Se in alcuni casi si ha la possibilità di poter scambiare punti di vista con persone di altre culture, il più delle volte è uno spreco di tempo, sempre limitato quando si è in viaggio.

“Cattivi” compagni di viaggio

A volte si incontrano durante il viaggio, altre si ha la malsana idea di portarseli da casa. I compagni di viaggio non sono tutti uguali e quando non li conosci bene, ma bene bene, sono guai. Vado in bestia come dice Beatrice, quando vogliono per forza far prevalere il loro punto di vista e limitare la tua libertà di movimento al grido di “restiamo insieme”.

Tutto sommato posso considerarmi fortunato!

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano:

Francesca di SenzaZucchero

Cabiria di TriporTreat

Un giorno a Mauthausen

Saranno passati forse dieci anni. Ero in viaggio da Salisburgo a Vienna: circa 250 km. Lo sguardo andava dal panorama in movimento alla cartina stradale. Seguendo in direzione Linz, l’occhio cade su Mauthausen. La monotonia del rumore costante dell’auto s’interrompe d’un tratto. L’aria si riempie di energia. Il cambio di rotta elettrizza tutto l’abitacolo. A distanza di tempo ricordo ancora il senso di raccoglimento: tutto il tragitto verso il campo di concentramento in assoluto silenzio. Non ero preparato

A Mauthausen e nei suoi campi dipendenti erano rinchiusi più di 195.000 prigionieri di cui 105.000 non sono più tornati a casa.

Non c’è stata una sola parola pronunciata durante tutta la visita. Il senso di colpa, anche di chi colpa non può avere, mi ha soffocato, facendomi sentire il freddo che la neve porta d’inverno in questo posto.

Il bianco delle camere a gas mi ha annebbiato la vista, tanto che sembrava fossero colorate dal bianco dei corpi delle migliaia di persone che qui hanno perso la vita – rom, polacchi, spagnoli, sovietici, ungheresi, olandesi.

Entrando a Mauthausen si legge “ IMPARINO I VIVI DAL DESTINO DEI MORTI”: forse non ci è bastato

Il giro del mondo in 65 quotidiani

Ricordo il sorriso del ragazzo cingalese a Kandy, che avrebbe voluto chiedermi cosa ci potessi capire.  Ricordo il gatto sulla cassa del negozio che li vendeva ad Istanbul, vicino alla pasticceria dell’omone dalla barba bianca. Ricordo il profumo di spezie che c’era intorno alla bancarella a Damasco. Ricordo Balengo che me ne fatto omaggio a Zanzibar.

Non saprei dire quando ho cominciato a collezionare quotidiani, non avevo intenzione di farne un souvenir. Ne è nata una testimonianza di presenza:  essere in un posto in un giorno esatto. Una mappa senza confini, solo una data e segni grafici diversi per ogni paese. Una sorta di rassegna stampa di luoghi: il giro del mondo in 65 quotidiani.

Ora questa collezione aveva voglia di essere vista.

Perché il buio avvolge tutti i colori?

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L’Italia ha perso ai rigori contro la Germania ed è fuori dai mondiali di calcio, si respira delusione. Mio figlio cancella la mia chiedendomi di andare sulla spiaggia: ormai è notte.

“Ti sdrai con me a guardare le stelle?”

“Papà perché il buio avvolge tutti i colori?”

Abbiamo aspettato qualche stella cadente senza successo. Gli racconto dei marinai e della Stella Polare, lui mi racconta di tre stelle che formano la cintura di una costellazione…

La sabbia è fresca ed entra dappertutto. La bellezza di essere padre è tutta in questo momento. Nei pochi istanti in cui Mattia non dice nulla, penso a quando è nato, alla paura per come sarebbe cambiata la vita da quel giorno in poi ed alla gioia che provo adesso nel condividere il mondo con lui.

Avrei voluto fermare il tempo, come bisognerebbe poter fare nei momenti in cui la vita ci regala attimi di profonda felicità.

 

La foto è di Umberto Cimorelli, vi invito a seguire il suo profilo instagram, ne sentiremo parlare…